Anno: XXVIII - Numero 130    
Lunedì 6 Luglio 2026 ore 13:30
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Urgente una svolta digitale per un modello più moderno

Tra scritti ancora su carta, codici cartacei e correzioni lente, le prove per aspiranti toghe restano ancorate a procedure considerate ormai superate.

Urgente una svolta digitale per un modello più moderno

«Il concorso in magistratura continua a essere uno dei più prestigiosi del Paese, ma sul piano organizzativo sembra essersi fermato a trent’anni fa», dice al Dubbio, all’indomani delle polemiche esplose intorno all’ultimo concorso da 450 posti, Maria Rosaria Sodano, già consigliera della Corte d’appello di Milano, che da anni accompagna alla preparazione centinaia di aspiranti magistrati. «Si continua a scrivere i temi a mano, a controllare migliaia di codici cartacei, a gestire procedure inevitabilmente lente. È un sistema che merita rispetto per la sua tradizione, ma che oggi dovrebbe avere il coraggio di evolversi».

Alla domanda se il modello adottato negli altri concorsi pubblici possa rappresentare un punto di riferimento, per evitare il ripetersi di quanto accaduto la scorsa settimana, con tracce che sarebbero state viste da alcuni candidati il giorno prima della prova, la risposta arriva senza esitazioni. «Oggi Formez PA gestisce procedure estremamente sofisticate. I candidati lavorano su tablet individuali, le tracce vengono immesse nel sistema pochi minuti prima dell’inizio della prova, le banche dati sono controllate e autorizzate, l’anonimato è garantito dalla tecnologia e anche la correzione diventa più rapida e più sicura. Non vedo perché il concorso in magistratura non possa almeno sperimentare un sistema analogo. Sarebbe un segnale di modernità e di fiducia nella tecnologia, senza sacrificare di un millimetro il rigore della selezione». E all’obiezione che una simile innovazione rischierebbe di snaturare un concorso che ha sempre fatto della tradizione uno dei suoi punti di forza, aggiunge: «La serietà di una selezione non dipende dalla carta o dalla penna. Dipende dalla qualità delle prove e dall’imparzialità della valutazione. Se la tecnologia aumenta le garanzie, non le diminuisce. Anzi, elimina molti dei problemi che oggi alimentano inevitabilmente polemiche e sospetti».

L’Associazione nazionale magistrati e il Consiglio superiore della magistratura potrebbero svolgere un ruolo decisivo. «Sono gli interlocutori naturali del ministero della Giustizia – sottolinea Sodano – e potrebbero farsi promotori di una riflessione seria su un’organizzazione ormai arrivata al limite delle sue possibilità. Non si tratta di rendere il concorso più semplice, ma più moderno, più trasparente e più efficiente». Il ragionamento si sposta poi inevitabilmente sulla commissione esaminatrice. «Anche su questo aspetto forse è arrivato il momento di aprire una discussione. Si potrebbe immaginare una composizione più equilibrata, con una presenza meno numerosa di magistrati e una loro rappresentanza realmente distribuita tra tutti i distretti di Corte d’appello. Non perché l’attuale modello non sia autorevole, ma perché anche l’equilibrio nella composizione delle commissioni contribuisce a rafforzare la fiducia dei candidati».

Riguardo infine alla possibilità che dietro le polemiche vi sia il tentativo, evocato apertamente dal presidente della commissione Franco Cassano, di compromettere l’intero concorso facendolo annullare, la consigliera invita alla prudenza. «Le eventuali responsabilità per quanto accaduto dovranno essere accertate. Ma proprio perché questo è un concorso straordinario, con ben 450 posti, occorre evitare sia gli allarmismi sia le strumentalizzazioni. Sarebbe un grave errore se sospetti ancora da verificare finissero per danneggiare migliaia di candidati che studiano da anni e che hanno già alle spalle diversi tentativi, oltre allo stesso sistema giustizia che ha urgente bisogno di nuove risorse».

Sul caso, intanto, si registra anche un nuovo intervento della politica. I deputati della Lega Jacopo Morrone, delegato del Dipartimento giustizia del partito, e Laura Cavandoli, firmatari di un’interrogazione parlamentare insieme alla collega Ingrid Bisa, hanno chiesto al governo «la massima trasparenza». Il ministero della Giustizia si è già attivato per verificare ogni eventuale anomalia segnalata durante le prove scritte. Condividendo la risposta fornita mercoledì scorso alla Camera dal viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, i parlamentari hanno ricordato che, allo stato degli accertamenti, la regolarità delle prove non risulta compromessa.

L’obiettivo, puntualizzano, è «garantire serenità ai candidati», dissipando ogni dubbio sulle indiscrezioni relative alla presunta fuga di notizie sulle tracce di diritto penale. «La Lega è stata la prima a chiedere verifiche approfondite», osservano Morrone e Cavandoli. «Se, alla luce degli elementi finora emersi, non sembrano risultare anomalie, è altrettanto evidente che lo stesso ministero considera prioritario che il concorso si svolga nella massima trasparenza, imparzialità e credibilità. Per questo ogni segnalazione sarà valutata con la dovuta attenzione e gli eventuali ulteriori accertamenti saranno seguiti con il massimo rigore. Il nostro impegno è garantire ai candidati la serenità che meritano e seguire con attenzione gli sviluppi della vicenda».

Giovanni Maria Jacobazzi su Il Dubbio

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