Anno: XXVIII - Numero 146    
Martedì 28 Luglio 2026 ore 13:30
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Cpr, l'allarme dei penalisti sui diritti dei trattenuti

Dopo la visita al centro di Gradisca d'Isonzo, la Commissione denuncia accessi limitati, assistenza carente e trattenimenti spesso senza rimpatrio.

Cpr, l'allarme dei penalisti sui diritti dei trattenuti

La visita effettuata il 22 luglio al Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Gradisca d’Isonzo dalla Commissione Centri di Permanenza per i Rimpatri dell’Unione delle Camere Penali Italiane riaccende il dibattito sul funzionamento di queste strutture e sulla tutela dei diritti delle persone sottoposte a trattenimento amministrativo. La delegazione, composta dagli avvocati Maria Mancioppi, Enrico Miscia, Guia Tani e Gabriele Terranova, ha svolto un sopralluogo che rientra in un più ampio monitoraggio nazionale già esteso a circa la metà dei Cpr italiani. L’obiettivo principale è verificare la qualità dell’assistenza legale e dell’informazione giuridica garantita ai cittadini stranieri irregolari trattenuti, attraverso questionari e colloqui diretti. Secondo la Commissione, però, il controllo sulle effettive condizioni di permanenza continua a essere fortemente limitato dalle modalità con cui vengono autorizzati gli accessi. Ministero dell’Interno e Prefetture, infatti, consentono normalmente l’ingresso soltanto negli spazi comuni o negli uffici della struttura, mentre le aree in cui vivono i trattenuti restano precluse. Una prassi che, denunciano gli avvocati, rende impossibile verificare il rispetto degli standard internazionali sulle condizioni detentive e sulla tutela dei diritti fondamentali. L’accesso alle aree riservate è consentito soltanto a pochi soggetti istituzionali, come il Garante nazionale delle persone private della libertà personale, parlamentari nazionali ed europei e consiglieri regionali, e anche nei loro confronti, sottolinea la Commissione, non mancherebbero limitazioni operative. Dai primi risultati dell’indagine emerge inoltre un quadro ritenuto preoccupante sul livello di consapevolezza dei propri diritti da parte delle persone trattenute, che spesso non avrebbero un’adeguata conoscenza degli strumenti di tutela a loro disposizione. Parallelamente, la Commissione sta acquisendo documentazione amministrativa attraverso richieste di accesso civico, dalla quale emergerebbe un dato giudicato significativo: soltanto circa il 10% dei trattenimenti si concluderebbe con l’effettivo rimpatrio dello straniero, mentre nel restante 90% dei casi la limitazione della libertà personale non raggiungerebbe l’obiettivo previsto dalla legge. Un elemento che, secondo i penalisti, pone interrogativi sull’effettiva utilità dell’istituto e sulla proporzionalità della misura. Durante la visita a Gradisca d’Isonzo, nonostante la delegazione abbia potuto parlare soltanto con alcune persone individuate dagli operatori del centro, sarebbero emersi casi ritenuti particolarmente significativi. Tra questi quello di un giovane, diventato recentemente padre di una bambina nata in Italia, che secondo la Commissione avrebbe diritto al rilascio di un permesso di soggiorno nell’interesse della figlia, ma che sarebbe trattenuto da oltre un mese a causa delle difficoltà nel trasmettere all’autorità giudiziaria il certificato di nascita della minore. Un altro episodio riguarda un cittadino indiano che, pur avendo consegnato il proprio passaporto e chiesto di essere rimpatriato immediatamente, attende da quasi due mesi che venga organizzato il viaggio verso il Paese d’origine. Il terzo caso segnalato è quello di un giovane trasferito direttamente dal pronto soccorso di un ospedale al Cpr con evidenti lesioni diffuse sul corpo e sul volto, ma comunque ritenuto idoneo al trattenimento nonostante una richiesta di rivalutazione sanitaria avanzata dopo il suo ingresso nella struttura. Per la Commissione questi episodi rappresentano soltanto alcuni esempi delle criticità che caratterizzano il sistema dei Centri di permanenza per i rimpatri e costituiscono, come si legge nel comunicato, «la punta di un iceberg» reso ancora più difficile da indagare proprio dalle limitazioni imposte agli accessi. Il monitoraggio proseguirà nei prossimi mesi con ulteriori visite e con l’analisi della documentazione raccolta, nella prospettiva di formulare una valutazione complessiva sul funzionamento dei Cpr e sulle garanzie effettivamente riconosciute alle persone private della libertà personale per motivi amministrativi.

 

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