Anno: XXVIII - Numero 189    
Martedì 6 Ottobre 2026 ore 13:30
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Aladdin, il rischio di un mercato omologato

Lo stesso algoritmo può amplificare il rischio che dovrebbe governare.

Aladdin, il rischio di un mercato omologato

Giovedì 1° ottobre ho partecipato a Miravalle di Rovereto, davanti alla Campana dei Caduti con i suoi rintocchi, ad un convegno, organizzato magistralmente da Unicredit, dove si è trattato anche il tema della piattaforma Aladdin di Blackrock.

Aladdin è l’acronimo di Asset Liability Debit and Derivative Investment Network.

È una piattaforma algoritmica che adotta la simulazione Monte Carlo.

La simulazione Monte Carlo è un metodo computazionale che utilizza campionamenti casuali ripetuti per stimare la probabilità di diversi risultati in presenza di incertezza.

Conosciuta anche come metodo Monte Carlo o simulazione di probabilità multipla, la simulazione Monte Carlo è una tecnica matematica utilizzata per stimare i possibili esiti di un evento incerto.

La metodologia Monte Carlo introita tantissimi dati e genera migliaia di scenari futuri possibili estraendo campioni casuali da grandi masse di dati storici.

Va chiarito subito che Aladdin non è un sistema di trading perché non esegue autonomamente ordini né prende decisioni di investimento in autonomia.

È una piattaforma algoritmica che unifica l’intero processo di investment management partendo dall’esame del portafoglio del cliente del quale analizza i dati storici come prezzi, rendimenti, correlazioni, esposizioni, ecc., li analizza sottoponendoli a migliaia di simulazioni casuali che però replicano scenari di mercato realistici per dire al cliente che cosa dovrebbe fare per conseguire i rendimenti attesi e contenere le perdite.

Il tutto sul presupposto che l’analisi tecnica non serve a prevedere il futuro, che nessuno può fare, ma serve a gestire il rischio.

Dal sito di Aladdin rinvengo i benefici principali dell’utilizzo di questa piattaforma:

  1. monitora i tuoi investimenti;
  2. approfondisce i fattori di rischio del portafoglio e costruisce scenari, grazie all’IA modelli di rischio multi – asset e analisi proprietarie di Blackrock;
  3. analizza la performance approfondendo i driver di performance attraverso un ampio spettro di kpi che sono indicatori chiave di prestazione per monitorare le performance.

La piattaforma di Aladdin si sta diffondendo a macchia d’olio tra banche, assicurazioni e investitori istituzionali.

Si calcola per una massa di 20 trilioni di dollari.

Probabilmente anche le Casse di previdenza dei professionisti se ne servono dato che investono in BlackRock.

L’avvocato Stefano Nardini, cultore raffinato della materia, ha evidenziato, nella diffusione e utilizzo della stessa piattaforma algoritmica da parte di tantissimi operatori nel mondo, due rischi sistemici:

– il rischio della omologazione decisionale;

– e il paradosso: chi crea l’algoritmo…governa anche il rischio?

Mi spiego meglio: quando una parte significativa degli asset finanziari mondiali viene analizzata utilizzando lo stesso modello e lo stesso scenario di rischio basato su fatti storici, non si crea già di per sé un rischio di correlazione sistemica perché tutti, alla fine del processo, prenderanno la stessa decisione, vendere o comprare titoli?

Se tutti i grandi player mondiali usano la piattaforma Aladdin per valutare il rischio e Aladdin dà a tutti, e non potrebbe essere diversamente, la stessa risposta, cioè quello scenario, per esempio, è pericoloso, la risposta coordinata di migliaia di player amplificherebbe la volatilità dei mercati.

Aladdin analizza i dati reali del passato per anticipare il futuro ma il futuro non è sempre uguale al passato perché è attraversato dai cd. “cigni neri”.

Non tutto ciò che accade è la replica di quanto accaduto nel passato e qui sta il problema che la piattaforma non può vedere.

Blackrock di fronte a queste critiche risponde che Aladdin non prende decisioni di investimento limitandosi a supportarle analizzando tutti gli scenari che si sono verificati nel tempo.

Ma il nostro valente Collega, già nel 2025, aveva scritto un articolo, sul suo blog, sulla IA e il mondo forense che qui ripropongo:

«Riflessioni giuridiche, deontologiche e normative

Dovere di controllo e responsabilità dell’avvocato

L’avvocato ha il dovere di verificare ogni elemento inserito in un atto processuale. L’uso di strumenti generativi come ChatGPT non può sostituire l’attività di analisi e riscontro da parte del difensore, in ossequio all’art. 12 del Codice Deontologico Forense (dovere di diligenza).

Il tema è stato oggetto anche di dibattito istituzionale: durante il G7 delle Avvocature, il Consiglio Nazionale Forense ha evidenziato la necessità di garantire l’etica e la supervisione umana nell’uso degli strumenti tecnologici nella professione legale.

Le “allucinazioni” dell’intelligenza artificiale e i rischi per il processo

Il fenomeno delle allucinazioni dell’IA è ben documentato: si tratta di contenuti plausibili ma non veritieri generati dal modello. Le IA generative come ChatGPT non consultano banche dati giurisprudenziali in tempo reale, ma producono risposte probabilistiche basate su un addestramento linguistico. Questo può portare alla creazione di sentenze mai esistite.

Nel processo civile, tali errori possono compromettere:

  • l’equilibrio del contraddittorio;
  • la percezione della giurisprudenza consolidata;
  • la credibilità delle difese.

Verso un uso consapevole degli strumenti digitali

Il Tribunale ha sottolineato che, pur non costituendo abuso del processo, l’utilizzo disattento dell’IA pone interrogativi sull’etica processuale. La tecnologia va gestita come supporto e mai come scorciatoia.

L’AI Act e il ruolo dell’avvocato come “deployer”

Con l’adozione dell’AI Act da parte dell’Unione Europea, destinato ad entrare in vigore nel 2025, l’avvocato che utilizza strumenti di intelligenza artificiale nello svolgimento della sua attività professionale assume il ruolo di “utilizzatore” (deployer) secondo la definizione normativa.

L’avvocato “deployer” secondo l’AI Act

In tale veste, egli è chiamato a garantire l’impiego dell’IA nel rispetto dei principi di trasparenza, tracciabilità, affidabilità e supervisione umana.

Anche se strumenti come ChatGPT non rientrano sempre nelle categorie di sistemi ad “alto rischio”, l’obbligo generale di diligenza si rafforza quando l’output dell’IA può influenzare decisioni giuridiche o processuali.

In ottica compliance, diventa essenziale:

  • implementare pratiche di verifica documentata;
  • definire ruoli e responsabilità;
  • assicurare la tracciabilità dei processi decisionali;
  • mantenere sempre la supervisione umana.

Possibili linee guida per il futuro della professione legale

  • Formazione mirata: Avvocati, praticanti e collaboratori di studio devono essere formati non solo sul funzionamento dell’IA generativa, ma anche sulle sue implicazioni giuridiche, deontologiche e sui limiti normativi applicabili.
  • Policy e protocolli interni: È auspicabile che ogni studio legale si doti di protocolli scritti che disciplinino le modalità di utilizzo degli strumenti di IA, definendo ruoli, responsabilità, obblighi di verifica e tracciabilità delle fonti.
  • Ruolo attivo delle istituzioni forensi: Ordini, consigli e scuole forensi dovrebbero promuovere linee guida condivise e favorire occasioni di aggiornamento continuo, anche attraverso corsi accreditati e osservatori permanenti sull’impatto dell’IA nel diritto.
  • Etica e trasparenza: L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei procedimenti giudiziari deve essere sempre dichiarato nei limiti del possibile, favorendo la trasparenza e il rispetto del contraddittorio.
  • Responsabilità e vigilanza: Ogni utilizzo di strumenti IA deve prevedere un controllo umano effettivo e tracciabile: il professionista ne resta comunque il responsabile ultimo, anche in presenza di errori generati dal sistema.

Solo così potremo trasformare la sfida dell’IA in un’occasione per riaffermare il valore umano della giustizia.

L’avvocato del futuro non è chi ignora l’IA, ma chi la domina con spirito critico.

La vera evoluzione non è tecnologica, ma culturale: nella capacità di integrare l’innovazione nel rispetto dei principi che fondano il diritto.

Una lezione sul confine tra innovazione e responsabilità

Il caso affrontato dal Tribunale di Firenze non è solo un monito, ma anche un’opportunità di crescita. L’intelligenza artificiale, se usata consapevolmente, può diventare un valido alleato del giurista. Tuttavia, la supervisione umana rimane imprescindibile.

Sta a noi, professionisti del diritto, tracciare la rotta. Non basta conoscere la tecnologia: serve guidarla. E farlo con coscienza.

La giustizia non può permettersi automatismi: ogni informazione va controllata, ogni fonte confermata. Perché nel diritto, la tecnologia è solo uno strumento. La responsabilità resta tutta umana.

Approfondisci:

Consiglio la lettura di La danza dei mercati: Come integrare Value, Macro, Analisi Tecnica e Psicologia per investire con metodo nell’era dei logaritmi di Danilo Riboldi.

 

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