Carcere, i penalisti: «Disastro che mina la democrazia»
Il viceministro Sisto esclude amnistia e indulto puntando sull’edilizia penitenziaria. E avverte: se vince il campo largo il guardasigilli sarà Gratteri
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«Fate attenzione ché se vince il Campo Largo avrete Nicola Gratteri come ministro della Giustizia»: a lanciare l’allarme è stato il vice ministro Francesco Paolo Sisto durante il convegno “Lo stato generale dell’esecuzione penale. Anatomia di un disastro. Analisi e proposte”, organizzato dall’Ucpi sabato a Firenze, scelta non a caso per avere uno dei peggiori carceri d’Italia, quello di Sollicciano. Un incontro tra avvocati, accademici come Gian Luigi Gatta, Roberto Bartoli, Davide Bertaccini, esperti come Lucia Castellano, politici, Garanti chiamati a proporre soluzioni.
«È necessario che ciascuno, nel proprio ambito, faccia del carcere una testimonianza di civiltà», ha proseguito Sisto per cui «necessitiamo di un gioco di squadra: il problema non può essere risolto solamente da una norma, ma ogni professionista del settore dovrebbe contribuire a risolverlo», compresa la magistratura «che dovrebbe far ricorso a più misure alternative e pene sostitutive». In tema di sovraffollamento ha ricordato l’investimento di 900 milioni per il Piano di edilizia penitenziaria che ha permesso di recuperare, a oggi, 700 posti detentivi, tra manutenzione e interventi strutturali. Ha ribadito il suo no ad amnistia e indulto: «Si corre il rischio di essere diseducativi. Ben venga, invece, la liberazione anticipata».
Peccato che quando c’era da votarla FI ha scelto di non rompere il patto di maggioranza. Tutti sabato, nella sala dell’Hotel Adriatico, erano consapevoli della drammaticità della situazione carceraria: «La fase descrittiva è finita» ha ribadito l’ex garante Nazionale Mauro Palma, puntando il dito contro il Dap «privo di cultura penitenziaria». «Al sovraffollamento umano nelle prigioni si accosta quello delle cimici del letto», ha detto con black humor l’avvocato Giampaolo Catanzariti. «A Rebibbia le cassette della frutta erano messe fuori dalla cella per evitare che topi e blatte entrassero» ha raccontato la legale Maria Brucale. «È impensabile che uno vada in carcere già sapendo di essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti» ha evidenziato il professore Glauco Giostra. Perché, come ha detto nel suo messaggio alla platea Augusto Barbera, già presidente della Corte costituzionale, «il detenuto non è solo un colpevole che ha un debito da pagare ma è soprattutto una persona, scontata la pena, da restituire alla società, nel pieno rispetto della sua riconquistata e ricostituita dignità».
Ma allora che fare dinanzi a tale «degrado della democrazia» (cit. Rita Bernardini) in attesa che si costruiscano nuovi posti? In questo ultimo anno di legislatura è impensabile che si possano mettere in campo soluzioni che affrontino l’emergenza qui ed ora. Però cosa aspettarsi dalla imminente campagna elettorale? «Amnistia o indulto sono gli unici provvedimenti in grado di affrontare complessivamente due questioni strettamente legate: carcere e giustizia. Auspico che ci siano un’iniziativa da parte delle Camere penali o dell’associazione Nessuno tocchi Caino durante la campagna elettorale», che «lancino un appello trasversale» affinché «il problema del carcere venga affrontato e risolto» ha detto Roberto Giachetti, deputato di Iv.
Federico Gianassi, capogruppo dem in commissione giustizia della Camera, auspicando nella prossima campagna elettorale «un patto tra le forze politiche anche di orientamento diverso» sul carcere ha sottolineato i profili di incoerenza del pensiero di Nordio: «In passato ebbe a dichiarare che l’errore, l’equivoco della destra, è quello di pensare di garantire la sicurezza attraverso l’inasprimento delle pene, la creazione di nuovi reati e magari con un sistema carcerario come quello che abbiamo che diventa criminogeno. Ora si è sconfessato da solo». Per Riccardo Magi, deputato di +Europa, «non possiamo accettare che il disastro dell’esecuzione penale e del carcere in Italia venga ridotto alla soluzione dell’edilizia carceraria: è ovvio che se si realizzano altri 10.000 posti, quei posti saranno riempiti in un attimo. L’obiettivo deve essere quello di dimezzare le presenze in carcere portandole a circa 30.000 persone, ampliando l’accesso alle misure alternative per reati meno gravi». Per Samuele Ciambriello, portavoce dei garanti territoriali, «a dirigere il Dap non mettiamo sempre magistrati e magistrati antimafia, ma mettiamoci i provveditori, i direttori delle carceri, qualcuno che conosce».
Le conclusioni le ha svolte il presidente dell’Ucpi, Francesco Petrelli, avanzando due proposte: «Intanto, sottrarre il problema carcere alla contesa elettorale, qualcuno ha parlato di de-elettoralizzazione del problema carcerario, farne oggetto di ragionamenti condivisi e deideologizzati nella speranza che ci siano volenterosi» propensi a «risolvere quella che è divenuta un’emergenza sociale». Ma «se ciò non fosse possibile, ciascun partito dichiari in maniera trasparente il proprio progetto per risolvere questa emergenza. Non può essere una soluzione tampone. Il carcere ha bisogno di una complessiva rivisitazione culturale e questo significa svelare la truffa delle etichette e quindi la formula populista secondo cui carcere significa più sicurezza». Intanto pare che l’ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale sia «inidoneo» a ospitare gli uffici e in più da due mesi il ministero della Giustizia non provvede a riparare l’ascensore rendendo di fatto impossibile alle persone in primis disabili di accedere ai piani superiori.
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