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Ddl antisemitismo, il caso Delrio spacca il campo largo

Il disegno di legge contro l’antisemitismo diventa un nuovo terreno di scontro nel centrosinistra.

Ddl antisemitismo, il caso Delrio spacca il campo largo

Al centro della contesa c’è la proposta del senatore del Partito democratico Graziano Delrio, che assume la definizione di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra). Una scelta che, nelle intenzioni dei promotori, punta a rafforzare gli strumenti di contrasto all’odio antiebraico, ma che per una parte della sinistra rischia di confondere l’antisemitismo con la legittima critica alle politiche del governo israeliano. Il risultato è una frattura che attraversa il Pd e mette in difficoltà il progetto di alleanza tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.

La vicenda va oltre il merito tecnico del provvedimento. Il confronto sulla definizione di antisemitismo si trasforma in una prova di tenuta per il campo largo, costretto a fare i conti con sensibilità diverse sulla guerra a Gaza, sulla politica israeliana e sui limiti della libertà di espressione. Delrio difende la propria iniziativa come uno strumento necessario per contrastare una forma di discriminazione che non può essere sottovalutata. I suoi critici, invece, temono che alcuni degli indicatori contenuti nella definizione Ihra possano prestarsi a interpretazioni estensive, fino a coinvolgere forme di contestazione politica dello Stato di Israele.

La tensione investe innanzitutto il Partito democratico. La segreteria di Schlein cerca di evitare che il provvedimento diventi una linea di demarcazione tra la maggioranza del partito e l’area riformista, che considera indispensabile una risposta istituzionale all’antisemitismo. Francesco Boccia prende le distanze dall’iniziativa di Delrio, presentandola come una proposta personale, mentre Bonelli la contesta apertamente. I riformisti, dal canto loro, rivendicano il diritto di sostenere una legge che ritengono coerente con la tradizione antidiscriminatoria della sinistra. La questione, dunque, non riguarda soltanto il rapporto con gli alleati, ma anche la capacità della segretaria dem di tenere insieme le diverse anime del proprio partito.

Il passaggio parlamentare rende ancora più evidente la divisione. Il 4 marzo 2026 il Senato approva il provvedimento con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astensioni. A sostenerlo sono il centrodestra, Italia Viva, Azione e alcuni esponenti riformisti del Pd. Il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra votano contro, mentre il Partito democratico sceglie l’astensione, senza però impedire ad alcuni suoi senatori, tra cui Delrio, di esprimersi a favore. Una fotografia politica che racconta un centrosinistra incapace di trovare una posizione condivisa su un tema tanto delicato.

Il nodo resta la definizione Ihra. Per i sostenitori, costituisce un riferimento utile a identificare e contrastare manifestazioni di antisemitismo, anche quando assumono forme indirette o si presentano attraverso argomenti apparentemente politici. Per i contrari, alcuni esempi associati alla definizione possono lasciare margini di ambiguità e alimentare il rischio di sovrapporre l’ostilità verso gli ebrei alla critica delle decisioni del governo israeliano. Il centrodestra difende l’impianto del provvedimento, mentre una parte dell’opposizione chiede garanzie più esplicite sulla tutela della libertà di espressione e di manifestazione.

Il testo approvato dal Senato ha abbandonato le originarie disposizioni penali e i divieti di manifestazione previsti nella prima impostazione, puntando invece su una strategia nazionale triennale contro l’antisemitismo, sulla prevenzione, sulla promozione della conoscenza della cultura ebraica e sulla figura di un coordinatore nazionale. Resta tuttavia aperta la discussione sull’effettiva portata della definizione adottata e sulla necessità di assicurare che la lotta all’odio antiebraico non venga utilizzata per restringere il dissenso politico.

La vicenda diventa così un banco di prova per Schlein. La segretaria deve evitare che il confronto con Delrio degeneri in una resa dei conti interna, ma nello stesso tempo non può ignorare le obiezioni di Conte e dei leader di Avs, che considerano il testo problematico. Il Movimento 5 Stelle e la sinistra ecologista contestano l’impostazione della proposta, mentre Italia Viva la sostiene. Il Pd si ritrova nel mezzo, diviso tra la necessità di conservare l’unità interna e quella di non compromettere i rapporti con gli alleati.

È una contraddizione che va oltre il singolo disegno di legge. Il campo largo continua a scontare la difficoltà di trasformare una convergenza elettorale in una piattaforma politica condivisa. Le differenze sulla politica internazionale, sulla guerra in Medio Oriente e sui confini della libertà di critica riemergono ogni volta che il confronto parlamentare impone scelte precise. La questione dell’antisemitismo rende queste distanze particolarmente sensibili, perché obbliga ciascuna forza politica a chiarire il rapporto tra la difesa delle comunità ebraiche, il contrasto a ogni forma di discriminazione e la libertà di contestare le decisioni di un governo straniero.

Il caso Delrio, quindi, non determina da solo la crisi del campo largo, ma ne mette a nudo le fragilità. Schlein deve misurarsi con un’area riformista che non intende rinunciare alla propria autonomia, con alleati che chiedono garanzie sul testo e con la necessità di costruire una posizione comune senza cancellare differenze politiche reali. Conte e Fratoianni, a loro volta, devono spiegare come tradurre le proprie obiezioni in una proposta alternativa capace di contrastare l’antisemitismo senza lasciare zone d’ombra nella tutela delle libertà costituzionali.

La lotta all’antisemitismo richiede una risposta ferma e inequivocabile. Proprio per questo, il confronto parlamentare dovrebbe concentrarsi sulla chiarezza delle norme, sull’efficacia degli strumenti di prevenzione e sulle garanzie per la libertà di espressione. Ma nel centrosinistra il dibattito sul merito si intreccia con quello sugli equilibri interni e sulla futura leadership della coalizione. Il ddl diventa così un altro test per un’alleanza che ambisce a presentarsi come alternativa di governo, ma che fatica ancora a trovare una sintesi sui temi più controversi. E la distanza tra Delrio, Schlein, Conte e Fratoianni dimostra quanto sia difficile costruire un’intesa politica quando le differenze non riguardano soltanto le strategie elettorali, ma investono principi, diritti e interpretazioni del conflitto internazionale.

 

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