Anno: XXVIII - Numero 136    
Martedì 14 Luglio 2026 ore 13:30
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Quando le fiamme illuminano l’inefficienza dei governi

Dall’Andalusia al Piemonte, e c’è da credere che si estenderanno ad altri paesi e regioni, le fiamme divorano ettari di boschi, privano gli abitanti delle loro abitazioni, spesso fanno vittime, tra turisti e residenti.

Quando le fiamme illuminano l’inefficienza dei governi

Come ogni anno. E sembra una disgrazia inevitabile, per la calura che secca le piante e il vento che alimenta le fiamme. Di inevitabile non c’è niente. Almeno in una certa misura.

Il fatto è che i governi, tutti i governi, quello del socialista Sanchez, in Spagna, e quello della conservatrice Meloni, in Italia, ignorano da sempre la prevenzione, che forse non potrà evitare tutti gli incendi ma certamente li limiterà, solo che si provveda alla cura del sottobosco ed a realizzare riserve di acqua a ridosso delle aree boschive a rischio.

Dico banalità, perché è certamente banale proporre la predisposizione di un sistema di vigilanza che si potrà effettuare con telecamere, ricognizioni di droni, ispezioni che dovrebbero individuare dove intervenire, ad esempio per la cura del sottobosco che nei mesi precedenti si è alimentato di fogliame e di rami secchi. Materiali da rimuovere perché è lì che  si ha l’innesco delle fiamme. Vi potranno provvedere per tempo squadre messe in campo da ditte specializzate o da associazioni di volontari. Immagino che foglie e rami secchi abbiano una utilità per operatori economici di varie professionalità. Il materiale ricavato potrebbe ridurre il costo dell’appalto. Potrebbe intervenire l’esercito, che non è predisposto solamente per combattere il nemico in guerra ma può ben contribuire, disponendo di uomini e mezzi, alla tutela dei boschi nell’interesse nazionale.

In contemporanea una classe politica di governo degna di questo nome, che non fosse ossessionata da pretese di visibilità interna e internazionale, potrebbe predisporre, accanto a quella sorveglianza della quale ho fatto cenno, strutture permanenti di riserve idriche per gli spegnimenti, procedendo alla dislocazione dei reparti occorrenti per le operazioni antincendio ove si renda necessario intervenire rapidamente ad minutos.

Sono tutte idee e proposte che da tempo alimentano il dibattito negli ambienti della protezione civile ma non se ne fa nulla e, di anno in anno, si torna a proporre le stesse misure e a dolersi perché non si è neppure iniziato ad attuarle.

È una autentica vergogna nazionale, della quale gli elettori dovrebbero ricordarsi quando si apprestano a tracciare un segno sulla scheda, avendo preventivamente fatto la somma algebrica di quello che i politici hanno o non hanno fatto nell’esercizio delle loro funzioni. Per dare un segnale a questa politica che non si perita neppure di evitare il sospetto che l’incapacità loro alimenti un “gran giro di quatrini”, come diceva Trilussa della guerra, questa volta tra addetti alla ricostruzione e fornitori di essenze per il rimboschimento.

I boschi in fiamme sono un’immagine tremenda di incapacità di prevenire perché chi governa è perfino incapace di immaginare il vantaggio che ne trarrebbe agli occhi dei cittadini.

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