Modena, il vuoto tra follia e strategia
El Koudri lucido per il Gip: niente terrorismo contestato, ma la strage resta senza una spiegazione credibile.
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C’è un punto in cui la cronaca smette di essere cronaca e diventa una domanda collettiva. È il punto in cui un uomo accelera deliberatamente verso una folla, travolge corpi, semina panico, e poi lascia dietro di sé un dubbio che inquieta più della scena stessa: era un folle o sapeva perfettamente cosa stava facendo?
La decisione del Gip di Modena sul caso di Salim El Koudri, il 31enne che sabato ha investito sette persone nel centro della città, prova a separare le suggestioni dai fatti. E i fatti, almeno per ora, raccontano di un uomo capace di intendere e di volere, lucido nella dinamica dell’azione, determinato a “colpire più persone possibile”. Parole pesantissime, che sembrerebbero avvicinare il gesto a una logica terroristica. Ma qui emerge il cortocircuito giudiziario e culturale che attraversa questa vicenda.
Perché se l’azione appare volontaria, studiata nella sua traiettoria, reiterata nella scelta di cambiare marciapiede per falciare più passanti, allora perché la Procura non contesta il terrorismo? Perché non compare l’aggravante dell’odio razziale, della premeditazione, di una matrice ideologica? E soprattutto: basta evocare un passato di fragilità psichica per sospendere ogni riflessione politica e sociale?
Il rischio è duplice. Da una parte c’è la tentazione di trasformare ogni gesto estremo in terrorismo, piegando la paura pubblica a una lettura identitaria. Dall’altra c’è l’abitudine opposta: rifugiarsi nella scorciatoia della malattia mentale per evitare domande più scomode. Ma la verità è che le due dimensioni non si escludono automaticamente. Una persona può avere disturbi psichici e allo stesso tempo agire con lucidità distruttiva.
L’avvocato racconta che El Koudri dice di sentire “le voci del diavolo”. Il Gip, però, osserva che al momento non esiste alcun elemento capace di collegare direttamente quella patologia al gesto compiuto. E allora resta sospesa un’immagine disturbante: quella di un uomo che sceglie scientemente di trasformare un’auto in un’arma, nel cuore di una città, in un sabato pomeriggio qualunque.
Forse il punto non è decidere subito se El Koudri sia un pazzo o un terrorista. Il punto è capire perché l’Italia continui a oscillare tra queste due etichette come se fossero l’unica spiegazione possibile del male.
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