Anno: XXVIII - Numero 163    
Lunedì 31 Agosto 2026 ore 13:30
Resta aggiornato:

Home » INFERMIERI, LA RIVOLUZIONE PARTE DA DOMANI

INFERMIERI, LA RIVOLUZIONE PARTE DA DOMANI

Tre nuove lauree specialistiche cambiano la professione: territorio, pediatria, emergenza. E arriva la prescrizione di ausili e presidi.

INFERMIERI, LA RIVOLUZIONE PARTE DA DOMANI

La professione infermieristica si prepara a una delle trasformazioni più importanti degli ultimi anni. Da settembre prende forma il nuovo percorso che introduce tre lauree magistrali a indirizzo specialistico, destinate a modificare profondamente il ruolo dell’infermiere all’interno del Servizio sanitario nazionale. Non si tratta soltanto di aggiungere nuovi titoli accademici: l’obiettivo è costruire competenze avanzate e affidare agli infermieri responsabilità maggiori nella presa in carico dei pazienti.

La riforma si inserisce in un sistema sanitario che ha sempre più bisogno di professionisti capaci di lavorare sul territorio, gestire la cronicità, affrontare l’emergenza e assistere pazienti fragili e complessi. E proprio per questo le nuove specializzazioni rappresentano una scommessa destinata a incidere sia sull’organizzazione degli ospedali sia sulla sanità di prossimità.

Il nuovo impianto individua tre grandi aree: cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità; cure neonatali e pediatriche; cure intensive ed emergenza. Tre percorsi diversi, pensati per rispondere a bisogni altrettanto diversi.

Il primo profilo è quello dell’infermiere specialista nelle cure primarie e nell’infermieristica di famiglia e comunità. È probabilmente la figura destinata ad avere il maggiore impatto sulla sanità territoriale. Il suo compito sarà seguire il paziente fuori dall’ospedale, contribuendo alla prevenzione, alla gestione delle patologie croniche, alla continuità assistenziale e alla presa in carico delle persone fragili.

È il modello dell’infermiere che non interviene soltanto quando il problema di salute è già esploso, ma che accompagna il cittadino lungo il percorso assistenziale. Una funzione particolarmente importante in una popolazione che invecchia e nella quale aumentano le persone affette da patologie croniche.

Questo professionista potrà trovare spazio nelle Case della comunità, nei servizi territoriali, nell’assistenza domiciliare e nelle strutture dedicate alla presa in carico della cronicità e della fragilità. È, in sostanza, uno dei tasselli fondamentali della sanità territoriale prevista dal nuovo modello organizzativo.

Il secondo profilo riguarda l’infermiere specialista nelle cure neonatali e pediatriche. Qui la specializzazione nasce dall’esigenza di garantire competenze specifiche nell’assistenza al neonato, al bambino e all’adolescente.

Un paziente pediatrico non è semplicemente un adulto di dimensioni ridotte. Età, sviluppo, comunicazione, bisogni psicologici e modalità di assistenza richiedono conoscenze specifiche. Per questo il nuovo percorso mira a formare professionisti in grado di operare nei contesti pediatrici e neonatali con una preparazione avanzata.

Gli sbocchi saranno quindi soprattutto nelle neonatologie, nelle pediatrie, nelle strutture ospedaliere e nei servizi territoriali dedicati all’età evolutiva, compresi i percorsi rivolti ai bambini e ai ragazzi con patologie croniche o condizioni di particolare fragilità.

Il terzo profilo è quello dell’infermiere specialista nelle cure intensive e nell’emergenza. È la figura destinata agli ambienti nei quali la complessità clinica raggiunge i livelli più elevati.

Terapie intensive, emergenza-urgenza e assistenza al paziente critico richiedono infatti una preparazione che va oltre quella dell’infermiere generalista. Monitoraggio, gestione delle condizioni di instabilità, assistenza avanzata e capacità di intervenire rapidamente diventano elementi centrali della formazione.

È una specializzazione che potrà trovare applicazione negli ospedali, nelle terapie intensive, nei pronto soccorso e nei servizi di emergenza, compresi i contesti nei quali l’assistenza viene prestata al di fuori dell’ospedale.

Ma la novità che ha provocato maggiore discussione riguarda le nuove competenze prescrittive.

Qui occorre evitare una semplificazione che rischia di creare confusione. Dire che gli infermieri potranno “fare ricette” non significa affatto che diventeranno medici o che potranno prescrivere farmaci.

La diagnosi e la prescrizione farmacologica restano infatti nell’ambito delle competenze mediche.

La novità riguarda invece la possibilità, nell’ambito delle competenze specialistiche previste dalla riforma, di intervenire sulla prescrizione di determinati presidi, ausili, dispositivi e tecnologie assistenziali necessari alla presa in carico del paziente.

È una differenza sostanziale. Significa riconoscere che l’infermiere specialista, proprio in virtù della sua formazione, può avere una competenza specifica nell’individuare e gestire determinati strumenti necessari all’assistenza.

Ed è proprio su questo terreno che si è aperto il confronto tra professioni sanitarie.

Da una parte c’è chi considera l’estensione delle competenze un passaggio inevitabile per adeguare la sanità alla realtà contemporanea. Dall’altra ci sono le preoccupazioni legate alla necessità di delimitare con precisione le responsabilità tra medico e infermiere, evitando sovrapposizioni e possibili contenziosi.

Il punto, però, è un altro: una professione può davvero essere resa più autonoma senza modificarne contemporaneamente organizzazione, responsabilità e riconoscimento economico?

È questa la domanda che accompagnerà l’avvio delle nuove lauree.

Perché il rischio è evidente. Se il sistema sanitario crea infermieri altamente specializzati, attribuisce loro competenze più avanzate e chiede loro di assumersi maggiori responsabilità, ma poi li inserisce nelle strutture con gli stessi ruoli e gli stessi riconoscimenti riservati alla professione generalista, la riforma rimane a metà.

La vera rivoluzione, quindi, non sarà soltanto universitaria.

Sarà organizzativa.

Le aziende sanitarie dovranno capire come utilizzare questi nuovi professionisti. Dovranno essere individuati gli incarichi, le responsabilità, i percorsi di carriera e le relative differenze economiche. E soprattutto dovrà essere chiarito come le nuove figure si integreranno con medici, altri professionisti sanitari, servizi territoriali e strutture ospedaliere.

Il problema è particolarmente delicato per la sanità territoriale. Le Case della comunità rischiano di diventare contenitori vuoti se non saranno riempite di professionalità realmente operative. L’infermiere specialista nelle cure primarie potrebbe diventare uno dei protagonisti della nuova assistenza di prossimità, ma soltanto se gli verranno assegnate responsabilità concrete.

Lo stesso vale per l’emergenza. Formare specialisti nelle cure intensive e nell’emergenza senza affrontare il problema della carenza di personale significherebbe utilizzare solo una parte del potenziale della riforma.

E c’è poi la questione economica.

Una specializzazione avanzata comporta anni di studio, formazione e aggiornamento. Se a queste competenze corrispondono maggiori responsabilità, è inevitabile che il sistema contrattuale riconosca anche un differenziale professionale ed economico.

Altrimenti il rischio è quello già conosciuto in altri settori della sanità: chiedere sempre di più agli operatori senza costruire un vero percorso di valorizzazione.

Le tre nuove lauree possono dunque rappresentare un passaggio decisivo per la professione infermieristica. Ma soltanto se saranno accompagnate da una revisione complessiva del ruolo.

Il futuro dell’infermiere non è più quello di un professionista chiamato semplicemente a eseguire prestazioni. La direzione indicata dalla riforma è quella di un professionista con competenze specialistiche, autonomia crescente e responsabilità precise.

La partita che si apre da settembre sarà quindi molto più grande di quella universitaria.

È una partita che riguarda il futuro della sanità italiana.

Perché l’Italia può continuare a discutere per anni sui confini tra professioni oppure può finalmente costruire una sanità nella quale ogni professionista utilizzi al massimo le proprie competenze.

Le tre nuove lauree sono un passo in questa direzione.

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter!Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e libri inerenti la tua professione.

ISCRIVITI

Altre Notizie della sezione

INFERMIERI DI FAMIGLIA CERCASI

INFERMIERI DI FAMIGLIA CERCASI

28 Agosto 2026

Il Dm 77 fissa il fabbisogno, ma Agenas e contratto non definiscono ancora ruolo, funzioni e inquadramento.

GRANDI ASPETTATIVE SULLA NUOVA GIUSTIZIA TRIBUTARIA

GRANDI ASPETTATIVE SULLA NUOVA GIUSTIZIA TRIBUTARIA

27 Agosto 2026

Fra qualche anno l’ingresso nelle corti tributarie dei primi magistrati professionali verrà ricordato come un passaggio epocale, che realizza la tanto agognata riforma della Giustizia Tributaria.

Archivio sezione

Commenti


×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.