Ecco come ci ha fregato Adinolfi
Tre testimonianze lo accusano: investimenti nel betting collettivo, denunce in Procura e decine di migliaia di euro perduti.
«Gli abbiamo affidato il futuro della nostra vecchiaia perché ci fidavamo di lui». È il filo conduttore delle testimonianze raccolte da la Repubblica e Corriere della Sera di alcuni risparmiatori che sostengono di aver perso ingenti somme aderendo alla cosiddetta “Scommessa collettiva” promossa da Mario Adinolfi. Vicende finite all’attenzione della magistratura, mentre il fondatore del Popolo della Famiglia continua a respingere ogni accusa, sostenendo la propria estraneità ai fatti.
Tra i casi raccontati c’è quello di una coppia di Modena. Nel 2022 i due avrebbero deciso di investire i proventi della vendita dell’azienda agricola nella quale il marito, oggi settantaduenne, aveva lavorato per tutta la vita. La denuncia, presentata lo scorso febbraio con l’assistenza dell’avvocato Giorgio Dipietromaria, è destinata a essere trasferita dalla Procura di Modena a quella di Roma per essere riunita ad altri fascicoli.
La donna racconta di essere entrata in contatto con Adinolfi dopo aver visto un suo post su Facebook che proponeva il “betting di gruppo”. «Non sapevamo nemmeno cosa fosse, ma siccome la proposta arrivava direttamente da lui ci siamo fidati», afferma. Dopo i primi due bonifici da 10 mila euro, la coppia avrebbe versato complessivamente 79 mila euro. Secondo quanto riferisce, era stato prospettato un investimento senza rischi, dal quale sarebbe stato possibile uscire in qualsiasi momento e che, entro il 31 dicembre 2025, avrebbe trasformato quei risparmi in oltre 258 mila euro.
Quei soldi rappresentavano il patrimonio costruito in una vita di lavoro. «Erano i risparmi che ci servivano per vivere una vecchiaia serena», racconta la donna, spiegando di sentirsi tradita non solo sul piano economico, ma anche umano. I contatti, sostiene, avvenivano esclusivamente via e-mail. Alle richieste di restituzione del denaro sarebbero seguite risposte che richiamavano passi del Vangelo e invitavano a scegliere «tra Dio e Mammona». «L’ho trovato paradossale», dice, spiegando di aver compreso di essere stata raggirata solo dopo aver visto alcuni servizi televisivi dedicati alla vicenda.
Analoga la storia raccontata al Corriere della Sera da “Maria”, nome di fantasia. La donna spiega di aver conosciuto Adinolfi nel 2016 durante un incontro del Popolo della Famiglia e di aver maturato nei suoi confronti una forte fiducia, anche grazie agli interventi ascoltati negli anni a Radio Maria. «Parlava di Dio con trasporto. Io ci credevo. Mi ha rovinato», racconta. Secondo la sua ricostruzione avrebbe versato 82 mila euro, recuperandone soltanto 20 mila. Oggi afferma di vivere una situazione di grave difficoltà economica, aggravata dai problemi di salute, e di non potersi permettere le cure di cui avrebbe bisogno.
Anche “Ivan”, altro nome di fantasia, sostiene di aver aderito al progetto dopo aver conosciuto Adinolfi in un incontro del Popolo della Famiglia nel 2017. «Mi disse di fidarmi e affidarmi a lui», racconta. Reduce da un lutto familiare, spiega di aver visto in quella proposta un’opportunità di riscatto. Avrebbe versato 29.500 euro senza ricevere alcuna restituzione. «Non ho perso solo i soldi, ma anche la dignità e la speranza di una vita migliore», afferma.
Le testimonianze fanno parte del materiale acquisito dagli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta. Sarà ora la magistratura ad accertare le responsabilità e a verificare le accuse mosse dai risparmiatori. Mario Adinolfi, dal canto suo, continua a dichiararsi innocente e a respingere ogni contestazione.
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