Anno: XXVIII - Numero 95    
Venerdì 13 Maggio 2026 ore 13:30
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Assemblea Anm in Cassazione, partono le manovre per il nuovo Csm

Le toghe si sono riunite a Roma per discutere di carcere, riforma penale e correntismo. Passa la linea del rinnovamento.

Assemblea Anm in Cassazione, partono le manovre per il nuovo Csm

Aula magna della Cassazione, sabato mattina, centinaia di giovani magistrati sono accorsi per celebrare insieme la vittoria al referendum dopo mesi di eventi e campagne social. L’occasione è l ‘assemblea generale dell’Anm dove tutti si interrogano sul futuro della magistratura. Da più parti è emersa la necessità di non compiere gli errori del passato. «Bisogna fare di tutto contro le logiche correntizie, non si può minimizzare ma solo opporsi» ha detto il presidente Giuseppe Tango. Gli ha fatto eco il presidente del Comitato Giusto Dire No, ormai disciolto, Enrico Grosso: «La magistratura non si richiuda in se stessa e sfrutti l’occasione che le è stata data per uno slancio in avanti. È una grande occasione di crescita, di rafforzamento, di rilegittimazione complessiva delle istituzioni, che sarebbe davvero un delitto sprecare». Da dove ripartire? Dalla modifica della attuale legge elettorale di Palazzo Bachelet definita “pessima” da Grosso. A favore del proporzionale ci sarebbero Md, Unicost e Area. Non Magistratura Indipendente.

Ma al centro del dibattito c’è stato molto altro come sintetizzato dal segretario Rocco Maruotti: «Molti problemi della giustizia restano aperti e irrisolti, anche a causa del fatto che, per effetto del referendum, l’attenzione della politica è stata per troppo tempo distolta dai problemi cruciali della giurisdizione: la lunghezza dei processi, la carenza di personale e risorse, l’inadeguatezza dei sistemi informatici, la drammaticità delle condizioni di vita nelle carceri». Si tratta, ha proseguito il numero due dell’Anm, di questioni che «abbiamo già portato all’attenzione del ministro nell’incontro del 29 aprile e su cui abbiamo già ricevuto alcune parziali rassicurazioni, ad esempio in materia di gip collegiale e di ufficio per il processo, ma che non ci soddisfano e su cui continueremo a insistere fino a quando non avremo le risposte che noi consideriamo ineludibili».

Nel punto stampa è uscito il tema Garlasco: «Se Nordio, o il legislatore, o il Governo, vorranno affrontare il tema dell’impugnazione o meno delle sentenze, e avremo un testo davanti, come sempre saremo pronti a dare il nostro contributo tecnico» ha detto Tango, commentando le parole del ministro della Giustizia, Caro Nordio, che nei giorni scorsi in riferimento alla condanna di Alberto Stasi. In realtà già dal 2017 dopo una doppia conforme di assoluzione non è possibile ricorrere in Cassazione per vizio di motivazione, come avvenne per Stasi, ma solo per violazione di legge. Al massimo si dovrebbe lavorare per ampliare il numero di reati per i quali impedire l’appellabilità dopo una assoluzione di primo grado.
Michele Ciambellini, Segretario di Unicost ha invece attaccato Nordio e Delmastro: «Abbiamo rispetto per la politica con la P maiuscola, ma diciamo con forza basta agli attacchi del ministro contro singoli provvedimenti, basta alle ispezioni dal sapore inquisitorio nei confronti di magistrati già sottoposti a uno stress mediatico durante i processi, basta all’opacità di uomini delle istituzioni che si occupano di giustizia. Non vogliamo più vedere sottosegretari che creano imbarazzo alle istituzioni della Repubblica».
Giovanni Zaccaro, leader di AreaDg, ha replicato al togato del Csm Andrea Mirenda che due giorni fa aveva criticato su Facebook la mozione dei “Giovani Magistrati” più occupati in campagne social che in riforme ordinamentali: «Ringrazio i “giovani magistrati” – ha detto Zaccaro – il cui documento è stato sbeffeggiato da un componente togato del csm; io rispetto l’istituzione consiliare, vorrei che anche il csm rispettasse le diverse opinioni dei magistrati, soprattutto di quelli più giovani e soprattutto di quelli che si sono impegnati tanto nella campagna referendaria».

Poi una riflessione sulla SSM: «Ci serve una Scuola  plurale, aperta, laica, che formi una coscienza critica e non si limiti a comunicare nozioni. Che sia aperta ad altri saperi e non si limiti a fare il punto sulla giurisprudenza di legittimità. Qualunque funzione noi svolgiamo, ci serve sapere di economia, di finanza, di bioetica, di geopolitica, di psicologia. Perché “chi conosce solo il diritto, non sa nemmeno di diritto. Non voglio discutere delle ragioni per cui il direttivo della Scuola ha rinunciato ad una accademica dei Lincei, ad una ex presidente della Corte Costituzionale, ad una donna che dava lustro alla scuola in Italia ed all’estero. In realtà non posso discuterne perché, non so per quale motivo, i verbali del direttivo della Scuola non sono mai pubblici. Però, da Socrate in poi, il dubbio è il metodo per accedere al sapere. Mi preoccupa perciò l’impostazione culturale e pedagogica di chi piuttosto che seminare dubbi, instilla certezze. Soprattutto se accade su temi sensibili, come le riforme costituzionali o la bioetica. Penso che debba essere acceso un faro permanente sulla scuola perché dalla formazione discende la nostra professionalità e dalla nostra professionalità discende la nostra legittimazione».
Al termine della assemblea è passata all’unanimità una mozione che prevede tra l’altro di incidere necessariamente «sui limiti della propria discrezionalità nel conferimento degli incarichi, mediante l’introduzione di criteri a priori, stringenti, trasparenti e verificabili».

Sui rapporti con la società civile altro che “Case delle Costituzione“. Si prevede semplicisticamente che «l’azione associativa deve continuare ad aprirsi all’esterno attraverso progetti stabili nelle scuole, nelle università e nei contesti penitenziari, promuovendo la cultura della legalità e momenti di confronto pubblico». Sul carcere si sollecitano «misure concrete che conducano a ridurre rapidamente il sovraffollamento».
L’incontro però è stata l’occasione per i futuri candidati al Csm di stringere mani e iniziare a fare campagna elettorale. Le correnti stanno ancora lavorando nella delineazione dei candidati ma già qualche nome circola. Per Area al momento si sono resi disponibili in 30, si va forse verso le primarie. Ma intanto alcuni nomi girano più di altri: Egle Pilla, Cristina Ornano, Ilaria Casu, Luca Poniz e Eugenio Albamonte. Tra questi due, uno alla fine dovrà fare un passo indietro. E dal gruppo delle toghe progressiste c’è qualcuno che alza gli occhi al cielo pensando ad un eventuale scontro finale. Per Mi da tempo si fa il nome di Ilaria Perinu e Salvatore Casciaro mentre per Unicost quello di Giuliano Caputo. Per magistratura democratica invece l’unica cosa certa è che non si candiderà Stefano Musolino nel dispiacere di molti.

Dalla politica la reazione del solito Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera: «Oggi il Presidente dell’Anm ha detto “basta” alle “degenerazioni correntizie”. E lo ha affermato senza il minimo imbarazzo, come fosse la frase più naturale del mondo. Ora, va bene che, incalzati dall’attualità, tutti tendiamo a rimuovere gli eventi, anche i più recenti, ma a tutto c’è un limite. Perché i tanti che la campagna referendaria l’hanno vissuta con sincera convinzione e passione, delusi come me per il risultato, non possono dimenticare come lo strapotere delle correnti fosse al centro del dibattito, e proprio la posizione durissima dell’Anm con mobilitazioni, risorse, strutture e attacchi dipinse la riforma costituzionale come il male assoluto». 

Valentina Stella su Il Dubbio

 

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