Anno: XXVIII - Numero 210    
Mercoledì 4 Novembre 2026 ore 13:30
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Incidenti sul lavoro, la giustizia non può lasciare sole le vittime

Il gratuito patrocinio approvato all’unanimità dalla Camera è un segnale importante. Ma il vero banco di prova resta la capacità dello Stato di impedire che il lavoro si trasformi in una condanna a morte o in una vita di sofferenza.Il gratuito patrocinio approvato all’unanimità dalla Camera è un segnale importante. Ma il vero banco di prova resta la capacità dello Stato di impedire che il lavoro si trasformi in una condanna a morte o in una vita di sofferenza.

Incidenti sul lavoro, la giustizia non può lasciare sole le vittime

Ci sono voti parlamentari che valgono più del loro significato procedurale. L’approvazione all’unanimità alla Camera del gratuito patrocinio per le vittime dei reati commessi in violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, nei casi di morte o totale inabilità, è uno di questi. Per una volta, almeno, la politica ha trovato un terreno comune davanti a una tragedia che non dovrebbe conoscere appartenenze, convenienze o divisioni ideologiche.

La ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha definito il provvedimento «una misura di giustizia e di tutela». Una definizione appropriata, perché dietro ogni incidente mortale non c’è soltanto una statistica da aggiornare, un comunicato da diffondere o una dichiarazione di cordoglio da consegnare agli archivi. Ci sono famiglie improvvisamente private di un reddito, figli che perdono un genitore, coniugi che devono ricominciare da zero, persone che si trovano a fronteggiare, insieme al dolore, la complessità di un procedimento giudiziario.

È proprio in quel momento che la giustizia rischia di diventare un diritto formalmente riconosciuto ma concretamente difficile da esercitare. Affrontare una causa richiede risorse economiche, competenze e resistenza. Chi ha perso un familiare sul lavoro non dovrebbe essere costretto a misurare le proprie possibilità di ottenere giustizia anche sulla base delle disponibilità del conto corrente. Garantire l’assistenza legale, attraverso il gratuito patrocinio nei casi previsti dalla nuova disciplina, significa rimuovere almeno una parte di questo ostacolo.

Il finanziamento con risorse del Ministero del Lavoro rafforza il valore politico della scelta. Non basta proclamare la vicinanza alle vittime: occorre tradurla in strumenti concreti, accessibili e sostenibili. E il voto unanime di Montecitorio rappresenta un impegno che adesso deve trovare piena attuazione.

Ma sarebbe un errore fermarsi agli applausi. Il gratuito patrocinio interviene quando il danno si è già consumato. Aiuta le vittime e i familiari ad affrontare il percorso giudiziario, ma non restituisce una vita, non cancella una disabilità irreversibile, non risarcisce il tempo sottratto a una famiglia. È una misura necessaria, non la soluzione del problema.

La sicurezza sul lavoro si misura prima dell’incidente, non dopo. Si misura nella prevenzione, nella formazione, nei controlli, nella manutenzione degli impianti, nell’organizzazione dei turni, nella disponibilità di dispositivi adeguati e nella capacità di individuare e sanzionare le violazioni. Si misura soprattutto nella volontà di considerare la tutela della vita una priorità effettiva, anziché un obbligo da assolvere sulla carta.

Per questo la responsabilità non può essere scaricata soltanto sui lavoratori, né può esaurirsi nelle dichiarazioni delle istituzioni. Alle imprese spetta rispettare le regole e investire nella prevenzione; agli organismi di vigilanza garantire controlli efficaci; alla politica assicurare norme chiare, risorse adeguate e verifiche sui risultati. Quando le regole vengono violate e le conseguenze sono irreparabili, deve inoltre essere possibile accertare le responsabilità senza ostacoli economici che penalizzino chi ha subito il danno.

Calderone ha richiamato la sicurezza come responsabilità comune. È un principio condivisibile, purché non diventi un modo per diluire le responsabilità individuali e collettive. La sicurezza è un dovere comune, ma ciascuno deve rispondere dei propri obblighi. E quando un lavoratore muore o riporta una totale inabilità a causa di una violazione delle norme antinfortunistiche, la ricerca delle responsabilità non può trasformarsi in una prova di resistenza per i suoi familiari.

L’unanimità della Camera è dunque una buona notizia. Adesso, però, bisogna dimostrare che non sia soltanto una parentesi di convergenza parlamentare. Servono applicazione tempestiva della misura, risorse adeguate e informazioni chiare per chi ne ha diritto. E serve, soprattutto, che la stessa determinazione accompagni la prevenzione degli infortuni.

Uno Stato giusto non abbandona chi resta dopo una tragedia. Uno Stato efficiente lavora perché quella tragedia non accada. Il gratuito patrocinio rappresenta un passo nella prima direzione. La vera sfida, quella che misura la credibilità delle istituzioni, è rendere sempre meno necessario il ricorso a questo strumento, perché nessuno debba più pagare con la vita o con la propria integrità fisica il prezzo di un lavoro insicuro.

 

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