Di Battista agita il campo largo
Il potenziale 3,5% di Schierarsi rischia soprattutto di sottrarre consensi a Conte e al Movimento 5 Stelle.
Alessandro Di Battista non ha ancora annunciato ufficialmente il ritorno in politica, ma la sola ipotesi della sua candidatura alle elezioni politiche del 2027 comincia già a produrre simulazioni e calcoli. E, soprattutto, a preoccupare il campo largo più che il centrodestra.
Secondo l’ultimo sondaggio Izi realizzato per Domani e rilanciato da Bidimedia, un italiano su tre, il 34,1%, è già a conoscenza della possibile discesa in campo dell’ex deputato pentastellato attraverso il progetto Schierarsi. Un dato che segnala come, nonostante cinque anni lontano dalle istituzioni, Di Battista conservi ancora una riconoscibilità politica tutt’altro che marginale.
I numeri, almeno per ora, restano modesti: il consenso elettorale immediato si attesterebbe intorno all’1,3%. Ma il bacino potenziale salirebbe fino al 3,5%, una percentuale che potrebbe diventare significativa in un sistema politico sempre più frammentato e in una competizione elettorale giocata anche su pochi punti.
Il problema è capire da dove arriverebbero quei voti. La risposta appare abbastanza evidente: soprattutto dall’area oggi occupata dal Movimento 5 Stelle e, più in generale, dall’elettorato del campo largo più radicale, movimentista e ostile alle tradizionali formule di governo.
Di Battista, del resto, uscì dal Movimento proprio nel 2021, in aperta polemica con la scelta di Giuseppe Conte e dei vertici pentastellati di sostenere il governo Draghi. Da allora ha mantenuto una posizione critica verso l’evoluzione del M5s, lasciando intendere più volte che lo spazio per una nuova proposta politica potrebbe ancora esistere.
Per Conte, dunque, il ritorno di «Dibba» potrebbe rappresentare un doppio problema. Da una parte la sottrazione diretta di consensi; dall’altra la riapertura di una competizione interna all’area antisistema e populista che il leader del M5s è riuscito, almeno finora, a mantenere sotto controllo.
Molto dipenderà dalle scelte dell’ex parlamentare. Se Schierarsi resterà un movimento di opinione, l’effetto potrebbe essere limitato. Se invece Di Battista decidesse di candidarsi davvero nel 2027, anche un risultato attorno al 3% potrebbe cambiare gli equilibri della coalizione.
Non abbastanza, probabilmente, per costruire una forza decisiva da sola. Ma abbastanza per togliere a Conte quei voti che, in una sfida già complicata con il Pd di Elly Schlein, potrebbero diventare determinanti.
Il paradosso è tutto qui: il possibile ritorno di Di Battista non sembra destinato a danneggiare il governo. Il primo conto rischia di pagarlo proprio il campo largo, aggiungendo un altro concorrente alla già difficile partita per trovare un leader, un programma e soprattutto un elettorato comune.
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