Anno: XXVIII - Numero 197    
Venerdì 16 Ottobre 2026 ore 13:30
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Trump ha tradito l'Occidente.

Intervista all'ex ambasciatore italiano in Ucraina (2021-2024) Francesco Zazo.

Trump ha tradito l'Occidente.

“L’accordo sul gasolio russo è una pugnalata alle spalle. Trump vuole disimpegnarsi dalla guerra. Ma la risposta europea è stata importante: sta facendo il possibile, anche se non può sostituire del tutto gli Usa, soprattutto nell’intelligence”. L’Italia? “I russi la considerano un anello debole, mi aspetto che intensifichino la guerra ibrida in vista delle elezioni nel 2027”

“Trump ha tradito l’Occidente e l’Alleanza transatlantica. Per Putin oggi il nemico principale è l’Europa”. Pier Francesco Zazo è stato ambasciatore italiano in Ucraina dal gennaio 2021 al luglio 2024. Era a Kiev quando, nel febbraio 2022, la Russia di Vladimir Putin invase l’Ucraina. 

Ambasciatore, dopo l’accordo raggiunto sul gasolio da Trump con Putin, dopo l’auspicio che Zelensky lasci, dopo la denuncia di Kiev del buio di Starlink e delle informazioni dell’intelligence americana, ci aiuta a capire quale sia l’obiettivo di Washington?

L’intesa sul gasolio è l’ennesima pugnalata alle spalle dell’Ucraina. Trump vuole fare affari con la Russia, normalizzare i rapporti con il Cremlino e disimpegnarsi progressivamente dalla guerra, lasciando gli europei sempre più soli nella difesa dell’Ucraina. Soprattutto, c’è il ricatto dell’intelligence e di Starlink. Al momento le notizie sulle limitazioni sono contraddittorie, ma la minaccia è grave: gli europei possono compensare parte degli aiuti finanziari e militari americani, ma non possono sostituirsi facilmente a Washington nella condivisione dell’intelligence. L’obiettivo è mettere Zelensky all’angolo e spingerlo ad accettare un accordo iniquo.

Perché Trump ha scelto proprio questo momento?

Per ragioni di politica interna. L’aumento dei prezzi del carburante negli Stati Uniti è legato soprattutto alla guerra contro l’Iran, nella quale Trump si è impantanato. In vista delle elezioni vuole mostrare di contenere il costo del diesel e cerca un capro espiatorio nell’Ucraina. Ma, da quanto spiegano gli economisti, l’accordo sul gasolio russo avrà effetti limitati. Ciò che colpisce è che Trump conceda un vantaggio concreto a Putin senza ottenere nulla in cambio: Mosca ha ribadito che gli obiettivi della sua operazione militare restano immutati.

Qual è l’obiettivo finale di Putin?

Putin non vuole soltanto conquistare tutto il Donbass; quello è il suo obiettivo minimo. Il suo vero obiettivo è ottenere la capitolazione dell’Ucraina e riportarla sotto il controllo russo. L’Europa, continuando a sostenere Kiev, rappresenta oggi il principale ostacolo ai suoi piani. Trump ha decantato una presunta tregua energetica, ma la Russia continua a bombardare le infrastrutture ucraine, sapendo che Kiev non dispone di sistemi di difesa aerea sufficienti. Un’eventuale sospensione della condivisione dell’intelligence americana sarebbe un ulteriore regalo al Cremlino.

Zelensky ha annunciato che riprenderà gli attacchi alle raffinerie russe. Che cosa rischia sfidando Trump?

Non può fare diversamente. Zelensky si è detto disponibile a una tregua energetica, ma solo se reciproca. È assurdo chiedere agli ucraini di fermarsi mentre i russi continuano a colpirli. Gli attacchi in profondità con droni e missili sono uno dei maggiori successi recenti di Kiev, hanno danneggiato le raffinerie e le infrastrutture energetiche russe, riducendo la capacità di produrre ed esportare carburante, una fonte essenziale per finanziare la guerra. Hanno incrinato l’immagine di Putin in Russia. Rinunciarvi significherebbe perdere una delle poche leve efficaci contro Mosca. Resta da capire quanto Kiev potrà proseguire senza il supporto americano.

Che cosa deve fare l’Europa in questa fase? 

Sono soddisfatto della reazione europea. Gli europei mostrano coesione e stanno facendo il possibile per sostenere l’Ucraina. Sono ormai i primi donatori di Kiev, garantiscono sostegno finanziario, acquistano armi attraverso il meccanismo previsto con gli Stati Uniti e continuano a inasprire le sanzioni contro la Russia, soprattutto nel settore degli idrocarburi e contro la flotta ombra. È una risposta importante, nella direzione opposta a quella scelta da Trump. Certamente non è facile sostituirsi agli Stati Uniti: Washington resta una superpotenza militare, soprattutto nell’intelligence e nella difesa aerea. Ma gli europei stanno facendo il loro dovere.

L’Europa mostra però fratture sempre più evidenti sul sostegno all’Ucraina. Putin sta riuscendo a indebolirla?

Putin ha le idee chiarissime: vuole ricreare un impero russo. Considera la dissoluzione dell’Unione Sovietica una catastrofe ed essendo un convinto sostenitore del mito del “Russkij Mir” (il mondo russo) non riconosce all’Ucraina una vera identità separata dalla Russia. Il suo progetto va oltre Kiev: rivendica una sfera d’influenza sui Paesi dell’ex Unione Sovietica e sull’Europa orientale, in particolare la Moldova e i Paesi baltici, dove vivono minoranze russofone. È la sua ambizione, non è detto che riesca. Per realizzarla ha bisogno di un’Europa debole e divisa. Oggi il suo nemico principale non sono gli Stati Uniti di Trump, è l’Europa. Putin vorrebbe accordarsi direttamente con Washington sopra la testa degli europei.

Lei definisce la politica di Trump un tradimento dell’Occidente.

Bisogna dirlo con chiarezza: quello che sta facendo Trump è un tradimento dell’Occidente e delle relazioni transatlantiche. Non si tratta soltanto dell’Ucraina, ma del rapporto tra gli Stati Uniti e i loro alleati europei. Trump, al pari di Putin, vuole un’Europa debole e divisa. È nemico del multilateralismo, privilegia i rapporti bilaterali e crede soltanto negli accordi tra le grandi potenze. In questa logica gli europei rischiano di diventare un vaso di coccio. 

In Italia le divisioni attraversano anche la maggioranza. Quanto preoccupano Kiev?

Molto. I russi sanno bene che l’Italia è un anello debole del sostegno europeo all’Ucraina. Mi aspetto un’intensificazione della guerra ibrida e delle campagne di disinformazione russe in vista delle elezioni del 2027. La maggioranza degli italiani è contraria alla prosecuzione degli aiuti militari, pur essendo in linea di principio  favorevole al sostegno a Kiev. Ci sono forze politiche sovraniste e populiste, alcune vicine alla Russia, sia nella maggioranza sia nell’opposizione contrario al riarmo europeo e al prosieguo degli aiuti militari a Kiev. Penso alla Lega di Matteo Salvini, che vorrebbe riallacciare i rapporti con Mosca, a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci che simpatizza apertamente per il regime di Putin e, nell’opposizione, al Movimento 5 Stelle. Queste divisioni offrono un terreno fertile alla disinformazione russa. Gli ucraini lo sanno bene. Sono stato a Kiev un mese fa e mi hanno chiesto espressamente di parlare della situazione italiana, che seguono con grande preoccupazione.

Giorgia Meloni ha pronunciato un discorso netto in Parlamento, dicendo che “il sostegno a Kiev non è l’alternativa alla pace, è ciò che la rende possibile”.

Gli ucraini sono molto grati a Giorgia Meloni. Zelensky l’ha ringraziata  dopo il suo discorso per il sostegno all’Ucraina. Ma sanno anche che la sua posizione non è facile, perché all’interno della coalizione di governo ci sono forze che vorrebbero cambiare linea. Gli ucraini sperano che Meloni riesca a mantenere ferma la posizione italiana e che anche nell’opposizione prevalgano le forze favorevoli a continuare il sostegno militare.

Lei è stato a Kiev da poco. Che clima ha trovato?

La gente è delusa, si sente tradita da Trump. Gli ucraini sono esausti della guerra ma determinati a resistere, non si arrenderanno. Accetterebbero anche domani uno scenario coreano, cioè una tregua lungo l’attuale linea del fronte. Sono disposti ad accettare la perdita de facto dei territori occupati, ma mai a riconoscerla giuridicamente. Vi sono grosse difficoltà a reclutare soldati. Molti ucraini non sono più disposti a morire per il Donbass ormai ridotto a un cumulo di macerie. Però continueranno a difendere le loro città e non arretreranno di un metro. Non accetteranno mai di ritirarsi dalla parte del Donbass che ancora controllano, perché lì, tra Kramatorsk e Sloviansk, si trova una linea difensiva fondamentale. Abbandonarla significherebbe aprire ai russi la strada verso altre città, da Dnipro a Kharkiv e Odessa. E non accetteranno mai di smilitarizzare l’Ucraina o ridurre drasticamente le proprie forze armate. Non si fidano di Putin, sanno che i suoi obiettivi non sono cambiati e che l’unico deterrente credibile di cui dispongono è il loro esercito, dotato di capacità tecnologiche avanzate. Vogliono la pace, ma non una capitolazione che lascerebbe il Paese indifeso davanti a una nuova aggressione. Gli ucraini sono esausti, ma sanno di non avere alternative se vogliono difendere la loro libertà. 

Nadia Boffa su Huffpost

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