Anno: XXVIII - Numero 98    
Mercoledì 20 Maggio 2026 ore 13:30
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Salute e benessere nella trasformazione del lavoro

Evoluzione dei rischi e nuove sfide.

Salute e benessere nella trasformazione del lavoro

La salute al lavoro: meno infortuni, più malattie. Negli ultimi dieci anni si è registrata nel nostro paese una crescita rilevante delle denunce di malattie professionali passate da 57 mila a 88 mila (+54%), a fronte della riduzione (-10,5%) degli infortuni sul lavoro. Tale crescita è riconducibile in larga parte alla maggiore attenzione maturata negli anni verso questa tipologia di rischio e alla trasformazione dei modelli produttivi e la terziarizzazione dell’economia che hanno determinato un progressivo spostamento della dimensione del rischio dall’incidentalità acuta verso forme di malessere e patologie legate alla sostenibilità del lavoro nel tempo: secondo Eurofound il 41% dei lavoratori italiani soffre di mal di schiena mentre il 35,6% dichiara di soffrire di dolori muscolari a spalle, collo, arti superiori. Il 29% – valore in crescita nell’ultimo decennio – lamenta dolori muscolari agli arti inferiori (fianchi, gambe, ginocchia), mentre il 28,9% mal di testa e affaticamento oculare.

Dal clima alle posture, l’evoluzione dei fattori di rischio. Tali condizioni sono in riflesso di una ricomposizione in atto degli stessi fattori di rischio a cui sono esposti i lavoratori. Se da un lato si conferma la centralità di quelli ergonomici – la ripetitività dei movimenti (vi è esposto il 69,1% dei lavoratori), la sedentarietà (il 66,9% resta seduto per periodi prolungati), le posture stancanti e  dolorose (60,7%) – dall’altro, si assiste ad una evoluzione dell’esposizione a fattori di rischio ambientale, legati al contesto in cui viene svolta l’attività. Nell’ultimo decennio, a fronte di una riduzione della quota di lavoratori a cui capita di essere esposti al rischio di vibrazioni (26,2%),

contatto di prodotti chimici e sostanze pericolose (24,5%), respirazione di fumi e polveri (19,4%), inalazione di vapori (19,3%) e contatto con materiali infettivi (17,5%), è aumentata di misura l’esposizione a forti rumori (dal 31% al 36,2%) e soprattutto alle alte e basse temperature: passa da 27,3% al 32,7% la quota di lavoratori costretti a lavorare a temperature estremamente elevate e dal 25,4% al 27,7% estremamente fredde.

Invecchiamento, lavoro e salute: la sfida da gestire. Se appena vent’anni fa le imprese si confrontavano con una forza lavoro composta per il 22,3% da occupati over 50, nel 2025 questa ha raggiunto il 41,9%. Ciò comporta la gestione una serie di criticità nuove: condizioni di salute più fragili (il 20,3% dei lavoratori con più di 55 anni dichiara di soffrire di problemi di salute che durano — o sono previsti durare — oltre sei mesi), una “paradossale” sovrapposizione tra maggiore vulnerabilità fisica ed esposizione a rischi acuti, quali temperature estreme, vibrazioni, inalazione di fumi e vapori o altre condizioni ambientali gravose per i lavoratori più adulti, una maggiore gravità delle conseguenze a cui vanno incontro i lavoratori avanti con l’età in caso di incidenti o malattie (pur rappresentando il 20,7% degli infortuni denunciati, gli over 55 concentrano infatti il 44,9% dei casi con esito mortale).

L’organizzazione del lavoro che non fa bene alla salute. Stanchezza, stress, ansia, disturbi del sonno, sono disagi sempre più comuni nella vita dei lavoratori. Nove lavoratori su dieci (90,5%) sperimentano stanchezza estrema quando tornano a casa dal lavoro, per il 24% questa è una condizione di vita ormai strutturale e l’82,7% si dichiara stressato dal lavoro. Tali condizioni hanno immediati riflessi sul riposo: il 46% dei lavoratori soffre di disturbi del sonno: il 12,9% non riesce a dormire o dorme male sempre o per più giorni alla settimana. Infine, il 15,6% dichiara di soffrire di disturbi d’ansia. Il rapporto tra tempi di lavoro e tempi di vita rappresenta una delle dimensioni di crescente criticità. Se l’evoluzione tecnologica favorisce la dilatazione dei tempi oltre gli orari tradizionalmente dedicati (il 71% dei lavoratori dichiara di continuare a preoccuparsi del lavoro anche a casa, oltre la metà viene contattata fuori dall’orario di lavoro per motivi professionali (54%) e lavora nei fine settimana (58,3%) mentre il 19% si trovano a dovere smaltire carichi di lavoro nelle ore notturne) continua tuttavia a permanere una limitata capacità di conciliazione tra esigenze lavorative e personali: solo il 16% dei lavoratori ritiene molto facile ottenere un permesso di una o due ore per esigenze familiari o personali, mentre per oltre un terzo (35,2%) ciò risulta difficile. Anche la qualità dell’esperienza lavorativa, in termini di relazioni, partecipazione e riconoscimento non è particolarmente condivisa: meno del 40% degli occupati ritiene infatti di poter incidere sulle decisioni riguardanti il proprio lavoro e solo il 30,8% dichiara di essere coinvolto nei processi di miglioramento dell’organizzazione in cui è occupato. Una quota non trascurabile (13,7%) riferisce inoltre frequenti situazioni di solitudine lavorativa. Le donne dichiarano più frequentemente di sperimentare situazioni di stress lavorativo (86,4% contro l’80% degli uomini), soffrono maggiormente di disturbi del sonno — che riguardano quasi una lavoratrice su due (49,3% contro 43,4%) — e presentano livelli di ansia significativamente più elevati (21,4% a fronte del 10,9% degli uomini).

Piccole vs grandi, ogni impresa ha i propri rischi. Le grandi organizzazioni presentano livelli mediamente più elevati di esposizione ai rischi tradizionali, sia ergonomici sia ambientali, in ragione di processi produttivi più intensivi, standardizzati e caratterizzati da una maggiore specializzazione delle mansioni. Nelle imprese con oltre 50 addetti risultano infatti più diffuse attività ripetitive (78,7% dei lavoratori contro il 64,2% nelle realtà con meno di 10 addetti), sedentarietà prolungata (71,6% vs 62,9%) e posture stancanti o dolorose (70,3% vs 56%). Analogamente, la pressione sui risultati, la standardizzazione dei processi e i minori margini di autonomia tendono ad associarsi a livelli più elevati di stress e disagio psicologico. Situazioni di forte stanchezza vengono dichiarate dal 95,2% dei lavoratori delle imprese più grandi, contro l’87,9% di quelle con meno di 10 addetti; più elevata risulta anche la diffusione di stress lavorativo (89% vs 78,7%), disturbi del sonno (49,4% vs 44,5%) e ansia (17,5% vs 14,8%).

La mobilità casa lavoro, una dimensione di vulnerabilità crescente. Tra il 2022 e il 2024 gli infortuni nel tragitto casa-lavoro sono aumentati dell’8,8%, a fronte di una riduzione del 19,5% di quelli avvenuti durante l’attività lavorativa. Anche i dati provvisori del 2025 confermano questa tendenza, registrando un ulteriore incremento del 3,2%. Oggi gli infortuni in itinere rappresentano il 19,3% del totale delle denunce, ma concentrano il 27% dei casi con esito mortale, evidenziando livelli di gravità mediamente più elevati.

Il profilo ambivalente della rivoluzione tecnologica. Secondo l’indagine Eurofound, quasi tre lavoratori su dieci dichiarano infatti di essere sottoposti a forme di monitoraggio tramite software o altre tecnologie digitali: il 17,9% in misura significativa e il 12,6% in misura più limitata.

La salute oltre il lavoro: il ruolo sempre più rilevante delle imprese. Il 66,8% dei lavoratori ritiene che l’azienda in cui opera attribuisca priorità alla salute e al benessere dei dipendenti, mentre meno del 10% percepisce, al contrario, un atteggiamento di sostanziale indifferenza rispetto a questi temi. Accanto al ruolo di tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro, si va consolidando quello dell’impresa come attore centrale nella gestione della salute e del benessere delle persone.

Nell’ultimo decennio il numero di lavoratori e familiari coperti da polizze sanitarie integrative è più che raddoppiato, passando da 6,9 milioni nel 2014 a 16,3 milioni nel 2023.

Si riportano di seguito alcuni dei principali dati contenuti nella ricerca. La numerazione di tabelle e grafici coincide con quella del rapporto

Fonte: elaborazione Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su microdati Eurofound-European Working Conditions Survey

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