Anno: XXVIII - Numero 165    
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Tra “Campo largo” e “Grossa coalizione”

Scenari prossimi venturi.

Tra “Campo largo” e “Grossa coalizione”

Gli ultimi sondaggi disponibili sulle intenzioni di voto confermano l’andamento delle rilevazioni precedenti che indicano il crescente successo di Futuro Nazionale a spese di Fratelli d’Italia ma anche degli altri partiti del Centrodestra, in particolare della Lega. Ciò che delinea uno scenario che potrebbe dar luogo nella prossima legislatura ad un confronti Sinistra-Destra tra un “Campo largo” ed una “Grossa coalizione” che potrebbe comprendere, oltre ai tradizionali attori di Centrodestra, FdI, FI, Lega e Noi Moderati, anche Futuro Nazionale in veste di determinante della eventuale maggioranza e, pertanto, delle decisioni da assumere in vista della formazione del Governo. Uno scenario immaginiamo non gradito a Giorgia Meloni che dovrebbe fare i conti con l’Onorevole Generale in termini non agevoli perché essere determinante della vittoria del Centrodestra indurrebbe Roberto Vannacci a pretendere nel programma e nella formazione della compagine ministeriale.

Ma vediamo i dati, desumibili dalla rilevazione di fine agosto condotta dall’Istituto Piepoli (28/8) che unitamente ai sondaggi di DiMedia (26/8) e Winpoll (18-27/8) confermano Fratelli d’Italia primo partito che, tuttavia,ma perde terreno; Futuro Nazionale continua a crescere e il Pd mantiene una posizione competitiva.

Per Piepoli FdI è al 28%, in crescita di mezzo punto rispetto al 1° agosto, mentre Pd e Forza Italia arretrano di mezzo punto. Per BiDiMedia, invece, FdI sarebbe al 25,4%, Pd al 21% e Futuro Nazionale all’8%, davanti a Forza Italia e Lega.

La forbice ampia tra gli istituti dimostra che il quadro elettorale è ancora fluido a molti mesi dall’appuntamento elettorale e che la distanza dal Pd può essere molto più contenuta di quanto suggeriscano alcuni sondaggi.

Tuttavia un dato significativo c’è ed è evidente. FdI non è più inattaccabile come qualche mese fa. E questo si spiega con le difficoltà che incontra il Governo a causa della crisi internazionale che influisce sul costo della vita percepito in misura superiore a quella che gli indici Istat segnalano. Il malessere cresce e non è facile per il partito della Presidente del Consiglio reggere la scena mandando in onda giornalmente personaggi che ripetono dichiarazioni all’evidenza preconfezionate, tutte enfatiche nei toni quanto inconcludenti nelle affermazioni. Dire come fanno con voce stentorea che siamo i migliori del mondo e che tutti ci imitano non funziona più. Ma forse non ha mai funzionato. Come mostrano la corda i titoloni dei giornali di area che potrebbero svolgere un’opera di supporto intelligente alla maggioranza segnalando il da farsi a cominciare dal cambio della guardia in alcuni ministeri. Facce nuove sarebbero importanti per frenare la fuga di consensi in direzione di Futuro Nazionale. E se questo non è possibile per equilibri interni e per evitare di tornare in Parlamento per un voto di fiducia Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini potrebbero far emergere personaggi credibili per dire cosa fare in questo scorcio di legislatura.

Un cambio di passo appare, tuttavia, difficile se non impossibile. Aver costruito una narrazione all’insegna di “semo i mejo” è stato un errore. Perché i meglio li hanno lasciati a casa e perché all’insegna di “Giorgia ha sempre ragione” si rischia di andare a sbattere prima della fine del ventennio.

Questo apre una partita delicatissima per Giorgia Meloni. Il problema non è soltanto quanti voti possa sottrarre Vannacci a FdI, ma soprattutto come costruire una coalizione capace di tenere insieme forze che rischiano di contendersi lo stesso elettorato.

Ma se a via della Scrofa non si ride anche in via del Nazareno si hanno problemi grossi. Innanzitutto di leadership. Infatti la coalizione non ha ancora risolto il problema del comando.

Il Pd resta stabilmente sopra il 20% e in alcune rilevazioni arriva al 22%. Il M5S oscilla intorno al 12-13%, mentre AVS si colloca tra il 6,5 e quasi l’8%.

Chi guiderà il Campo largo per rendere una coalizione elettoralmente competitiva? Sembra generale il giudizio negativo su Elly Schlein. Giuseppe Conte non appare a detta di molti la scelta giusta. Ed è per questo che Matteo Renzi, facitore e disfacitore di candidati e di coalizioni, fa il nome di Silvia Salis come della persona che potrebbe contrapporsi a Giorgia Meloni. Anche lei è donna, mamma e cristiana. Requisiti che forse contano ancora, come un aspetto decisamente gradevole.

Gli indecisi sembrano, dunque… decisivi. BiDiMedia li stima intorno al 23%.

In sintesi agosto racconta la fine dell’idea che il centrodestra possa arrivare al 2027 senza una vera competizione interna.

Vannacci ha aperto una crepa potenzialmente sempre più profonda. Riuscirà Giorgia Meloni a dimostrare di avere doti di statista per regolare la partita?

 

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