IL COA DI BOLOGNA INCHIODA L'ANM: LEGITTIMO DIRE NO
La risposta dopo le critiche ricevute per un «parere non favorevole» espresso dal Coa Bologna in merito alla richiesta di un magistrato, che svolge da oltre vent’anni funzioni requirenti, finalizzata all’assegnazione alle funzioni giudicanti presso la Corte di Cassazione.
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Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bologna replica all’Associazione nazionale magistrati dell’Emilia-Romagna, dopo le critiche ricevute per un «parere non favorevole» espresso in merito alla richiesta di un magistrato, che svolge da oltre vent’anni funzioni requirenti, finalizzata all’assegnazione alle funzioni giudicanti presso la Corte di Cassazione (si veda Mondoprofessionisti del 22 giugno).
Nella comunicazione del Coa bolognese, inviata, oltre che alla presidente della Corte d’appello di Bologna e al procuratore generale presso la Corte d’appello, al Consiglio nazionale forense, si intendono placare le polemiche, senza però trascurare la necessità di fare chiarezza sulla vicenda. Il tutto all’insegna della «correttezza istituzionale» e della «leale cooperazione».
«Questo Consiglio – si legge nel documento dell’avvocatura Felsinea -, investito della richiesta di osservazioni, ha espresso al Procuratore generale una considerazione sul fatto che un tramutamento verso le funzioni di legittimità di un magistrato che aveva una carriera ultraventennale esclusivamente requirente, non potesse consentire un parere favorevole che dunque non veniva espresso. Si è trattato di una valutazione riferita alla posizione al vertice della giurisdizione, ove si definiscono i processi senza ulteriore esame, per la cui idoneità a parere del Consiglio, necessiterebbe un percorso professionale che abbia ragionevolmente contemplato pregresse funzioni giudicanti, ovvero l’assiduo svolgimento di attività avanti la giurisdizione di legittimità».
In un altro passaggio si evidenzia il tono dell’Anm utilizzato con una strumentalizzazione del voto del referendum di marzo: «È significativo che Anm Emilia-Romagna, tra l’altro virgolettando e manipolando inescusabilmente frasi invece inesistenti, abbia voluto rinfocolare polemiche referendarie e abbia confuso un atto endoprocedimentale, espressamente richiesto e riferito a quella specifica ipotesi di tramutamento, con un comunicato stampa. Arrogarsi il diritto di replica rispetto a provvedimenti frutto di dialogo istituzionale, è contegno disinvolto che si commenta da sé, così come lo sono le inadeguate e non onorevoli espressioni utilizzate. Se con toni adeguati il diritto di critica è certamente esercizio salutare, non lo è invece il ricorso all’offesa e alla delegittimazione. Non ci sono dubbi, invece, nel sostenere nel merito sia la posizione assunta dal nostro Consiglio, sia la legittimità della libera espressione del nostro pensiero».
Sulla vicenda interviene anche l’Unione Regionale dei Consigli degli Ordini Forensi dell’Emilia-Romagna (Urcofer). «L’aver qualificato l’intervento del Consiglio dell’Ordine di Bologna come “al di fuori di ogni previsione normativa” – si legge in una nota dell’Urcofer – significa disconoscere la funzione che il legislatore ha espressamente inteso attribuire in questo specifico ambito e nei termini indicati all’ente rappresentante istituzionale dell’avvocatura».
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