Patrocini, basta incertezze
L’Avvocatura chiede un emendamento e l’impegno del Governo per fissare in 30 giorni il termine per le opposizioni e uniformare le procedure di pagamento dei compensi legali.
La battaglia sui termini per opporsi ai decreti di pagamento delle spese di giustizia entra in una fase decisiva. Un emendamento al decreto-legge 168/2026 punta a introdurre un termine certo di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento, mentre l’ordine del giorno accolto dal Governo, presentato dall’onorevole Jacopo Morrone, impegna l’esecutivo a valutare ulteriori interventi normativi. Due iniziative che convergono su un problema concreto: mettere fine alle incertezze interpretative che gravano sugli avvocati impegnati nel patrocinio a spese dello Stato e nelle difese d’ufficio.fammi catenaccio max 20
Al centro della vicenda c’è l’articolo 170 del d.P.R. 115/2002 e, soprattutto, l’interpretazione del termine per proporre opposizione ai decreti di pagamento delle spese di giustizia, sulla quale è intervenuta la circolare del Ministero della Giustizia del 25 luglio 2026. Secondo le contestazioni sollevate dalle associazioni forensi, l’applicazione dei termini ordinari delle impugnazioni civili ha alimentato dubbi procedurali e prassi non uniformi, con conseguenze operative per i professionisti chiamati a rispettare adempimenti di notificazione e scadenze non sempre interpretati nello stesso modo.
L’Unione delle Camere Penali Italiane ha accolto con favore la proposta emendativa presentata dall’onorevole avvocato Varchi e da altri parlamentari, che recepisce le indicazioni della Giunta e dell’Osservatorio sul patrocinio a spese dello Stato. Il punto qualificante è l’introduzione di un termine di trenta giorni dalla comunicazione del decreto di pagamento per presentare opposizione. Una previsione che mira a rendere più chiara la disciplina e a ridurre il rischio che interpretazioni differenti producano conseguenze diverse a seconda degli uffici giudiziari e delle prassi adottate.
Anche l’AIGA, l’Associazione Italiana Giovani Avvocati, rivendica il risultato dell’iniziativa parlamentare promossa dall’onorevole Morrone. L’accoglimento dell’ordine del giorno è considerato un riconoscimento delle criticità segnalate dall’associazione, che fin dall’emanazione della circolare ministeriale ha chiesto un intervento capace di tutelare i difensori e semplificare le procedure. Il Governo si è impegnato a valutare ulteriori iniziative normative per stabilire espressamente che il termine perentorio di trenta giorni decorra anche dalla semplice comunicazione della cancelleria o dalla lettura del provvedimento in udienza, escludendo l’applicazione del termine lungo semestrale. Si tratta, tuttavia, di un impegno a valutare nuove disposizioni, non ancora dell’entrata in vigore di una modifica legislativa.
La distinzione è importante. L’emendamento dovrà completare il proprio iter parlamentare e l’ordine del giorno, pur avendo un significato politico e istituzionale, non equivale di per sé a una norma immediatamente applicabile. La questione, dunque, resta aperta fino a quando non saranno approvate disposizioni definitive e sufficientemente chiare da assicurare un’applicazione uniforme.
Non è una disputa meramente burocratica. Il patrocinio a spese dello Stato garantisce l’assistenza legale a chi non dispone delle risorse necessarie per sostenerne i costi. La regolarità dei pagamenti e la certezza delle procedure incidono sulla sostenibilità economica dell’attività professionale, soprattutto per i giovani avvocati e per quanti svolgono una parte significativa del proprio lavoro nelle difese d’ufficio e nell’assistenza ai non abbienti. Quando alle difficoltà di liquidazione si aggiungono dubbi sui termini e ulteriori adempimenti, il rischio è quello di aggravare un sistema già esposto a ritardi e disomogeneità territoriali.
La certezza del diritto deve valere anche per chi assicura concretamente il diritto di difesa. Non è ragionevole chiedere ai professionisti di garantire un servizio essenziale e, contemporaneamente, lasciarli esposti a interpretazioni divergenti sulle regole necessarie per ottenere il pagamento delle proprie spettanze. La tutela dei compensi non è una rivendicazione corporativa: è una condizione per rendere effettivo e sostenibile il servizio legale assicurato ai cittadini più fragili.
Ucpi e Aiga, da prospettive diverse ma convergenti, hanno portato il problema all’attenzione delle istituzioni. Ora la responsabilità passa al legislatore e al Governo. Occorre trasformare gli impegni in norme precise, eliminare le ambiguità e assicurare procedure omogenee su tutto il territorio nazionale. Il termine di trenta giorni può rappresentare un passaggio importante, purché la disciplina definitiva chiarisca senza equivoci la decorrenza, le modalità di comunicazione e gli adempimenti richiesti ai difensori.
Il punto, in definitiva, è semplice: il patrocinio a spese dello Stato non può reggersi sull’incertezza. Servono regole comprensibili, pagamenti tempestivi e un sistema che non scarichi sugli avvocati le conseguenze delle lacune normative o delle difformità interpretative. La certezza delle procedure è parte integrante della credibilità della giustizia. E non può più essere rinviata.
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