Quindi con idee anti-woke si scala il Campo largo?
L'ultima torsione del leader M5s, Giuseppe Conte.
Non c’è ancora un programma nel centrosinistra, ma si parla di un tema usato dalla destra per irriderla. Pensiero debole in tempi difficili e che richiederebbero altre risposte
Aspetta, aspetta, fammi sentire… Come quando ai tempi in cui si ascoltava d’estate prevalentemente la radio e passava una notizia importante… Adesso, in una coalizione priva di qualsiasi riferimento programmatico (ancora), poco reagente davanti al dramma caldo di questa estate, presa a dosare freni e contrappesi se sia meglio fare le primarie, se sia meglio farle ad un turno o forse è meglio il ballottaggio, con una, due, cento mille leadership evanescenti, mentre, insomma, si cercava tutto questo, ecco che l’ultimo scarto arriva sul woke. Eh, no, abbiamo esagerato, troppo spostati su diritti e inclusione, torniamo al sociale. Ah, come se le due cose non debbano (e possano) stare insieme. La svolta, se così si può chiamare, viene da Giuseppe Conte. Ecco, il leader M5s da mesi cerca di stare un passo avanti per svincolarsi da aritmetica e consensi e prendersi in altro modo la leadership del Campo largo, la cui composizione è ancora avvolta in una nebulosa, con forze politiche collaterali, chi sta dentro, chi sta fuori, chi ci pensa. Una permanente, metaforicamente parlando, offensiva del Tet, una guerriglia dialettica costante: quando lo pensavi lì, Conte va di là, quando lo aspetti da destra arriva da sinistra.
Dire basta woke, torniamo al sociale è come una trattoria un tempo virata alla nouvelle cuisine che ripropone le pappardelle al cinghiale. Nella terra dei cachi in cui un discutibile personaggio con precedenti penali può ipotizzare di costruire una nuova leadership del centrosinistra intorno ad uno spaghetto alle vongole, tutto è possibile. La destra costruisce trappole e la sinistra, sempre che si possa parlare di sinistra a tutto tondo nel caso dei Cinque stelle, ci casca. La destra comprime i diritti di libertà, il diritto a manifestare liberamente, gli spazi fisici per farlo; la destra riduce le opportunità per una società inclusiva e in nome del Dio, Patria e Famiglia manda di decenni indietro le conquiste sociali delle donne, riduce la questione sicurezza ad una presenza o meno di immigrati, sventolando pugni duri e baionette, e la sinistra che fa, ci riflette pure sopra? In un’epoca di pensiero superficiale a pelo d’acqua e di social si sente dove va il vento e si parte per primi. A parte che il woke non woke non è mai stato un problema italiano e se in America decidono di creare discontinuità stiamo parlando di dinamiche che ci appartengono solo in parte. Adesso, per Giuseppe Conte si scomoda addirittura Enrico Berlinguer.
Tutto questo può accadere perché un partito, il Pd, nato dalla confluenza di due grandissime tradizioni politiche, la cattolica e la comunista, sembra esserne dimentico. E così succede che un partito che ancora si chiama movimento a cui giova dirsi senza passato e con le mani libere da lacci e lacciuoli e che l’establishment di cui fa oggi parte a pieno titolo può dire di averlo combattuto, diventi improvvisamente quello con le carte più in regola per dirsi di sinistra, più centrato su lavoro e sociale. Senza dare alcuna spiegazione. Giuseppe Conte ha governato insieme alla Lega e se Matteo Salvini non avesse esagerato in arroganza e protervia probabilmente ci avrebbe governato a lungo, non fino al 2019. Ai tempi il leader leghista faceva la faccia feroce con i migranti ma non c’era un controcanto. Quel governo dichiarò in una notte di luna di aver sconfitto la povertà e il premier andava in America per essere etichettato da Donald Trump, lo stesso Donald Trump, amorevolmente come Giuseppi. Solo tredici anni fa, non un secolo fa, il Movimento Cinque stelle voleva fare piazza pulita di tutto quel che veniva dalla tradizione della sinistra storica, partiti e sindacati, accomunandoli alla casta, agitava lo streaming per irridere Pier Luigi Bersani, sant’uomo, che credeva si parlasse di politica per fare un governo. E invece… Lo stesso Movimento che doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. I cui leader principali di allora, gli astri nascenti, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, andavano in torpedone a dare pacche sulle spalle ai gilet gialli francesi.
Tanto per mettere le cose in chiaro, c’è chi viene dal Pci, da Enrico Berlinguer (con tutti i difetti dell’ultimo Berlinguer) e chi viene da tutto questo. Con l’ultima trovata a velleitarismo si aggiunge velleitarismo. A partire dalla politica estera. Giuseppe Conte vuole la pace con la Russia, il Pd non si pronuncia abbastanza. Il pacifismo è un fine, un’idea. Ma per la pace bisogna essere in due. E se a tutti quelli che continuano a dire che esiste la guerra giusta per arrivare ad una pace giusta, contraddetti dalla storia in cui guerre e paci giuste non esistono, al leader Cinque stelle va detto che agitare un’idea non è fare politica ma fare propaganda. E la leader Pd Elly Schlein che sul tema sembra messa in un angolo si faccia, lei, promotrice di un’iniziativa diplomatica con Mosca per andare a vedere come il re sia nudo e che, purtroppo, non ci sia nulla da trattare, se non l’implosione stessa della Russia per mano della follia di Vladimir Putin.
Il sociale aspetta da decenni un colpo da sinistra. Chi sta male, una porzione sempre più larga di popolazione, vorrebbe capire come se ne esce invece di accumulare incazzature e tradimenti. Ci vorrebbero dei sì e dei no che il centrosinistra stenta a dire. Un gruppo di circa 120 super-ricchi britannici, inclusi imprenditori, artisti e volti noti come Gary Lineker e Brian Eno, ha inviato una lettera aperta al governo chiedendo di introdurre una tassa del 2% sui patrimoni superiori a 10 milioni di sterline, dichiarando di poterselo permettere per il bene comune. In Italia si è febbricitanti a parlare di patrimoniale, di tassare extraprofitti a imprese energetiche e banche, le stesse banche salvate con i soldi dei cittadini, non dimentichiamolo.
La sinistra di un tempo con il contributo determinante del Partito Radicale che fu, senza interrogarsi su woke o non woke (e comunque è sempre meglio il buonismo veltroniano della faccia feroce della destra) portò l’Italia dentro la modernità sui diritti civili con le leggi su Aborto e Divorzio. E mentre la premier faceva i Campi Hobbit trent’anni fa, vien da dire solo trent’anni fa, la sinistra contribuì in modo determinante all’approvazione della legge che considera la violenza sessuale un reato contro la persona e non contro la morale pubblica, come era stato fin lì. Incredibile, ma era così. Ognuno, dunque, torni alle proprie radici. Se le ha.
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