Anno: XXVIII - Numero 126    
Martedì 30 Giugno 2026 ore 13:35
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Le toghe di sinistra: «Anm troppo moderata, Tango ha perso smalto»

Parla Giovanni Zaccaro, segretario della corrente progressista “AreaDg”: il presidente pare volersi scusare per il trionfo del No.

Le toghe di sinistra: «Anm troppo moderata, Tango ha perso smalto»

Giovanni Zaccaro, segretario di AreaDg, dopo la vittoria al referendum il Csm ha elaborato nuove linee guida sulla comunicazione, cade anche il tabù delle pagelle di valutazione perfette, si rimette in discussione il testo unico sulla dirigenza. La magistratura ha capito che deve cambiare per sopravvivere?

Le linee guida dettano regole, limiti e divieti alla comunicazione giudiziaria così favorendo il mercato clandestino delle notizie: sono da riscrivere.

Che esagerazione. In realtà si raddoppia la comunicazione. Altro che bavaglio!

La comunicazione e l’informazione sono uno strumento di controllo: gli abusi si prevengono con la professionalità e il pluralismo, non con i divieti e le punizioni. Quanto al resto, penso che debba essere risolta definitivamente la questione dei fuori ruolo: è la politica che chiama i magistrati a collaborare nei ministeri, e il Csm ha delle regole stringenti su quanti e per quanto tempo autorizzarlo. Io però vorrei che il prossimo Csm decidesse chi e come valuta la professionalità dei magistrati fuori ruolo e soprattutto annulli ogni rilievo all’esperienza fuori ruolo quando si fanno successive domande per posti direttivi. I consiglieri di Area ci hanno provato ma nessuno li ha seguiti. Spero che il prossimo Csm sia più lungimirante.

L’Anm non ha chiesto ufficialmente una modifica della legge elettorale del Csm, richiesta che pure avrebbe rappresentato un vero segnale di cambiamento.

L’attuale legge elettorale del Csm è pessima. Il maggioritario impone di concentrare i voti solo su alcuni candidati, sottraendo la scelta agli elettori. La quota di riserva proporzionale impone accordi, spesso sotterranei, solo per lucrare sui resti e su qualche seggio. Una sana legge elettorale proporzionale garantirebbe rappresentanza anche ai più piccoli, libertà di scelta agli elettori e trasparenza.

Andrea i dem Andrea Orlando e Debora Serracchiani hanno scritto: “Sbaglierebbe la magistratura se vedesse nel risultato referendario una automatica rilegittimazione del suo ruolo” . Condivide?

Hanno ragione. La vittoria del No non è stata la vittoria dei magistrati, che pure sono quelli che si sono impegnati da subito, ma dei cittadini che hanno chiaramente detto che non vogliono che la politica controlli la magistratura. Purtroppo ci sono ancora segnali preoccupanti come la riforma della Corte dei Conti, le nomine al Consiglio di Stato, la sostanziale segretazione di quel che accade nel direttivo della Scuola superiore. C’è sempre la voglia di eliminare o indebolire gli organi di controllo e di garanzia.

Sabato avete presentato i vostri candidati al Csm e lei ha detto: “Do per scontato che chiunque venga eletto non si faccia condizionare -per le nomine- dalla appartenenza a un gruppo o a un altro, ma per il resto i nostri candidati faranno squadra”. Quindi quando bisognerà scegliere un procuratore capo o un presidente di Tribunale gli eletti di Area voteranno in coscienza e non in nome dell’appartenenza?

Sulle nomine e sulle questioni che riguardano i singoli si deve guardare ai profili personali e alle esigenze degli uffici. L’appartenenza non è un criterio di scelta. Propongo fin d’ora a tutti di stipulare un patto etico all’inizio della prossima consiliatura fondato su questo principio. Lo devono stipulare però anche i laici eletti dal Parlamento. Leggendo i verbali di questo Consiglio, mi pare che in molti abbiano sistematicamente votato sempre e solo come una sola componente togata.

Lei ha anche detto: “Leggo che ci sono candidati che vengono definiti indipendenti ma l’indipendenza non è una qualità in sé”. Li critica perché li teme?

Maggiori candidati ci sono, più la magistratura dimostra la sua vivacità, il suo pluralismo interno, il suo rispetto verso il sistema di governo autonomo previsto dalla Costituzione. Mi fa sorridere però chi viene definito come ‘indipendente’ come se fosse una etichetta qualificante. Tutti devono essere indipendenti al momento del voto in plenum, la vera indipendenza non si proclama ma si pratica soprattutto quando si è chiamati a difendere i colleghi vessati perché hanno preso decisioni sgradite alle maggioranze di turno, oppure esprimendo pareri critici sulle leggi in materia di giustizia che spesso sono populiste o propagandiste.

Qualche giorno fa lei mi ha inviato un messaggio criticando un mio articolo in cui mettevo in evidenza che tre ex numero uno e due dell’Anm si candidano per il Csm. Di certo quelle scelte non portano a titolare ‘Il nuovo che avanza’, come hanno detto anche molti giovani magistrati che si aspettavano altro dalle correnti.

In Italia da decenni si insegue il ‘nuovo che avanza’ ma nonostante ciò non vedo grandi passi in avanti del nostro Paese. I gruppi hanno candidato colleghi con esperienza associativa, che serve perché al Csm è importante conoscere gli uffici e il mondo della giustizia, oltre che le norme. Noi di Area abbiamo candidato anche colleghi giovani, protagonisti della campagna referendaria e molto stimati proprio dalle nuove leve.

Le piace questa Anm post referendaria?

Giuseppe Tango è un amico ma mi pare abbia perso lo smalto dei tempi referendari. A volte mi pare voglia chiedere scusa di avere vinto il referendum e cerchi di piacere e rassicurare. L’Anm non è un soggetto politico in senso proprio, deve intervenire nel dibattito pubblico con sobrietà ma anche con chiarezza quando serve. Molte riforme, penso al gip collegiale, sono pura propaganda: non si comprende perché un collegio debba fare meno errori di un singolo. Altre riforme, penso a quelle attuative del Patto sui migranti, aumenteranno il contenzioso e il carico sugli uffici civili in modo drammatico. Il Parlamento incrementa il numero di reati e di pene trasformando il diritto penale in uno strumento di controllo e di consenso invece che in un presidio di garanzia. Questa legislatura, ma vale anche per quelle precedenti, in materia penale è sempre più schiacciata sul principio “forte con i deboli e debole con i forti”. Queste cose vanno dette, con rispetto per il decisore politico e cercando sponde culturali nella avvocatura e nella accademia attente ai diritti.

A cosa imputa questa sua mancanza di fermezza e durezza?

Non serve durezza, che non è una qualità, ma fermezza e continuo dialogo con la società civile che segue i temi dei diritti e delle garanzie. Probabilmente il presidente Tango sconta la propria inesperienza o una qualche divisione all’interno del suo gruppo. Peccato perché è stato eletto unitariamente e il suo mandato è forte.

Sta mettendo in dubbio la sua leadership in vista del congresso di novembre?

La magistratura italiana trova la sua forza nel pluralismo e nella ricchezza culturale. Le deve mettere al servizio del dibattito democratico del Paese. A me interessa questo, non i nomi del presidente o del segretario.

Di Valentina Stella su Il Dubbio

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