Anno: XXVIII - Numero 162    
Venerdì 28 Agosto 2026 ore 13:30
Resta aggiornato:

Home » Di Battista agita il campo largo

Di Battista agita il campo largo

Il potenziale 3,5% di Schierarsi rischia soprattutto di sottrarre consensi a Conte e al Movimento 5 Stelle.

Di Battista agita il campo largo

Alessandro Di Battista non ha ancora annunciato ufficialmente il ritorno in politica, ma la sola ipotesi della sua candidatura alle elezioni politiche del 2027 comincia già a produrre simulazioni e calcoli. E, soprattutto, a preoccupare il campo largo più che il centrodestra.

Secondo l’ultimo sondaggio Izi realizzato per Domani e rilanciato da Bidimedia, un italiano su tre, il 34,1%, è già a conoscenza della possibile discesa in campo dell’ex deputato pentastellato attraverso il progetto Schierarsi. Un dato che segnala come, nonostante cinque anni lontano dalle istituzioni, Di Battista conservi ancora una riconoscibilità politica tutt’altro che marginale.

I numeri, almeno per ora, restano modesti: il consenso elettorale immediato si attesterebbe intorno all’1,3%. Ma il bacino potenziale salirebbe fino al 3,5%, una percentuale che potrebbe diventare significativa in un sistema politico sempre più frammentato e in una competizione elettorale giocata anche su pochi punti.

Il problema è capire da dove arriverebbero quei voti. La risposta appare abbastanza evidente: soprattutto dall’area oggi occupata dal Movimento 5 Stelle e, più in generale, dall’elettorato del campo largo più radicale, movimentista e ostile alle tradizionali formule di governo.

Di Battista, del resto, uscì dal Movimento proprio nel 2021, in aperta polemica con la scelta di Giuseppe Conte e dei vertici pentastellati di sostenere il governo Draghi. Da allora ha mantenuto una posizione critica verso l’evoluzione del M5s, lasciando intendere più volte che lo spazio per una nuova proposta politica potrebbe ancora esistere.

Per Conte, dunque, il ritorno di «Dibba» potrebbe rappresentare un doppio problema. Da una parte la sottrazione diretta di consensi; dall’altra la riapertura di una competizione interna all’area antisistema e populista che il leader del M5s è riuscito, almeno finora, a mantenere sotto controllo.

Molto dipenderà dalle scelte dell’ex parlamentare. Se Schierarsi resterà un movimento di opinione, l’effetto potrebbe essere limitato. Se invece Di Battista decidesse di candidarsi davvero nel 2027, anche un risultato attorno al 3% potrebbe cambiare gli equilibri della coalizione.

Non abbastanza, probabilmente, per costruire una forza decisiva da sola. Ma abbastanza per togliere a Conte quei voti che, in una sfida già complicata con il Pd di Elly Schlein, potrebbero diventare determinanti.

Il paradosso è tutto qui: il possibile ritorno di Di Battista non sembra destinato a danneggiare il governo. Il primo conto rischia di pagarlo proprio il campo largo, aggiungendo un altro concorrente alla già difficile partita per trovare un leader, un programma e soprattutto un elettorato comune.

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter!Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e libri inerenti la tua professione.

ISCRIVITI

Altre Notizie della sezione

Il Pd teme le primarie. Ecco la carta Gualtieri

Il Pd teme le primarie. Ecco la carta Gualtieri

26 Agosto 2026

Il presidente del M5S avrebbe proposto alla segretaria del Pd di farsi entrambi da parte ma la leader dem è determinata a vincere e insediarsi a Palazzo Chigi. In caso di vittoria, ipotesi Gentiloni al Quirinale.

Archivio sezione

Commenti


×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.