Anno: XXVIII - Numero 8    
Giovedì 15 Gennaio 2026 ore 13:45
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Platone fa paura ai texani

Il Simposio censurato: l’eros batte Trump, 2400 anni a zero.

Platone fa paura ai texani

C’è qualcosa di irresistibilmente comico, se non fosse tragico, nell’idea che Platone venga percepito come una minaccia all’ordine pubblico. Non un attivista queer, non un professore militante, ma Platone: morto da ventiquattro secoli, tradotto, commentato, masticato e rimasticato da ogni civiltà che abbia mai provato a pensare. Eppure eccolo lì, bandito a pezzi, ridotto a materiale sensibile, perché potrebbe – orrore – far nascere delle domande.

Il punto non è nemmeno il mito dell’androgino, che nel Simposio è poesia filosofica di altissimo livello, non un manifesto politico. Il punto è il terrore della complessità. Platone non dice “i generi sono tre”, dice qualcosa di molto peggiore per i censori: racconta una storia che apre l’immaginazione, che mostra come il desiderio preceda ogni schema, come l’umano non sia riducibile a un modulo amministrativo. E questo, per chi governa a colpi di divieti e slogan, è intollerabile.

Così si taglia. Zac. Come Zeus nel mito, ma senza grandezza e senza ironia. Solo paura. Paura che uno studente legga Aristofane e rida. Paura che capisca che l’amore non obbedisce ai decreti. Paura che scopra che la cultura non serve a confermare ciò che già pensiamo, ma a incrinarlo.

La censura, quando diventa grottesca, smette di essere solo repressione e si trasforma in farsa. E la farsa va trattata come tale: con una sonora pernacchia. Platone sopravvivrà anche a questo, tranquillo. Trump e i suoi zelanti bidelli del pensiero, invece, resteranno come nota a piè di pagina: quella sull’ignoranza che, ogni tanto, tenta di vietare l’eternità.

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