Sanità, basta promesse: servono soldi veri
Fimmg, Anaao e professioni sanitarie chiedono risorse stabili, stipendi adeguati e fine delle disparità.
Il Governo può continuare a raccontare che la sanità è una priorità, ma ormai le parole hanno perso ogni valore. Nei pronto soccorso, negli ospedali, negli studi dei medici di famiglia e nei servizi territoriali la realtà presenta un conto che non si può più nascondere dietro comunicati, annunci e promesse: mancano professionisti, mancano risorse e cresce la pressione su chi ogni giorno tiene in piedi il Servizio sanitario nazionale. Se la prossima legge di Bilancio non porterà soldi veri e strutturali, la retorica sulla difesa della sanità pubblica si rivelerà per quello che rischia di essere: una gigantesca operazione di propaganda.
È questo il punto da cui partire per leggere le richieste che arrivano dalla medicina generale, dalla dirigenza medica e dalle professioni sanitarie. Fimmg, Anaao Assomed e Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP, pur rappresentando mondi differenti, stanno lanciando un messaggio identico: non bastano più le rassicurazioni del ministro della Salute Orazio Schillaci. Servono stanziamenti certi, continuativi e programmabili.
La Fimmg ha accolto con favore l’impegno assunto dal ministro, ma ha ricordato una verità che troppo spesso scompare nelle dichiarazioni politiche: le risorse destinate ai medici di famiglia non coincidono automaticamente con il loro reddito. Una parte consistente degli stanziamenti serve a pagare personale, strutture, strumenti tecnologici e organizzazione degli studi. Pretendere di rafforzare la medicina territoriale senza finanziarne adeguatamente la struttura significa semplicemente scaricare sui professionisti il costo della riforma.
Se il Governo vuole davvero spostare una parte dell’assistenza dall’ospedale al territorio, deve mettere i medici di famiglia nelle condizioni di lavorare. Servono personale negli studi, diagnostica di primo livello, tecnologie, organizzazioni territoriali efficienti e una vera integrazione con il resto del sistema sanitario. Altrimenti la medicina territoriale resterà l’ennesima riforma annunciata con enfasi e finanziata con il contagocce.
Schillaci sostiene che occorra assumere più medici e più professionisti sanitari e pagarli meglio. Parole condivisibili, ma ormai insufficienti. Perché il problema non è soltanto assumere: è riuscire a trattenere chi già lavora nel sistema pubblico. Se condizioni economiche, carichi di lavoro, responsabilità e prospettive professionali continuano a essere squilibrati, ogni nuova assunzione rischia di essere vanificata dall’uscita di altri professionisti.
È proprio su questo terreno che interviene l’Anaao Assomed, chiedendo di aumentare l’indennità di esclusività della dirigenza medica e sanitaria e di correggere le disparità che penalizzano i professionisti. Non è una semplice rivendicazione sindacale. Dietro il tema delle indennità c’è una domanda politica precisa: quanto vale oggi, per questo Governo, il lavoro di un medico del Servizio sanitario nazionale? E quanto è disposto lo Stato a investire per evitare che quel medico scelga di andarsene?
La questione riguarda però l’intero universo delle professioni sanitarie. Anche la Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP ha raccolto con favore le parole di Schillaci sull’equiparazione delle professioni sanitarie e sulla necessità di valorizzare il personale del Ssn. Il presidente Diego Catania ha definito l’equiparazione una misura dovuta, ponendo l’accento su una disparità che non può più essere nascosta dietro la retorica della valorizzazione.
Professionisti che svolgono attività essenziali, assumono responsabilità crescenti e garantiscono ogni giorno prestazioni indispensabili per diagnosi, cura, riabilitazione e prevenzione non possono continuare a essere riconosciuti a parole e penalizzati nei fatti. Il tema riguarda in particolare le differenze economiche rispetto alle altre figure del sistema sanitario e dovrà trovare una risposta concreta nella prossima legge di Bilancio e nel rinnovo del contratto collettivo nazionale.
Il messaggio che arriva dalle organizzazioni professionali è dunque netto: non esistono professionisti di serie A e di serie B. Se competenze, responsabilità e carichi di lavoro sono diventati sempre più elevati, anche il riconoscimento economico deve adeguarsi. L’equiparazione non può essere presentata come una concessione, ma come il necessario riallineamento tra ciò che i professionisti fanno e ciò che lo Stato riconosce loro.
Anche l’annuncio di Schillaci sull’equiparazione delle indennità e delle agevolazioni fiscali tra le diverse professioni sanitarie va nella direzione giusta. Ma proprio perché il problema è enorme, non sarà sufficiente correggere qualche disparità o intervenire sugli straordinari. Serve una politica complessiva di valorizzazione delle professioni sanitarie, dagli operatori che lavorano nei pronto soccorso ai medici ospedalieri, dai professionisti della medicina generale alle figure tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.
La partita è quindi molto più ampia di una singola voce di bilancio. È in gioco la capacità del Servizio sanitario nazionale di rimanere pubblico, efficiente e attrattivo. Da una parte ci sono gli annunci del Governo, dall’altra una realtà fatta di carenze di personale, crescente domanda di assistenza e professionisti sottoposti a una pressione sempre maggiore. Fimmg, Anaao e professioni sanitarie, pur rappresentando mondi differenti, stanno dicendo sostanzialmente la stessa cosa: senza investimenti stabili non esiste riorganizzazione possibile.
E c’è un’altra partita che non può essere separata da quella economica: la ridefinizione dell’atto medico nell’epoca dell’Intelligenza artificiale. Schillaci e Anaao hanno affrontato anche questo tema, richiamando la necessità di ridefinire ruolo, responsabilità e confini dell’attività medica. Ma anche qui vale una regola elementare: la tecnologia può aiutare il professionista, non può sostituire le risorse umane che mancano.
La prossima legge di Bilancio sarà dunque un test di credibilità per il Governo. Non basterà più dire che la sanità è una priorità: bisognerà dimostrarlo mettendo sul tavolo le risorse necessarie. Se arriveranno soltanto bonus, agevolazioni temporanee e annunci di nuove assunzioni, la crisi resterà intatta e il divario tra propaganda e realtà diventerà ancora più evidente.
Se invece arriveranno risorse strutturali per personale, medicina generale, organizzazione territoriale, stipendi, indennità e innovazione, allora si potrà finalmente parlare di una politica sanitaria all’altezza dell’emergenza.
Perché il Servizio sanitario nazionale non si difende con le dichiarazioni. Si difende pagando chi ci lavora, finanziando chi deve garantire l’assistenza e riconoscendo il valore delle competenze professionali. Il Governo ha ancora la possibilità di dimostrare che la sanità è davvero una priorità. Ma questa volta non servono slogan: servono soldi. E devono essere veri.
Altre Notizie della sezione
Contratto Medici e Dirigenti SSN
11 Settembre 2026Report trattativa Ccnl 2025-2027 del 9 settembre 2026.
Nasce un tavolo tecnico permanente con le professioni per gli immobili pubblici
10 Settembre 2026Agenzia del Demanio, Consiglio Nazionale Ingegneri, Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, Inarcassa, Fondazione Inarcassa e Fondazione dell’Ordine degli Ingegneri di Roma promuovono un confronto sui temi strategici della progettazione e della valorizzazione del patrimonio pubblico.
Il 28° regime apre ai professionisti
09 Settembre 2026Assoprofessioni chiede meno frammentazione normativa e pieno riconoscimento dei professionisti come imprese.
