«Il giudice non segue l’onda emotiva», l’Ocf sul caso di Torino
In una nota, l’Organismo congressuale forense stigmatizza gli attacchi al gip che ha risparmiato il carcere al commesso accusato di abusi su una minorenne: «È la legge a imporre che la custodia cautelare sia l’ultima ratio»
L’Organismo congressuale forense interviene con una nota sul caso di Torino e sull’applicazione, al commesso accusato di violenza sessuale, dell’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia per il delitto commesso a danno di una minorenne. Nel comunicato, l’Ocf segnala come «l’autonomia e l’indipendenza del giudice» vadano riaffermati «proprio nei casi nei quali la competenza del giurista e la complessità della materia penale portano a decisioni che non sono in linea con le semplificazioni del ragionamento comune, che si muove su base emotigena e meramente intuitiva».
Dispiace constatare, si legge nella nota dell’Organismo forense, che «l’approccio politico-mediatico rispetto alla vicenda ha denotato ancora una volta una evidente deriva populista. Fermo restando il legittimo diritto di critica delle decisioni giudiziarie, in casi del genere, proprio per la natura odiosa del fatto contestato, si dovrebbe spiegare alla collettività che le scelte del giudice sono dettate da principi normativi di natura complessa. Sarebbe stato corretto far presente che la legge demanda al giudice la scelta della misura da adottare in ragione di un giudizio di proporzionalità rispetto alla gravità del caso e che, in realtà, è proprio la legge che impone di adottare la custodia in carcere come ultima ratio, quindi solo se misure più blande non sono adeguate».
In più, ricorda ancora l’Ocf, «il cittadino ha diritto di sapere che le ragioni esposte dal giudice nel provvedimento per motivare la scelta, dal comportamento collaborativo mantenuto alla entità del fatto, dalla resipiscenza alla sufficienza del contatto giornaliero con la polizia per scongiurare il ripetersi di analoghi episodi, possono sempre essere oggetto di ricorso da parte della difesa e dell’accusa, e sottoposte quindi a una valutazione di correttezza ad opera del Tribunale della libertà e poi, eventualmente, del giudice di legittimità».
Dopodiché l’Organismo forense esprime una critica sull’invio degli ispettori a Torino deciso dal guardasigilli Carlo Nordio: «Ciò che non è previsto dal nostro codice è il controllo sulla correttezza delle decisioni tramite ispezioni ministeriali, né che le stesse possono trovare legittimazione nell’allarme nella popolazione o in valutazioni di eccezionalità. Per l’ennesima volta», ricorda infine Ocf, «va ribadito che la libertà dell’avvocato e del magistrato sono presidi a garanzia della libertà del cittadino e che, inevitabilmente, la strumentalizzazione politica di vicende giudiziarie alimenta sfiducia nel sistema e cortocircuiti tra le aspettative del cittadino e l’applicazione concreta della giustizia penale».
Tratto da Il Dubbio
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