INTERCETTAZIONI, L'ALLARME DELLE CAMERE PENALI
Le Camere Penali chiedono al Parlamento di respingere gli emendamenti che ampliano l'uso delle intercettazioni in procedimenti diversi.
In evidenza
L’Unione delle Camere Penali Italiane lancia un duro monito al Parlamento contro gli emendamenti al decreto Giustizia che puntano a modificare ancora una volta l’articolo 270 del codice di procedura penale, ampliando i casi in cui le intercettazioni possono essere utilizzate in procedimenti diversi da quelli per i quali erano state autorizzate. Per i penalisti si tratta di una scelta che rischia di trasformare uno strumento investigativo eccezionale in un mezzo generalizzato di ricerca dei reati, con un grave arretramento delle garanzie costituzionali.
Secondo l’Ucpi, la disciplina vigente non rappresenta alcun ostacolo alle indagini, ma costituisce uno dei principali presìdi a tutela della libertà e della segretezza delle comunicazioni, diritti garantiti dall’articolo 15 della Costituzione. L’autorizzazione alle intercettazioni, ricordano i penalisti, viene concessa dal giudice in relazione a uno specifico fatto di reato e sulla base di rigorosi presupposti di legge. Consentire che quel materiale possa essere utilizzato con maggiore facilità in procedimenti del tutto diversi significherebbe, di fatto, svuotare il controllo giurisdizionale e trasformare un’autorizzazione puntuale in una sorta di autorizzazione “in bianco”.
Le Camere Penali ricordano inoltre che il principio di limitazione dell’utilizzabilità delle intercettazioni accompagna il codice di procedura penale fin dalla sua entrata in vigore nel 1989. Unica eccezione, sottolineano, è stata la modifica introdotta nel 2020 dal Governo Conte II con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che aveva ampliato l’ambito di utilizzazione delle captazioni. Una disciplina poi corretta nel 2023 dall’attuale maggioranza parlamentare, tornando a limitare l’impiego delle intercettazioni nei procedimenti diversi ai soli delitti per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.
Gli emendamenti ora all’esame del Parlamento rappresenterebbero, secondo l’Ucpi, un nuovo cambio di rotta, perché altererebbero il rapporto tra regola ed eccezione. La tutela della riservatezza delle comunicazioni deve restare la regola, mentre l’utilizzo delle intercettazioni in procedimenti diversi deve continuare a costituire un’eccezione giustificata soltanto dall’accertamento di reati di particolare gravità. Diversamente, avvertono i penalisti, si finirebbe per estendere in modo significativo il ricorso alle cosiddette intercettazioni “a strascico”.
L’associazione evidenzia inoltre che l’articolo 270 riguarda esclusivamente fatti privi di qualsiasi collegamento con il procedimento nel quale le intercettazioni sono state autorizzate. Quando invece esiste un rapporto di connessione tra i reati, la giurisprudenza della Corte di cassazione ha già chiarito che non si è neppure in presenza di un diverso procedimento ai fini dell’applicazione della norma. Per questo, sostengono le Camere Penali, il divieto oggi previsto non rappresenta un inutile intralcio investigativo, ma un fondamentale principio di libertà.
A preoccupare è anche il metodo seguito nella proposta di modifica. L’Ucpi osserva che, se gli emendamenti fossero davvero il seguito delle richieste avanzate dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo al ministro della Giustizia, si porrebbe un problema istituzionale ancora più ampio. La magistratura, si legge nella nota, ha il diritto di segnalare al legislatore le criticità applicative riscontrate nell’esercizio della giurisdizione, ma le scelte sul rito penale spettano esclusivamente al Parlamento. Quando è l’organo dell’accusa a indicare quali limiti alle libertà fondamentali debbano essere rimossi e il legislatore si limita a recepire tali richieste, avverte l’Unione delle Camere Penali, si altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato e si indebolisce il ruolo che la Costituzione assegna al Parlamento quale unico titolare delle decisioni che incidono sui diritti fondamentali dei cittadini.
Per questo l’Ucpi chiede al Parlamento di respingere gli emendamenti e di confermare l’attuale disciplina, ritenuta capace di coniugare le esigenze investigative con la tutela delle libertà costituzionali, evitando che le intercettazioni diventino uno strumento generalizzato di acquisizione di informazioni sulla vita privata dei cittadini.
Altre Notizie della sezione
INTERCETTAZIONI CHOC, L’UCPI ACCUSA: BASTA OPACITÀ
09 Luglio 2026Replica al Procuratore Generale: Nessun segreto da violare, i cittadini hanno diritto di conoscere esiti e provvedimenti"
AVVOCATURA UNITA PER SCRIVERE IL FUTURO
08 Luglio 2026A Roma l’incontro con i vertici dei Coa e delle istituzioni forensi. Il presidente del Cnf Greco: «Con la riforma sanciamo i principi iscritti nel nostro Dna».
AVVOCATI SPIATI, FUORI LA VERITÀ
07 Luglio 2026L'Unione delle Camere Penali chiede la pubblicazione immediata delle verifiche sulle intercettazioni dei colloqui tra avvocati e assistiti.
