Anno: XXVIII - Numero 3    
Mercoledì 7 Gennaio 2026 ore 13:15
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L’engagment à gauche è sempre selettivo.

Forse perché quel quid superiore di anti-occidentalismo che tiene insieme tanta parte della sinistra engagée d’Italia a volte c’è (Gaza) e altre no.

L’engagment à gauche è sempre selettivo.

Manca all’Iran, dove stavolta si sono infuriati i bazari, quelli del piccolo commercio che incendiarono la rivolta popolare contro lo scià Reza Palhavi (e chissà se potranno essere altrettanto fatali al regime teocratico disposto a tutto: amico di altri tiranni condiscendenti a ogni violenza, nemico degli Usa, che tolsero il sostegno al monarca, condannandolo alla resa).

E manca, quel quid discriminante, all’Ucraina, altro soggetto del disimpegno piazzaiolo italiano. Malgrado Mattarella abbia appena definito “ripugnante” l’atteggiamento di chi, dalle parti di Mosca, si sottrae al dovere della pace.

Ripeto il mio commento “tutta quella gente che va sempre in piazza per le crisi estere dov’è? Nessuno organizza una flottila per i poveri ragazzi iraniani? Chissà come mai queste cose avvengono solo se sono coinvolti Usa o Israele. Viene quasi il dubbio che i motivi umanitari siano solo una scusa per protestare contro questi due paesi.”

Aggiungo che la sinistra sta abbracciando l’islamismo sperando di avere i voti dei suoi adepti come in Francia.

Verrà usata finché non avranno abbastanza voti per farsi i loro partiti.

Chissà se un giorno ci si renderà conto di ciò che ha significato per una grande parte del mondo la data del 1° febbraio 1979, giorno del ritorno in Iran di Khomeini, accolto con entusiasmo da milioni di persone, anche in Occidente.

Non dimentichiamo dove era “ospite” Khomeini: nello stesso paese che ha garantito per anni l’impunità ai “compagni che sbagliano”.

Beh, sembra che gli iraniani non stiano protestando contro l’occidente tutt’altro che bello e buono (moderatore: va bene così?), anzi, probabilmente aspirano proprio ad una società democratica e liberale, quindi perché mai solidarizzar

E poi gli ayatollah sono amici di Hamas, quei simpaticoni che hanno tanto a cuore il destino del popolo palestinese.

C’è una convergenza geopolitica che dovrebbe essere al centro del dibattito europeo e occidentale e che invece resta largamente sottovalutata: l’asse Iran–Russia–Cina–Corea del Nord. Non è un’alleanza ideologica classica, ma una convergenza funzionale, fondata su interessi complementari e su un obiettivo condiviso: indebolire l’ordine occidentale senza uno scontro diretto.

Russia e Iran producono instabilità militare e regionale; la Cina fornisce profondità economica e tecnologica; la Corea del Nord contribuisce con capacità militari asimmetriche. Insieme formano un blocco revisionista che sfrutta ogni vuoto lasciato dall’Occidente.

Il terreno principale di questa avanzata non è l’Europa, ma Africa e America Latina. In Africa, l’azione combinata di Mosca, Pechino e Teheran sta progressivamente sganciando intere aree dall’influenza occidentale. In America Latina, il Venezuela di Maduro è diventato un hub politico, energetico e criminale di questa presenza ostile.

Questo processo è esiziale per Europa e Occidente, soprattutto mentre gli Stati Uniti, da almeno un decennio, non riescono più a svolgere un ruolo di garante globale. L’Europa mostra segnali di risveglio, ma resta lenta e divisa.

Nel frattempo, una parte consistente della sinistra occidentale sembra non vedere il problema, concentrandosi quasi esclusivamente sulle colpe dell’Occidente. Ma anche le risposte della destra populista — Trump incluso — appaiono miopi e sostanzialmente inesistenti.

L’asse revisionista avanza non con carri armati, ma con influenza politica, dipendenza economica e destabilizzazione regionale. Continuare a non vederlo equivale a lasciare campo libero alla sua avanzata.

Beh, sembra che gli iraniani non stiano protestando contro l’occidente brutto e cattivo, anzi, quindi perché mai solidarizzare?

 

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