Richieste accolte, ma l’attesa continua
Famiglia nel bosco: I tre figli restano nella comunità di Vasto nove mesi dopo l’allontanamento.
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I tre figli della cosiddetta famiglia nel bosco rimangono nella comunità di Vasto che li ospita dal novembre 2025. Dopo nove mesi di separazione, Catherine e Nathan attendono ancora una decisione che possa aprire la strada al ricongiungimento, mentre il consulente dei loro legali sostiene che le criticità inizialmente contestate siano state affrontate. Lo racconta la Lapresse, nel pezzo a firma di Margherita Lopes.
La valutazione arriva da Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta specializzato in neurosviluppo, professore dell’Università Gregoriana e componente del gruppo di consulenti della difesa dei genitori. La sua è dunque la posizione della parte che assiste la coppia, non una nuova valutazione del tribunale.
«Dal nostro punto di vista tutte le criticità segnalate in passato non sono state né sottovalutate, né eluse», afferma Cantelmi. Non sono però note nuove determinazioni dell’autorità giudiziaria sulle condizioni necessarie per il rientro dei bambini nella famiglia.
I tre minori erano stati allontanati nel novembre 2025 dall’abitazione familiare di Palmoli, in provincia di Chieti. Da allora vivono in una comunità di Vasto, mentre il caso ha provocato un ampio confronto pubblico sulle scelte educative dei genitori, sulle condizioni abitative e sui limiti dell’intervento dello Stato nella vita familiare.
Cantelmi, scrive Lapresse, ha incontrato Catherine e Nathan durante l’estate, in occasione delle presentazioni del libro scritto dalla donna. Lo psichiatra descrive due genitori profondamente segnati dalla separazione.
«In queste circostanze li ho visti davvero molto provati, faticano a trattenere la commozione. Qualunque stimolo rimandi il pensiero ai bimbi genera in loro un turbamento evidente. Segnalo che sono genitori molto provati», racconta.
La speranza di riunire il nucleo familiare rappresenterebbe, secondo il consulente, il principale sostegno emotivo della coppia: «Sono genitori aggrappati alla speranza di poter riunirsi con i figli. Questo è il pensiero al quale si aggrappano con una forza incredibile. Proprio questa speranza consente loro di andare avanti».
Nei mesi successivi all’allontanamento, Catherine e Nathan avrebbero modificato il proprio atteggiamento iniziale e aderito alle indicazioni formulate dagli specialisti e dall’autorità giudiziaria.
Cantelmi sostiene che le condizioni abitative siano state adeguate, che i percorsi vaccinali siano stati portati a termine e che i genitori abbiano manifestato la disponibilità a favorire l’istruzione e la socializzazione dei bambini.
«Le criticità abitative sono state ampiamente risolte, i cicli vaccinali sono stati completati, i genitori si dichiarano disponibili a favorire socializzazione e istruzione per i loro figli», afferma.
Si tratta degli elementi sui quali la difesa fonda la richiesta di un nuovo esame della situazione. L’effettivo superamento delle criticità e la compatibilità di un eventuale rientro con l’interesse dei minori dovranno però essere valutati dalle autorità competenti.
Nella tutela minorile, infatti, né il consenso popolare né la sola disponibilità dichiarata dai genitori possono sostituire gli accertamenti degli specialisti e le decisioni del giudice. Allo stesso tempo, la prosecuzione dell’allontanamento deve essere collegata a ragioni attuali, verificabili e proporzionate, non a condizioni ormai eventualmente superate.
La storia della famiglia di Palmoli ha diviso l’opinione pubblica e generato una mobilitazione che Cantelmi definisce «popolar-istituzionale». Lo psichiatra ricorda le manifestazioni di vicinanza arrivate da esponenti della cultura, dello spettacolo e delle istituzioni.
«C’è intorno a questa famiglia tanto affetto da parte degli italiani, scrittrici come Susanna Tamaro e star dello spettacolo come Amy Stewart hanno espresso solidarietà», afferma.
Cantelmi richiama inoltre le posizioni assunte dal Garante nazionale per l’infanzia e dal presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia, nonché la risposta inviata da Papa Leone XIV alla lettera dei genitori.
«Papa Leone XIV ha risposto alla lettera di questi genitori consolandoli e assicurando le sue preghiere per loro. C’è una solidarietà popolar-istituzionale impressionante che sostiene e consola questi genitori profondamente stremati dal dolore», aggiunge, ricordando anche la recente stretta di mano tra Catherine e il comandante dei Carabinieri di Agnone.
Queste manifestazioni di sostegno possono accompagnare la famiglia, ma non anticipano l’esito del procedimento né incidono sui criteri con i quali deve essere tutelato il benessere dei tre bambini.
La posizione dei consulenti è che i genitori abbiano risposto alle richieste ricevute e che vi siano ora le condizioni per riesaminare la separazione. Non risultano, tuttavia, indicazioni sulle tempistiche di una nuova decisione o sulle eventuali prescrizioni ancora da soddisfare.
«Riteniamo di aver accolto tutte le richieste del Tribunale e, per questo, siamo in fiduciosa attesa. Un’attesa lunga e dolorosa», conclude Cantelmi.
La speranza dei genitori è affidata alle parole di Catherine, richiamate dallo psichiatra: quella «di una nuova alba che sorgerà».
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