Un duello che non serve a nessuno
Schlein e Meloni si sfidano a parole, ma nessuna vuole davvero rischiare.
Schlein e Meloni si sfidano a parole, ma nessuna vuole davvero rischiare Il presunto duello tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein ad Atreju non è ancora nato ed è già diventato un dispositivo di propaganda per tutti i protagonisti in campo. L’idea stessa del confronto diretto – mai previsto dagli organizzatori, imposto dalla segretaria dem come condizione e subito respinto dalla maggioranza – è bastata a scatenare un piccolo terremoto politico, utile soprattutto a occupare il centro scenico mediatico in un momento in cui la politica reale appare stanca, ripetitiva, povera di contenuti.
Schlein ha scelto deliberatamente il terreno più insidioso: accettare l’invito alla festa identitaria della destra significa rischiare di essere inglobata dentro una cornice ostile, costruita per amplificare la narrazione meloniana. E così si porta Conte dividendo il rischio.
Invitata sul palco di Atreju, pensava di aver avuto la trovata del secolo: “Ora dico che voglio un confronto a uno a uno con la Meloni, così mi accredito come la leader del centrosinistra”.
La Meloni, che è tre passi avanti, le rompe le uova nel paniere, e dice “Non sono io che devo scegliere il leader del csx, se vuoi un confronto chiamiamo anche Conte” (gli ectoplasmi centristi tipo Salis e Ruffini non li considera neanche la Meloni).
Ed ecco che Elly Schlein potrebbe rispondere con una zampata e dire di sì, giocandosela contro Conte in un confronto diretto. Sarebbe un atto di coraggio e mostrerebbe che la leader PD non ha bisogno di investiture esterne.
E invece la Schlein scappa: rifiuta il confronto e, come i bambini, lamenta che a fuggire sia stata la Meloni e non lei. Così ha mostrato di aver paura del confronto e di sapere che la sua posizione di leader del csx non è affatto scontata.
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