Bagnai promosso, controlli sulle Casse indeboliti
La nomina all’Antitrust lascia senza guida la Commissione che aveva acceso i riflettori su governance, investimenti e trasparenza.
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C’è un vecchio adagio latino che, in questo caso, torna inevitabilmente alla mente: promoveatur ut amoveatur. Promuovere qualcuno per rimuoverlo da un posto dove, forse, stava diventando troppo scomodo. Naturalmente non abbiamo elementi per sostenere che sia andata così. Ma la domanda politica resta legittima: a chi giova l’uscita di Alberto Bagnai dalla presidenza della Commissione bicamerale di controllo sugli enti previdenziali?
Non certo agli iscritti alle Casse di previdenza che avevano visto, finalmente, un organismo parlamentare affrontare senza troppi complimenti alcune delle questioni più delicate del sistema.
La relazione approvata dalla Commissione nel giugno 2025 non era un documento di circostanza. Metteva nero su bianco criticità che da anni vengono denunciate, spesso senza trovare ascolto: carenze nei requisiti di professionalità e indipendenza degli organi di governo, meccanismi elettorali discutibili, mandati eccessivamente lunghi, strutture interne non sempre adeguate alla complessità degli investimenti, forte dipendenza dagli advisor, possibili conflitti di interesse, opacità nei costi e nelle remunerazioni.
E ancora: patrimoni immobiliari poco redditizi, crediti contributivi rilevanti, controlli frammentati e sovrapposti, ritardi nella predisposizione dei bilanci tecnici, strumenti finanziari complessi e necessità di rafforzare la corporate governance.
Insomma, la Commissione aveva acceso una luce in una stanza nella quale, per troppo tempo, molti hanno preferito mantenere le tende abbassate.
Ora Bagnai viene nominato componente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Un incarico prestigioso, della durata di sette anni e certamente incompatibile con la prosecuzione dell’attività parlamentare. Una promozione, dunque. Ma ogni promozione produce anche un effetto collaterale: lascia vuoto il posto dal quale il promosso viene allontanato.
Ed è qui che nasce il problema.
Manca circa un anno alla naturale conclusione della legislatura, ma il lavoro della Commissione bicamerale non era certo concluso. Al contrario. Dopo aver individuato le criticità, sarebbe stato necessario verificare se Governo e Parlamento avessero intenzione di intervenire. Sarebbe stato necessario continuare le audizioni, approfondire i dati, seguire l’evoluzione degli investimenti e verificare se le Casse avessero recepito, almeno in parte, le indicazioni formulate.
Invece, proprio nel momento in cui il controllo sembrava poter diventare più incisivo, il suo presidente cambia destinazione.
Si potrà naturalmente obiettare che la Commissione continuerà a esistere e che un nuovo presidente verrà nominato. Formalmente è vero. Ma la politica non vive soltanto di norme e organigrammi. Vive anche di iniziative, di priorità, di determinazione. E non è affatto scontato che il successore di Bagnai abbia la stessa volontà di proseguire un’indagine che aveva messo in evidenza problemi molto concreti nella gestione di patrimoni costruiti con i contributi di oltre un milione e mezzo di professionisti.
La vera questione, allora, non è se Bagnai abbia diritto ad accettare un incarico più prestigioso e meglio remunerato. Sarebbe assurdo negarlo. La questione è un’altra: chi continuerà a controllare davvero le Casse e con quale determinazione?
Perché la vigilanza, quando è soltanto formale, non basta. Le Casse sono già sottoposte a una pluralità di organismi e ministeri. Eppure le criticità evidenziate dalla Commissione dimostrano che la quantità dei controllori non coincide necessariamente con la qualità del controllo.
È questo il punto politico che non dovrebbe essere archiviato.
La nomina di Bagnai all’Antitrust può essere una promozione personale pienamente meritata. Ma per il sistema delle Casse rischia di trasformarsi in una perdita. Perché quando viene rimosso chi aveva iniziato a porre le domande più scomode, il problema non è soltanto chi se ne va. Il problema è chi arriva dopo e, soprattutto, quali domande deciderà di non fare.
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