Il Pd teme le primarie. Ecco la carta Gualtieri
Il presidente del M5S avrebbe proposto alla segretaria del Pd di farsi entrambi da parte ma la leader dem è determinata a vincere e insediarsi a Palazzo Chigi. In caso di vittoria, ipotesi Gentiloni al Quirinale.
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La testa di serie è Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, tessera Pd ma vicino anche a Conte di cui è stato ministro dell’Economia dal 2019 al 2021. È la figura su cui più punta un’intera area del Pd romano, da Bettini a Morassut a Claudio Mancini, per risolvere amichevolmente, cioè senza passare per l’ordalia delle primarie, la contesa sulla candidatura per il Campo largo. In seconda postazione, anche lui molto forte, è piazzato Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, area Pd ma gradito anche ai 5S. Spendere il suo nome alle primarie vorrebbe però dire bruciarlo in vista di un possibile governo del presidente o simile in caso di pareggio. Comunque non è detto che l’ex poliziotto, con il Viminale già ipotecato in un eventuale governo di centrosinistra, accetterebbe di esporsi. Silvia Salis, il nome più chiacchierato di tutti ormai da mesi, sconta l’endorsement, o più precisamente il bacio della morte, di Matteo Renzi e ha quindi perso posizioni. Il sindaco di Napoli Manfredi sarebbe il preferito da Conte ma proprio per questo le sue quotazioni sono basse.
Questi sono comunque i nomi che frullano nel bussolotto dei notabili Pd e Avs che non hanno affatto perso la speranza di evitare le primarie. Quella prova è temuta per vari e convergenti motivi. Non può che essere divisiva e lacerarsi proprio sull’orlo delle elezioni anticipate, dunque senza tempo a disposizione per ricucire le inevitabili ferite, non sembra la scelta più prudente. Inoltre la vittoria di Conte non provocherebbe gravi danni: la stragrande maggioranza degli elettori del Pd lo voterebbero anche se alcuni masticando amaro. Il più probabile successo della segretaria del Pd sarebbe però molto più rischioso. Gli elettori del M5S sono schizzinosi e probabilmente una parte non trascurabile di quell’elettorato diserterebbe le urne con Schlein candidata.
C’è però un motivo in più, ancor meno confessabile che spinge una parte del Pd a lavorare perché la sua segretaria rinunci alla candidatura. È noto che la posta in gioco nelle prossime elezioni sarà doppia: palazzo Chigi ma anche il Quirinale. Per l’establishment del Pd conquistare il Colle è almeno tanto importante quanto insediare il candidato della coalizione alla guida del governo. Il papabile numero uno ha già un nome e un cognome: Paolo Gentiloni. È però fortemente improbabile che Conte permetta al Pd di occupare la presidenza del Consiglio con la segretaria e il Quirinale con un ex premier mentre con una figura esterna come Gabrielli o Salis oppure vicina anche a Conte come Gualtieri o Manfredi l’impresa sarebbe certamente più facile. Se poi alla guida del governo ci fosse proprio Conte il gioco sarebbe fatto.
Queste però sono solo fantasie e ardenti desideri di una parte del Pd e, per motivi diversi, cioè soprattutto per paura dell’effetto negativo sulle elezioni di Avs. Senza il semaforo verde dei due leader direttamente coinvolti la strada è sbarrata. Conte ha sempre scommesso proprio sulle primarie. Schlein è diventata sostenitrice strenua dell’ordalia quando si è resa conto delle manovre in corso per scalzarla.
Tra i due, stando almeno alle voci e alle indiscrezioni, il più disponibile a ritirarsi, se la rivale facesse lo stesso, sarebbe il leader dei 5S che avrebbe anche sondato il terreno in questa direzione direttamente con Schlein trovandola però “irremovibile” e decisa quindi a giocarsi la partita nei gazebo e nel probabile voto online. Ma di qui alle eventuali primarie ci passano mesi, le manovre per convincere la leader dem sono in corso e c’è chi sostiene che qualche spiraglio, soprattutto a favore di Gualtieri, si sarebbe aperto. Non è escluso però che si tratti di un proverbiale wishful thinkng: altre fonti sostengono infatti che Schlein sia più che mai decisa a correre di persona per Palazzo Chigi.
Al momento, tuttavia, nessuno si sta occupando seriamente neppure di concordare le eventuali regole dell’eventuale corsa. L’unica cosa certa è che per Schlein si dovrà votare con il doppio turno mentre Conte è altrettanto drastico nel reclamare il turno unico. Questione di interesse, non di principio. Elly sa che col doppio turno i voti di alcuni candidati, come quello centrista ancora da identificare o quello di Avs se ci sarà, confluirebbero su di lei al ballottaggio. Il problema è che lo sa anche Giuseppe Conte e per questo farà il possibile per evitare il ballottaggio.
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