C'è un Pd che tifa Conte, ora Schlein deve darsi una mossa
Intervista a Filippo Sensi, senatore e giornalista dem, tra i promotori della convention riformista di Prato.
In evidenza
“Dai M5s una truffa cinica su Kiev, su questo vanno a braccetto con Vannacci e i sovranisti europei. Ma per il Pd sarebbe un grosso guaio negare il sostegno all’Ucraina”
“Non siamo certo noi i nemici di Schlein, anzi. Ma non siamo neanche una minoranza di comodo. Alla segretaria diciamo parole chiare: a noi preme il Pd, che non deve vivacchiare. Stia attenta piuttosto a chi, nel partito tifa più per Conte che per lei”, è il messaggio che il senatore del Pd Filippo Sensi manda alla segretaria Elly Schlein. Giornalista, esperto di comunicazione politica, blogger con il nickname nomfup, acronimo di not my fucking problem, Sensi è tra i promotori di Cambiare!, l’assemblea nazionale dell’area riformista del Partito democratico.
Senatore Sensi, Giuseppe Conte dice che sul rifiuto di inviare armi a Kiev lui non tratta. Per voi riformisti del Pd, invece, non è negoziabile il sostegno militare. Questa divergenza di linea è il ‘fottuto problema’ del Pd.
Rispondo con degli esempi. Mi arrivano notizie che a Oleshky, una città ucraina che i russi hanno tagliato fuori dalle linee di rifornimento, la popolazione è allo stremo e ha preso a mangiare l’erba. Ho appena incontrato due donne ucraine, Alla e Tetyana. La prima non ha notizie del fidanzato da tre anni, chiuso in una prigione siberiana. Il figlio di Tatiana, Artem, è tornato a casa dopo uno scambio di prigionieri. Appena rientrato ha chiesto di essere mandato di nuovo al fronte. Se noi negassimo il nostro sostegno militare, ci copriremmo di vergogna. Ma per fortuna non succederà.
Come fa a esserne così sicuro? Conte sembra determinato. Prevedibilmente ne farà l’oggetto della trattativa sul programma di coalizione e poi delle primarie.
Che il sostegno militare non si discute non lo dico io o il leader del M5s. Non si discute perché così si fa in tutta Europa, dove non c’è nessun governo, di nessun segno politico che neghi il suo sostegno all’Ucraina. Sarà così qualunque governo siederà a Palazzo Chigi. E non è un mio atto di fede o un mio pio desiderio trasformato in roboante proclama. E’ così. Funziona così in Spagna, in Portogallo, in Francia. Conte lo sa bene. Per questo lui fa un’operazione più sottile, che per me è una truffa cinica.
Quale truffa?
Lui veste il no al sostegno militare all’Ucraina con una confezione attrattiva, quella del disarmo, del no alle armi. Un fervore antimilitarista che a dire il vero non aveva quando stava al governo, ma che oggi è il suo cavallo di Troia. Se scarti la confezione, dentro c’è il rifiuto di aiutare Kiev, con le stesse parole che hanno in Europa i partiti sovranisti sensibili all’agenda filorussa: Afd e Sahra Wagenknecht in Germania, Melenchon e Bardella in Francia, e ancora Farage, Vox… usano le stesse parole di Conte. Ma i Cinque stelle possono fare tutta l’ammuina che vogliono. In Italia questa roba qua non esiste. Hanno deciso in maniera truffaldina di usare la contrapposizione tra disarmo e riarmo come linea di faglia delle divisioni a sinistra. Come se ci fosse qualcuno che è a favore delle armi, e come se l’Italia stesse correndo ad armarsi. Ma è una menzogna.
Sarà anche falso, ma rischia di produrre effetti nell’opinione pubblica. Non temete che questo condizioni il vostro stesso partito?
Vediamo bene che c’è una campagna che arriva da una parte precisa, leggiamo gli inviti a cacciare la destra del Pd, a descriverci come i falchi riformisti, le zavorre che impediscono al Pd di Schlein di essere una cosa sola col M5s e di volare nei sondaggi. Ma a parte il fatto che quando si va al traino di un altro partito, poi gli elettori votano sempre l’originale e non la copia, ci sarebbe un problema che non riguarda il Pd, in quanto tale, ma il sistema paese. Torno a dire: siamo un grande paese europeo, non possiamo permetterci di recitare la parte della Bielorussia. Mi spiace per il format russo, quello con le stellette di Vannacci e di tutta l’allegra compagnia che bazzica anche dalle nostre parti. Non a caso il Pd ha sempre votato a favore del sostegno militare. Semmai, se noi andassimo al governo, dovremmo superare il modo recalcitrante e prudente con cui la destra ha offerto aiuto alla difesa ucraina.
Lei cita i precedenti, ma sul ddl antisemitismo, il Pd ha cambiato linea, passando dall’astensione al Senato al voto contrario della Camera. Non temete che questo possa succedere anche sull’Ucraina?
Che il Pd abbia mutato posizione su un provvedimento così delicato e su una questione enorme come l’antisemitismo oggettivamente mi preoccupa, mi pare il trailer di un incubo, di un film in cui il Pd insegue e non guida il processo di costruzione della coalizione. Perchè diciamocelo chiaro: non c’era nessun motivo di dichiarare ora voto contrario alla legge contro l’antisemitismo se non quello di uniformarsi alla posizione di Avs e M5s. E’ senza dubbio un precedente grave. Se succedesse sull’Ucraina sarebbe un guaio grosso. Ma io confido che non accada. E aggiungo che non mi interessa come verrà declinato il sostegno a Kiev, se con questa o quella parola, a me interessa che il sostegno militare economico politico continui nei fatti.
Oltre a quella per cui sareste i nemici di cui Schlein farebbe meglio a liberarsi, un’altra e opposta lettura dell’assemblea di Prato è che voi riformisti in fondo aiutate la segretaria, perché la sostenete nella scelta delle primarie, mentre tanti nel partito sono scettici. Qualcuno arriva a dire che avreste con lei un accordo, magari sulle liste elettorali.
Nessun accordo, nessun retroscena. È tutto alla luce del sole. Sono boutade, messe in giro ad arte. Noi semplicemente pensiamo che il Pd abbia bisogno di una scossa. E a Prato abbiamo detto cose magari brusche, ma senza l’intenzione di indirizzare fuoco amico contro Schlein. Siamo consapevoli che Meloni può determinare le condizioni di quando si andrà a votare. Il tempo stringe, bisogna darsi una mossa. Dopo che il M5s ha tirato la slot machine e ha votato il suo programma, anche se non sapremo mai chi ha davvero partecipato a quel processo, noi diciamo alla segretaria che nel Pd è venuto il momento delle scelte, delle decisioni su tre capitoli: programma, perimetro della coalizione, primarie. Sul primo punto non può essere come ci è stato detto che il programma del Pd corrisponde al discorso pronunciato da Schlein alla chiusura della festa dell’Unità, oppure che è il sunto del lavoro fatto dai gruppi parlamentari. Vogliamo confrontarci, perché le chiediamo un programma realmente rappresentativo di tutto il Pd, concreto e senza ambiguità. Con tre, quattro priorità che arrivino subito alle persone.
Ma alle primarie avrete un candidato di area o sosterrete Schlein?
Bisogna capire prima se ci saranno, e questo dipende in larga parte da Conte e Schlein. In tal caso noi diciamo sì alle primarie, e siamo gli unici a essere così netti nel partito. In particolare alla segretaria proponiamo una consultazione in due turni, in modo che un candidato riformista possa convogliare su di lei al ballottaggio. Sarebbe un modo per tenere dentro anche altri soggetti della coalizione e allargare la partecipazione. Certo, nel momento in cui ci sono candidati come Ruffini, o uno di Casa riformista e di Onorato, sarebbe strano se poi non ci fosse un riformista del Pd. Per noi tutto quel che assicura al Pd la guida del processo, va bene. Quanto alla coalizione, è del tutto evidente che bisogna allargare ai centristi. Non può bastare la foto della pizzeria.
Teme che il Pd si spacchi alle primarie tra sostenitori di Schlein e sostenitori di Conte?
Nella maggioranza che sostiene Schlein ce ne sono tanti che fanno il tifo per qualcun altro e non per il Pd, mentre non ci sono nella minoranza del partito. Nessuno può sorprendersi se dico che ci sono persone che tifano per il pareggio alle politiche. Non è una sorpresa neppure pensare che ci sono persone che hanno lavorato con Conte quando era premier, per cui pensano, “questo o quello per me pari sono”. Ancora, non è un mistero che ci siano ampi settori che volevano essere più coinvolti, più ascoltati dalla segretaria. Oppure che esercitano nei suoi confronti un atteggiamento da paternalismo piccolo piccolo, del tipo: “ragazza ci penso io a dire come si fa, ci penso io ti spiego io la vita”. Lo sappiamo bene tutti che è così. E penso che Elly Schlein ce l’abbia bene in mente. Sta a lei sgombrare il campo da queste tossine con la chiarezza.
Altre Notizie della sezione
La narrazione pseudo-religiosa e apocalittica dell’AI serve a sottrarsi alle regole.
24 Settembre 2026Intervista con il teologo Paolo Benanti esperto di intelligenza artificiale, autore di "Il caso Guillou" (Silvio Berlusconi editore) che parte dalla “morte digitale” del giudice francese per denunciare un potere globale che agisce oltre i confini e sfugge ai contrappesi democratici.
Carcere, i penalisti: «Disastro che mina la democrazia»
22 Settembre 2026Il viceministro Sisto esclude amnistia e indulto puntando sull’edilizia penitenziaria. E avverte: se vince il campo largo il guardasigilli sarà Gratteri
Clima, precariato e calo Demografico le sfide per la scuola
21 Settembre 2026Così Michele Sorge, segretario della Cisl Scuola Lazio, nel corso di una intervista rilasciata al direttore della Dire.
