Il Vannacci del campo largo
Di Battista prepara il ritorno politico con “Schierarsi”: una sfida trasversale che può cambiare gli equilibri del bipolarismo italiano.
In evidenza
Il ritorno di Alessandro Di Battista non è più soltanto un’ipotesi. Da mesi l’ex deputato del Movimento 5 Stelle sta ricostruendo una presenza politica organizzata, alimentando una rete di comitati, campagne e iniziative pubbliche che sembrano avere un obiettivo preciso: arrivare pronto all’appuntamento con le elezioni politiche del 2027. Non lo dice apertamente, ma gli indizi si moltiplicano. E nel Palazzo c’è già chi lo definisce il “Vannacci del campo largo”.
L’accostamento non riguarda i contenuti politici, quanto l’effetto potenziale sul sistema. Così come il generale Roberto Vannacci ha rappresentato per il centrodestra un elemento di forte mobilitazione identitaria e di attrazione verso un elettorato insofferente ai partiti tradizionali, Di Battista potrebbe svolgere una funzione analoga nell’area populista e antisistema, intercettando voti oggi dispersi tra il Movimento 5 Stelle, l’astensione e persino settori del centrosinistra e del centrodestra. Altri, però, fanno notare come il paragone sia persino più radicale: Di Battista, a differenza di Vannacci, rifiuta da sempre le categorie di destra e sinistra e punta a costruire un’offerta dichiaratamente trasversale.
Non è un caso che il progetto politico al quale sta lavorando si chiami proprio “Schierarsi”. Un nome che sembra quasi un paradosso per chi ha sempre rivendicato una collocazione “né di destra né di sinistra”, ma che in realtà richiama l’idea di una mobilitazione civile più che di una tradizionale appartenenza ideologica. L’obiettivo appare quello di costruire un contenitore capace di raccogliere tutte le forme di protesta verso il sistema politico esistente.
I temi non mancano. La guerra in Medio Oriente rappresenta uno dei principali terreni di iniziativa, con una posizione fortemente filo-palestinese che intercetta una parte dell’opinione pubblica critica verso le scelte dei governi occidentali. A questo si aggiunge il tradizionale pacifismo, spesso espresso con toni molto critici nei confronti della Nato e dell’invio di armi all’Ucraina. Una posizione che inevitabilmente viene accostata a quella di Giuseppe Conte e, per alcuni aspetti, perfino a quella di Matteo Salvini, alimentando accuse di indulgenza verso le posizioni russe.
Ma il progetto di Di Battista non si limita alla politica estera. Il suo profilo resta profondamente legato ai temi originari del grillismo: il contrasto ai privilegi della politica, l’antigarantismo, la difesa dell’azione della magistratura, la critica al sistema dell’informazione tradizionale. Emblematica, in questo senso, è la campagna contro i contributi pubblici all’editoria, che ha già raccolto oltre 270 mila firme. Un risultato politicamente significativo, anche perché dimostra la capacità organizzativa della rete costruita attorno a “Schierarsi” e rappresenta una prova generale in vista della raccolta delle circa 60 mila sottoscrizioni necessarie per presentare eventuali liste elettorali.
Rispetto agli altri protagonisti della stagione grillina, Di Battista può inoltre rivendicare una coerenza personale che continua a rappresentare un elemento di forza presso una parte dell’elettorato. Ha svolto una sola legislatura parlamentare, non ha mai chiesto deroghe alla regola dei due mandati, non ha cercato incarichi istituzionali dopo l’uscita dal Parlamento e, pur mantenendo una costante presenza televisiva e mediatica, ha evitato di apparire come un professionista della politica.
Nel frattempo ha osservato dall’esterno la trasformazione del Movimento 5 Stelle. Ha assistito alla progressiva “contizzazione” del partito, all’arretramento del ruolo di Beppe Grillo, oggi tornato protagonista attraverso il contenzioso giudiziario sul simbolo del Movimento, e al consolidamento della leadership di Giuseppe Conte. Un percorso che Di Battista non ha mai contrastato frontalmente, ma che non ha nemmeno condiviso fino in fondo, soprattutto nella scelta di trasformare il Movimento nel principale alleato del Partito Democratico di Elly Schlein e di Alleanza Verdi e Sinistra.
È proprio questo il punto politico più delicato. Se Di Battista dovesse davvero scendere in campo con una propria lista, la sua competizione sarebbe anzitutto con il Movimento 5 Stelle. Potrebbe attrarre gli elettori delusi dalla svolta più istituzionale impressa da Conte, quelli che rimpiangono il Movimento delle origini e che guardano con diffidenza all’inserimento stabile nel cosiddetto campo largo. Ma il suo messaggio potrebbe trovare ascolto anche tra gli astensionisti e tra quegli elettori che non si riconoscono più né nel centrosinistra né nel centrodestra.
Per questo motivo il suo eventuale ingresso nella competizione elettorale potrebbe produrre effetti ben più ampi del semplice ridimensionamento del consenso pentastellato. In un sistema sempre più frammentato, anche una forza capace di raccogliere pochi punti percentuali può diventare decisiva nel determinare gli equilibri complessivi.
La domanda, allora, resta la stessa: “Schierarsi”, ma con chi? Di Battista continua a non sciogliere la riserva e ufficialmente evita di confermare una candidatura alle prossime politiche. Tuttavia il lavoro organizzativo, le campagne tematiche e la crescente esposizione pubblica suggeriscono che il progetto stia prendendo forma. Se la scelta dovesse essere quella di presentarsi alle urne, è probabile che lo faccia contro tutti, rivendicando un’identità autonoma e antisistema.
In questo scenario, la sua eventuale discesa in campo rappresenterebbe un ulteriore fattore di instabilità per un quadro politico già caratterizzato da una crescente volatilità elettorale. Sia il centrodestra sia il campo largo potrebbero trovarsi a fare i conti con una nuova forza capace di sottrarre consensi in maniera trasversale, rendendo ancora più difficile il raggiungimento della soglia prevista dalla nuova legge elettorale per conquistare il premio di maggioranza. Un risultato che trasformerebbe Di Battista, ancora una volta, nel principale interprete di quella vocazione antisistema che aveva contribuito al successo del Movimento 5 Stelle delle origini.
Altre Notizie della sezione
La managerialità è una leva di politica industriale.
03 Luglio 2026Dal Manifesto 2026 Federmanager dieci proposte per rilanciare la competitività.
Ok definitivo del Senato al Piano casa.
02 Luglio 2026Confermata la fiducia con 106 sì. I voti contrari sono stati 62 e gli astenuti 2. Il testo è legge.
Da oggi scatta l’adesione automatica alla previdenza complementare
01 Luglio 2026Le nuove disposizioni della Legge di Bilancio 2026 modificano le regole con cui i dipendenti del settore privato devono scegliere la destinazione del Tfr al momento dell’assunzione.
