Anm-Pd, torna l'alleanza del no, il fronte torna compatto
La riforma che può ribaltare le elezioni.
La partita sul gip collegiale è molto più di una questione organizzativa. Dietro il rinvio dell’entrata in vigore della riforma si intravede il ritorno di uno schema politico che il centrodestra sperava di essersi lasciato alle spalle: la saldatura tra magistratura associata e opposizione. Le argomentazioni dell’Anm sui rischi per il contrasto a mafia e violenza di genere hanno certamente un peso, ma finiscono anche per trasformarsi in un potente strumento di mobilitazione politica.
È qui che il dibattito si sposta dal merito al consenso. Perché se ogni tentativo di modificare gli equilibri tra giudici e pubblici ministeri viene presentato come un pericolo per la sicurezza dei cittadini, qualsiasi riforma diventa quasi impossibile. Il gip collegiale nasce invece con un obiettivo preciso: rafforzare le garanzie nelle decisioni che incidono sulla libertà personale, introducendo una valutazione collegiale al posto di quella affidata a un solo magistrato.
Il governo si trova così davanti a un bivio delicato. Rinunciare alla riforma significherebbe certificare la vittoria delle resistenze corporative. Tirare dritto, invece, potrebbe offrire all’opposizione un nuovo terreno di battaglia proprio a ridosso delle elezioni del 2027. Il rischio, per la maggioranza, è che una riforma nata per rafforzare le garanzie processuali finisca per trasformarsi nell’ennesimo scontro ideologico tra politica e magistratura.
Più che il destino del gip collegiale, nelle prossime settimane si misurerà la capacità della politica di riformare la giustizia senza restare prigioniera dei veti incrociati. E sarà quella, forse, la vera prova di forza.
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