ALLARME DEMOGRAFICO DI CONFPROFESSIONI
Alla Camera quattro proposte per favorire il ricambio generazionale, tutelare la genitorialità e sostenere l’innovazione degli studi.
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La transizione demografica non è più soltanto una questione di natalità, pensioni e sostenibilità del welfare. È una trasformazione strutturale che sta cambiando anche il volto delle libere professioni, mettendo a rischio il ricambio generazionale, l’accesso dei giovani al mercato del lavoro e la capacità degli studi di affrontare le sfide dell’innovazione. I numeri fotografano una situazione che non può essere sottovalutata: un professionista su tre ha almeno 55 anni, la propensione dei giovani a intraprendere la libera professione è in calo e l’87,4% degli studi professionali è rimasto senza dipendenti. Un quadro che impone interventi concreti, superando la logica degli annunci e affrontando gli ostacoli economici, fiscali e organizzativi che frenano lo sviluppo del settore. Su questi nodi è intervenuta Confprofessioni in audizione alla Camera, presentando un pacchetto di quattro direttrici di riforma con l’obiettivo di rendere il lavoro autonomo più accessibile, sostenibile e competitivo. Il primo fronte riguarda il ricambio generazionale. Il passaggio di consegne tra professionisti esperti e giovani non può essere affidato soltanto alle dinamiche spontanee del mercato, soprattutto in un settore nel quale competenze, relazioni con i clienti e continuità dell’attività rappresentano un patrimonio costruito nel tempo. Confprofessioni propone quindi percorsi strutturati di affiancamento tra senior e giovani professionisti, capaci di consentire ai primi di mantenere un ruolo attivo e ai secondi di acquisire progressivamente quote e responsabilità all’interno degli studi. Una soluzione che punta a evitare la dispersione di competenze e a trasformare il ricambio in un’opportunità di crescita, anziché in una frattura tra generazioni. Il secondo intervento riguarda l’accesso alla professione, ancora troppo condizionato dalla disponibilità di risorse economiche personali e familiari. I tirocini devono essere retribuiti, con il riconoscimento di un rimborso spese e di un compenso per il praticante. L’obiettivo è impedire che la possibilità di diventare professionisti dipenda dalla condizione economica della famiglia di origine, rendendo il percorso più equo e accessibile. A questo si aggiunge la proposta di avviare il tirocinio già durante il percorso universitario, favorendo un collegamento più stretto tra formazione accademica e ingresso nel mondo del lavoro. Il terzo capitolo è quello della genitorialità, una questione particolarmente delicata per le libere professioniste, chiamate spesso a conciliare maternità, continuità del reddito e mantenimento della clientela senza poter contare sulle stesse garanzie previste per altre categorie di lavoratrici. Confprofessioni chiede di rafforzare indennità e congedi nell’ambito della Gestione separata Inps, per rendere effettiva una tutela che non può tradursi in una penalizzazione economica o professionale. Senza protezioni adeguate, la scelta di avere figli rischia infatti di aggravare le difficoltà di ingresso e permanenza nella libera professione, proprio mentre il Paese è chiamato a contrastare l’inverno demografico. L’ultima direttrice riguarda aggregazione, fiscalità e digitalizzazione. Confprofessioni punta a rimuovere alcuni vincoli che, secondo la Confederazione, ostacolano l’organizzazione degli studi e gli investimenti. Tra le richieste figurano l’eliminazione dell’esclusione dal regime forfettario per i professionisti che controllano una società tra professionisti (Stp), la cancellazione della duplicazione del contributo integrativo e l’introduzione di un sistema di voucher, accompagnato dallo sconto in fattura, per sostenere l’acquisto di software, strumenti di cybersecurity e soluzioni di intelligenza artificiale. L’obiettivo è favorire l’aggregazione delle competenze, ridurre gli oneri che gravano sulle attività professionali e accelerare l’adozione delle tecnologie, soprattutto negli studi di dimensioni più ridotte. Il messaggio lanciato alla Camera è chiaro: la transizione demografica non si affronta soltanto contando quanti giovani entrano nel mercato del lavoro, ma creando le condizioni perché possano restarci, costruire un’attività autonoma e assumersi responsabilità crescenti. Per le libere professioni, il rischio è quello di un progressivo impoverimento del tessuto produttivo, con studi sempre più anziani, difficoltà nel trasferimento delle competenze e minori capacità di investimento. Le quattro proposte di Confprofessioni individuano possibili risposte su altrettanti terreni decisivi: successione generazionale, formazione retribuita, tutela della famiglia e modernizzazione organizzativa. La sfida, adesso, è trasformare le indicazioni in misure normative e strumenti effettivamente accessibili. Perché il futuro delle professioni non può essere affidato soltanto alla capacità dei singoli di resistere alle difficoltà: richiede regole che accompagnino il cambiamento e politiche capaci di riconoscere il ruolo economico e sociale del lavoro professionale.
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