Un «team di garanti» per le primarie
Bettini torna a parlare dei gazebo del campo largo e lancia la proposta di un «comitato di garanzia».
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Prima l’idea di candidare «un neodiciottenne o un vecchio partigiano» (copyright Roberto Speranza), ora l’ipotesi di un «team di garanti» che sia «sopra le parti, impegnato in un lavoro non solo di rappresentanza ma concreto e deliberativo» e che serva a «promuovere e organizzare i gazebo». La proposta arriva niente meno che da Goffredo Bettini, “guru” dem che dal suo buen retiro thailandese ha dato durante l’estate diversi suggerimenti a Pd, M5S e Campo largo in genere per superare l’attuale impasse. E chi se non Bettini poteva partecipare in prima persona al tormentone estivo primarie sì, primarie no, la Terra del Campo largo?
L’ex dirigente dem lo ha fatto a suo modo, con una consueta intervista al Fatto, in cui ha rimproverato l’idea di Speranza perché «le primarie vanno fatte», si è complimentato con Elly Schlein che «di coraggio ne ha da vendere» e pure con Giuseppe Conte perché «pochi politici italiani hanno la sua forza accademica e scientifica, la sua cultura generale». E tanto che c’era non ha nemmeno escluso un ruolo per la sindaca di Genova Silvia Salis, purché passi anch’ella dai gazebo. «Se Silvia Salis potrebbe correre per palazzo Chigi? Certo, se intende partecipare alle primarie – ha detto Bettini – Mi pare una donna intelligente e che sa comunicare. Perderebbe freschezza, con una eventuale convergenza su di lei “a tavolino”. E le sarebbe difficile rappresentare al meglio tutte le sensibilità del centro sinistra». Ma la parte più interessante del Bettini pensiero è quella appunto sul “team di garanti”, per ovviare a quella che definisce «la tarantella» in corso sul tema.
«Ho il timore che riparta nel centrosinistra una “tarantella” infinita su metodi e regole, ritardando ciò che è prioritario: concordare un testo essenziale, programmatico e di principi, di visione dell’Italia; intensificare la nostra opposizione sull’intollerabile carovita e sulla legge elettorale proposta dal governo, di stampo presidenzialista; non considerarla gia’ approvata, piuttosto chiamare alla mobilitazione i democratici e la società civile. E infine, instaurare un clima di amicizia tra di noi, più sincero rispetto all’oggi». Ammettendo dunque forse inconsapevolmente che al momento si sincerità, tra Pd e M5Se in generale nel Campo largo, non ce ne sia chissà quanta.
Non solo. «I leader fondamentali del centrosinistra hanno accettato le primarie. Un percorso è già iniziato – ha aggiunto – Nelle condizioni attuali, il cambio di linea potrebbe essere interpretato come una debolezza, un’incapacità di scegliere, un espediente. La destra ci metterebbe in croce. E anche non pochi commentatori autorevoli». Insomma queste primarie vanno fatte, pazienza se si trasformeranno in un bagno di sangue, l’importante è che poi tutti remino dalla stessa parte. I dubbi, semmai, rimangono sul quando farle e sul come, ed è qui che entra in gioco il team di garanti.
«Le primarie dovrebbero allargare al massimo i partecipanti al voto. Garantire la trasparenza, con regole drastiche che evitino possibili inquinamenti – il pensiero del “guru” dem – Infine, i gazebo andrebbero promossi e gestiti da un comitato di garanzia, sopra le parti, impegnato in un lavoro non solo di rappresentanza ma concreto e deliberativo». Su quando sia meglio svolgerle, invece, «francamente sono incerto. Se le fai il prima possibile, chiudi questo argomento che è durato fin troppo. Se le fai a ridosso del voto, eviti un periodo di possibile logoramento del leader scelto», ha aggiunto Bettini.
Chi è d’accordo sull’allargare il più possibile il perimetro dei votanti è il vicepresidente M5S Riccardo Ricciardi. «Nel M5S la stragrande maggioranza è entusiasta delle primarie e accetterebbe lealmente l’esito – il ragionamento del colonnello pentastellato – Individuiamo prima i principi e i valori e le apriamo a chiunque, anche online, senza preregistrazioni o tessere che allontanano la partecipazione. Si possono fare a turno unico, devono essere una bella sfida aperta, ci confronteremo e chi vincerà darà un indirizzo».
Chi invece sembra crederci poco, come del resto sempre affermato, è il co-leader di Avs, Angelo Bonelli, che torna sull’idea della discesa in campo di un partigiano. «Prima viene la costruzione di un programma condiviso, poi il candidato – ha spiegato ieri – Le primarie non sono il diavolo, ma devono essere precedute da una chiara intesa programmatica. E se si faranno, avanzo una proposta: candidiamo un partigiano o una partigiana, oppure il presidente di uno dei comitati dei familiari delle vittime delle stragi fasciste, da piazza Fontana alla stazione di Bologna. Non sarebbe una candidatura farlocca o puramente simbolica: servirebbe a ricordare che la nostra democrazia nasce dalla Resistenza e dalla lotta partigiana antifascista, opponendosi al disegno di una destra che vuole aggredire le prerogative del capo dello Stato».
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