Le associazioni italiana e tedesca rinnovano l'alleanza
Le Casse chiedono autonomia previdenziale e prudenza negli investimenti, con una posizione comune davanti all’Ue.
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L’Adepp e l’Abv, rispettivamente l’associazione italiana delle Casse previdenziali dei liberi professionisti e quella tedesca, hanno rinnovato per altri tre anni il loro accordo di collaborazione. La firma è arrivata al termine dell’incontro a Roma tra i presidenti Alberto Oliveti e Rudolf Henke, con un obiettivo dichiarato: presentarsi con una voce sola davanti alle istituzioni europee. “Con l’Adepp riteniamo che il nostro partenariato strategico debba essere principalmente volto a sviluppare posizioni comuni, non ultimo, per influenzare il processo decisionale europeo”, ha commentato Henke.
Al centro del colloquio, le ultime novità normative dell’Ue in materia previdenziale. Il giudizio dei due presidenti è positivo, ma con un’avvertenza netta: il piano di Bruxelles per convogliare il risparmio privato verso l’economia europea – la SIU, Savings and Investments Union – non deve essere esteso automaticamente agli enti previdenziali dei liberi professionisti.
Le Casse – hanno sottolineato Oliveti e Henke – non sono assimilabili agli altri investitori istituzionali nel sostegno all’economia reale. La gestione del loro patrimonio deve restare ancorata a criteri di prudenza e diversificazione, perché da quegli investimenti dipendono la solvibilità di lungo periodo e il pagamento delle prestazioni. Questo non esclude un impegno concreto: i due presidenti hanno concordato sull’opportunità di indirizzare gli investimenti verso i rispettivi territori, a sostegno dei professionisti, motore economico di Italia e Germania. “Adepp e Abv condividono l’obiettivo di preservare, difendere e sostenere gli interessi comuni, in particolare per garantire che la libertà di istituire e gestire regimi previdenziali autonomi per le libere professioni sia rispettata e ulteriormente rafforzata”, ha dichiarato Oliveti.
Il protocollo d’intesa triennale mette in calendario uno scambio sistematico di conoscenze su quattro fronti: sostenibilità e adeguatezza dei sistemi previdenziali; riforme pensionistiche nei due Paesi; politiche Ue su investimenti, contabilità e transizione digitale e ambientale; iniziative pubbliche con gli stakeholder e le istituzioni europee.

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