Cassa Forense, realizzi la compensazione tra crediti e contributi
La proposta punta a tutelare liquidità, giovani avvocati e redditi fragili, riducendo anche burocrazia e costi dell’Ente.
La persistente congiuntura economica negativa che colpisce la professione forense impone l’adozione di tutele concrete per la liquidità degli iscritti, con particolare riguardo ai giovani avvocati e alle fasce di reddito più fragili. L’attuale impianto regolamentare di Cassa Forense esclude tassativamente la possibilità per gli iscritti di compensare i propri debiti contributivi (soggettivo, integrativo, maternità) con i crediti certificati e liquidi vantati verso l’Ente stesso. Tale divieto costringe i professionisti ad anticipare liquidità per il saldo dei bollettini correnti, pur risultando formalmente e contemporaneamente creditori della Cassa (ad esempio per eccedenze di versamento, indebiti o prestazioni assistenziali deliberate, o anche a seguito del raggiungimento dei requisiti di legge per il diritto alla pensione di vecchiaia o anticipata) . Le procedure e le tempistiche ordinarie per l’effettivo incasso dei rimborsi da parte dell’Ente previdenziale risultano spesso lunghe e incompatibili con le quotidiane esigenze di cassa degli studi legali. Questo meccanismo costringe il professionista a sborsare subito liquidità preziosa, dovendo poi attendere lunghi tempi burocratici per ottenere i rimborsi spettanti.
La proposta a mira a modificare il Regolamento generale delle prestazioni per introdurre una procedura di compensazione telematica, sicura e immediata. Questa riforma porterebbe due enormi vantaggi:
- Per gli iscritti: un immediato sollievo finanziario, tutelando la liquidità degli studi legali (specialmente dei giovani colleghi e delle fasce più fragili).
- Per la Cassa: una drastica riduzione dei costi amministrativi legati alla gestione manuale delle pratiche di rimborso.
L’introduzione del principio di compensazione telematica e diretta non arreca alcun pregiudizio alla stabilità economico-finanziaria a lungo termine di Cassa Forense, limitandosi a ottimizzare la gestione dei flussi di cassa. L’adozione di un sistema di compensazione automatica comporterebbe una drastica riduzione del carico burocratico e dei relativi costi di gestione amministrativa per gli uffici interni dell’Ente.
Alcuni esempi pratici. Situazione attuale: Un iscritto ha versato per anni il contributo modulare volontario (una percentuale in più per aumentare la pensione futura). In un anno di grave crisi di liquidità, decide di chiedere la restituzione o lo smobilizzo di una quota di tali somme assistenziali o di eccedenze generate da tetti massimi superati l’anno precedente. Contemporaneamente scade il contributo di maternità obbligatorio. Le somme presenti nel cassetto previdenziale sono “blindate”. L’avvocato non può destinarle internamente alla copertura del contributo di maternità o del contributo integrativo minimo, venendo considerato moroso se non paga il nuovo bollettino contante. La riforma può essere applicata Creando un “Conto Fiscale del Professionista” interno alla Cassa. L’avvocato potrebbe flaggare un’opzione online: “Paga il contributo di maternità corrente utilizzando le eccedenze dell’anno precedente”, senza movimentare denaro reale.
Anna Mondola
Presidente Nuova Avvocatura Democratica propone piccole soluzioni a grandi problemi.
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