Quindici giorni per fare tutto
Credito sul gasolio, la burocrazia detta i tempi e imprese e commercialisti pagano il conto.
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La burocrazia fiscale italiana ha una regola non scritta: più una procedura è complicata, meno tempo viene concesso per rispettarla. E se a dover correre sono commercialisti e imprese, tanto meglio. È esattamente ciò che sta accadendo con il credito d’imposta sul gasolio destinato agli autotrasportatori.
Dal 1° settembre è possibile presentare attraverso la piattaforma dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli le domande relative ai rifornimenti effettuati dal marzo al 31 agosto 2026. La scadenza è fissata al 15 settembre.
Quindici giorni. Non per compilare un modulo e premere “invio”, ma per ricostruire mesi di acquisti, raccogliere documentazione, verificare requisiti, controllare fatture e consumi, calcolare l’agevolazione e trasmettere una pratica sulla quale il professionista si assume precise responsabilità.
È questa la grande semplificazione promessa dalla macchina fiscale?
Il Ministero e l’amministrazione pubblica sembrano vivere in un calendario diverso da quello di imprese e professionisti. Per chi scrive le regole, evidentemente, il 31 agosto e il 1° settembre sono giorni come gli altri. Per chi deve applicare quelle regole, invece, significano l’impossibilità materiale di disporre in anticipo di tutti i dati necessari.
Il credito, infatti, riguarda anche gli acquisti effettuati fino al 31 agosto. Dunque i dati dell’ultimo giorno utile diventano disponibili praticamente contemporaneamente all’apertura della procedura. E da quel momento parte il conto alla rovescia.
Non basta. Il credito non è fisso, ma deve essere determinato sulla base della differenza di spesa rispetto al prezzo medio di riferimento del febbraio 2026. Occorre quindi verificare volumi, quantità e importi. Altro che procedura automatica.
La pubblica amministrazione concede il beneficio, ma lascia ai professionisti il compito di attraversare il labirinto per ottenerlo.
Marco Cuchel, presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti, denuncia ancora una volta una scarsa considerazione del lavoro dei professionisti. Una critica che questa volta tocca un nervo scoperto: se il legislatore e l’amministrazione conoscono per tempo la complessità degli adempimenti, perché continuano a fissare finestre operative così ristrette?
E poi c’è la questione dell’accesso alla piattaforma. L’esclusione della Cns a favore del solo Spid del titolare dell’impresa, secondo l’Anc, limita l’autonomia del professionista che assiste l’azienda. Un ulteriore ostacolo che arriva proprio quando sarebbe necessario rendere la procedura il più fluida possibile.
È il solito paradosso: si parla di digitalizzazione, ma si finisce per digitalizzare la complicazione.
Nel frattempo l’autotrasporto continua a fare i conti con il caro carburante e con una situazione economica difficile. Il credito d’imposta dovrebbe rappresentare un aiuto concreto. Ma un aiuto serve davvero soltanto se è possibile accedervi senza trasformare commercialisti e imprese in concorrenti di una corsa a ostacoli burocratica.
La richiesta dell’Anc di prorogare il termine del 15 settembre appare quindi tutt’altro che corporativa. Concedere più tempo significa semplicemente permettere a chi presenta le domande di lavorare con la necessaria accuratezza e alle imprese di beneficiare effettivamente della misura.
Perché il vero problema è sempre lo stesso: lo Stato annuncia la semplificazione, la burocrazia organizza la complicazione e il professionista viene lasciato a gestire le conseguenze.
Poi, naturalmente, se una pratica non arriva in tempo, la scadenza resta lì, inflessibile.
La burocrazia non corre.
Fa correre gli altri.
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