LE PENSIONI DI VANNACCI SONO UNA BOMBA
Futuro Nazionale propone l’uscita a 41 anni, ma i costi rischiano di essere insostenibili e il programma tace sulle risorse.
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Nazionale in questi giorni ha presentato il B.I.P. Base Ideologica e Programmatica di Futuro Nazionale per l’Italia del futuro (2027 – 2037).
Il programma si realizzerà in due legislature e quindi in 10 anni.
Ruota intorno a questo concetto:
“La crisi demografica e i flussi migratori generano tensioni e definiscono uno stato di seria crisi per l’esistenza della nostra società attraverso il tempo.
Di fronte a questa realtà complessa la classe politica si è rivelata negli ultimi anni piuttosto inadeguata. Di conseguenza, una parte crescente del Paese ha perso fiducia nei confronti della politica italiana. Ci sono cittadini che hanno smesso di votare perché non credono più che la politica possa sensibilmente incidere sulla loro vita; altri che si erano sentiti rappresentati da forze politiche oramai sempre più somiglianti l’una all’altra; altri ancora che hanno cercato risposte in movimenti nati come forma di protesta e poi risoltisi nelle solite inconcludenti ricette tecnocratiche, ideologiche o prive di coraggio.
È dunque venuto il momento di cambiare il mazzo da gioco e rimettere in discussione tutti i parametri
supinamente accettati da coloro che si sono dedicati ad una politica le cui regole erano già fatte a tavolino da chi a tutto pensa fuorché all’interesse nazionale.
La politica del presente non può essere letta con le categorie del passato: deve essere interpretata attraverso i bisogni reali del presente e le sfide interne e globali che il Paese affronta e affronterà.
Una moderna politica del lavoro deve favorire l’incontro tra domanda e offerta, sostenere la formazione continua e accompagnare le persone lungo l’intero percorso professionale.
L’obiettivo è ridurre i tempi di accesso all’occupazione, valorizzare le competenze e favorire il reinserimento lavorativo di chi perde il lavoro o necessita di una riqualificazione. Futuro Nazionale propone la realizzazione di un Database Unico di Collocamento Nazionale, integrato con imprese, centri per l’impiego, enti di formazione e operatori privati accreditati, così da rendere più efficiente, trasparente e rapido il mercato del lavoro.
Le risorse destinate ai servizi per l’impiego dovranno essere orientate ai risultati conseguiti in termini di occupazione stabile, formazione completata e qualità dell’inserimento.
Le misure di sostegno economico rivolte alle persone in condizioni di effettiva difficoltà dovranno essere accompagnate da percorsi di orientamento, formazione e reinserimento professionale. La solidarietà deve procedere insieme alla responsabilità: nessuno deve essere lasciato senza tutela nelle situazioni di reale bisogno, ma ogni politica sociale deve favorire il ritorno all’occupazione quando ciò sia concretamente possibile.
La disponibilità a lavorare per chi ne sia capace rappresenterà dunque una condizione imprescindibile per l’accesso agli strumenti di sussidio, ritenendo che tali risorse debbano altrimenti essere utilizzate per favorire la riduzione del cuneo fiscale e, quindi, la creazione di nuovi posti di lavoro.
Futuro Nazionale si oppone all’idea che chi lavora debba mantenere, tramite le imposte, chi si rifiuta di lavorare e contribuire, per come può, al bene della Nazione. Per questo proponiamo come criterio di orientamento quello che chiamiamo il “principio economico di San Paolo”: chi non vuol lavorare neppure mangi (2 Tessalonicesi 3, 10). Futuro Nazionale, seguendo la saggezza della Dottrina Sociale della Chiesa, considera strategica una più ampia partecipazione dei lavoratori alla crescita delle imprese.
Partecipazione agli utili, azionariato dei dipendenti e altri modelli di coinvolgimento economico possono aumentare produttività, senso di appartenenza e stabilità aziendale, favorendo una più equa distribuzione dei benefici della crescita. Tali strumenti dovranno integrare, e non sostituire, la normale retribuzione, promuovendo una cultura fondata sulla corresponsabilità tra capitale e lavoro e contribuendo al rafforzamento della proprietà diffusa e di una classe media produttiva sempre più estesa.”
A proposito di “chi non lavora, non mangi” è curioso notare che questa frase finale, da considerare già come proverbiale al tempo di Paolo, è entrata anche ella Costituzione sovietica del 1918 e nell’inno popolare comunista Bandiera rossa: «E noi faremo come la Russia: / chi non lavora non mangerà».
Politicamente agli antipodi sarà, invece, un’altra canzone che rielaborerà lo stesso motto: «Chi non lavora non fa l’amore», canterà Adriano Celentano negli anni Settanta (Fonte: Gianfranco Ravasi, 13.7.2023 in Famiglia Cristiana).
E veniamo, per quello che più mi interessa, al settore della previdenza al quale il B.I.P. dedica questo passaggio: “La riforma previdenziale deve garantire stabilità, equità e sostenibilità nel lungo periodo, superando il ricorso continuo a misure temporanee e deroghe annuali.
L’obiettivo programmatico di Futuro Nazionale è consentire il pensionamento dopo 41 anni di contribuzione effettiva, attraverso un percorso graduale compatibile con gli equilibri finanziari e demografici del sistema previdenziale.
Particolare attenzione sarà riservata ai lavori usuranti, alle carriere discontinue, ai giovani con ingresso tardivo nel mercato del lavoro, ai lavoratori autonomi e alle donne con figli, riconoscendo il valore sociale della maternità mediante correttivi previdenziali da introdurre secondo criteri di sostenibilità e che prevedano un significativo abbassamento dell’età pensionabile sulla base del numero dei figli avuti. Parallelamente sarà incentivata la previdenza complementare, rafforzandone l’educazione finanziaria e ampliando progressivamente la deducibilità fiscale dei relativi versamenti, con l’obiettivo di integrare le future pensioni e favorire investimenti nell’economia reale nazionale.
La tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro costituisce un principio irrinunciabile. Futuro Nazionale promuove il rafforzamento delle attività di prevenzione e dei controlli contro lavoro sommerso, caporalato e ogni forma di intermediazione illecita, favorendo al contempo sistemi di appalto che valorizzino qualità, sicurezza e sostenibilità, oltre al mero criterio del prezzo. La sostenibilità del sistema previdenziale deve conciliarsi con la tutela della dignità del lavoratore. Le future riforme dovranno garantire equilibrio finanziario, flessibilità in uscita e protezione adeguata per lavori usuranti e attività caratterizzate da particolare gravosità fisica o psicologica, oltre a garantire importanti premialità di pensionamento anticipato per le madri, proporzionalmente al numero dei figli
avuti. Crescita dell’occupazione, produttività, natalità e ampliamento della base contributiva sono condizioni essenziali per assicurare la solidità del sistema nel lungo periodo. Inoltre, Futuro nazionale lavorerà alla riduzione dei tempi di liquidazione del Tfs/Tfr dei lavoratori pubblici al fine di equipararli al Tfr del settore privato. Intelligenza artificiale e automazione rappresentano una delle principali trasformazioni del mercato del lavoro. Futuro Nazionale ritiene che tali innovazioni debbano essere governate mettendo al centro la persona, utilizzando il progresso tecnologico per migliorare produttività, qualità del lavoro e competitività.
Nel lungo periodo sarà opportuno valutare modelli organizzativi che consentano una migliore distribuzione dei benefici derivanti dagli aumenti di produttività, favorendo un rapporto più equilibrato tra lavoro, formazione, famiglia, tempo libero e qualità della vita. Infatti, come spiegato nella sezione “Lavoro, produttività e crescita”, per Futuro Nazionale non è sufficiente garantire la sussistenza dei cittadini tramite la redistribuzione della ricchezza, ma occorre garantire una distribuzione del lavoro, ovvero la possibilità per tutti i cittadini di continuare ad essere produttori della propria ricchezza, esprimendo le proprie potenzialità nel lavoro e non dipendendo dai sussidi sociali”.
Il Manifesto propone soluzioni sicuramente condivisibili in linea di affermazione di principio ma troppo generiche e, soprattutto, non dice dove troverà le risorse per lo sviluppo di questo programma.
L’età pensionabile è in continuo aumento perché aumenta la speranza di vita.
Per adesso l’unico aumento ufficiale è quello disciplinato dalla legge di Bilancio 2026, dove viene confermato un incremento di 1 mese nel 2027 e di altri 2 mesi nel 2028. Questo vale per tutte le opzioni di pensionamento, con alcune eccezioni, e in alcuni casi si applica sul requisito anagrafico mentre in altri, dove il primo non è previsto, su quello contributivo.
È il caso, ad esempio, della pensione anticipata che oggi consente di smettere di lavorare indipendentemente dall’età al raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne).
Portare per tutti il pensionamento ai 41 anni di contribuzione, ha costi, a mio giudizio, insostenibili.
Non considera poi che proprio la previdenza andrebbe rimodulata alla luce della crisi demografica e reddituale in atto!
Nemmeno la commissione istituita dal Cnel è riuscita a sfornare una proposta innovativa per la previdenza e questa è solo storia!
Si deve poi tener conto che nel sistema contributivo conta soprattutto la continuità dei versamenti e il numero di annualità: ogni euro accantonato dal lavoratore e dall’azienda contribuisce a formare un capitale complessivo che, al momento della pensione, l’Inps trasforma in una rendita mensile
vitalizia.
Questo capitale è chiamato montante contributivo ed è dato dalla somma di tutti i contributi versati nel tempo. Viene calcolato applicando una percentuale alla retribuzione annua lorda: per i lavoratori dipendenti, di solito pari al 33% dello stipendio.
L’importo finale della pensione dipende anche dall’età in cui si smette di lavorare. L’Inps applica infatti dei coefficienti di trasformazione che aumentano con l’età: più si ritarda l’uscita, più alto sarà l’assegno mensile.
Il prof. Carlo Cottarelli ha rilanciato la sua proposta per obbligare i partiti a spiegare come finanzieranno i provvedimenti e auspica quindi una legge contro le promesse irrealizzabili che vengono fatte in campagna elettorale.
Mi spiace che Futuro Nazionale non abbia saputo tempestivamente anticipare i tempi scendendo nel particolare dei vari passaggi, dichiarando i costi e con quali risorse saranno finanziati.
Così è solo una somma di buone intenzioni senza cambiare il mazzo da giuoco, ancorché nelle affermazioni del programma!
È, invece, in aumento la schiera degli analfabeti funzionali e questo è un problema!
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