Imprese e Avvocati 2025
I dati che raccontano una professione che cambia.
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I numeri che scaturiscono dall’indagine commissionata dall’Organismo Congressuale Forense (#OCF) parlano chiaro e fotografano la direzione verso cui si muove la professione forense.
Il rapporto “Imprese e Avvocati 2025” è uno strumento prezioso che l’ #avvocatura non può permettersi di ignorare.
L’OCF è l’organo che detiene in via esclusiva l’ #indirizzopolitico dell’avvocatura italiana, potere che trae legittimità e forza dal contributo indispensabile delle #associazioniforensi. Non è un osservatore neutro. È il soggetto istituzionale che deve leggere questi dati e tradurli in scelte – per la categoria, nel confronto con il legislatore, nelle sedi dove si decide il futuro della #professione.
La relazione tra #impresa e #avvocato si è trasformata. Non più la #consulenza episodica, attivata solo nell’emergenza. Oltre tre imprese su quattro (76,7%) si sono rivolte a un legale nel corso della propria attività – dato in crescita rispetto al 75,6% del 2024. Ciò che conta è la qualità del rapporto: il 41,6% delle imprese considera oggi il proprio avvocato un punto di riferimento costante, non più una risorsa da interpellare “quando serve”. Questa quota era al 37,5% un anno fa. La direzione è inequivoca.
Il 62,7% delle imprese ritiene che l’avvocato sia la figura di riferimento nelle decisioni strategiche e operative che richiedono competenze normative. Un ruolo cruciale nella prevenzione dei rischi (56,8%) e nella negoziazione dei #contratti (44,4%). Non è più il legale della causa. È il legale dell’impresa.
Nel 2024 la competenza era il principale criterio di scelta (63,2%). Nel 2025 il modello si è fatto più maturo: competenza e professionalità restano al primo posto (50,7%), ma crescono il rapporto di fiducia ed empatia (+6,9 punti, al 27,9%) e il livello di specializzazione (+2,7 punti, al 26,7%). Le imprese non cercano più soltanto un tecnico. Cercano un partner.
Lo cercano prevalentemente tra i liberi professionisti (58,3%) e gli studi di medie dimensioni (35,4%). Solo lo 0,8% si rivolge a studi internazionali. Il mercato legale italiano è profondamente radicato nel territorio e regge al confronto. È una caratteristica che va esaltata.
La soddisfazione è alta: il 93,3% delle imprese che ha utilizzato assistenza legale si dichiara soddisfatta o molto soddisfatta, in crescita rispetto al 90,4% del 2024. I benefici sono chiari: riduzione dei contenziosi (46,8%), migliore recupero crediti (38,2%), maggior potere contrattuale (23,8%). La #consulenzalegale non è più percepita come un costo. È un investimento strategico.
Anche dall’interno della categoria i segnali sono significativi. Il 26% degli avvocati dichiara di avere rapporti continuativi e strutturati con le imprese clienti. Il 60,7% opera ancora su base occasionale. È uno scarto enorme rispetto alla domanda che il mercato esprime. Uno spazio – o un ritardo – che la professione deve colmare.
Oltre la metà dei professionisti (63%) svolge le consulenze direttamente presso la sede dell’impresa: un dato che traduce in pratica la prossimità relazionale che le imprese richiedono. Il 70% degli avvocati individua nel rapporto di fiducia e nell’empatia (70,8%) i punti di forza del proprio studio, accanto alla competenza (70,4%).
Sul fronte dell’ #intelligenzaartificiale i dati confermano il ruolo di strumento, non di sostituto. Il 61,5% degli studi legali la utilizza già – principalmente per la ricerca giurisprudenziale (65,8%) e la redazione di contratti (45,5%). L’89% delle imprese ritiene che la figura dell’avvocato non potrà mai essere sostituita da un algoritmo. Per il 46% le decisioni legali richiedono valutazione umana e conoscenza del contesto. Per il 40,5% resta imprescindibile il rapporto fiduciario personale.
Il lavoro svolto dall’OCF con questo #Osservatorio è una bussola, non solo una fotografia: un contributo serio e doveroso alla comprensione del mercato legale. Doveroso – è il termine giusto – perché spetta a chi ha la rappresentanza politica dell’avvocatura il compito di leggere il mercato, interpretarne le tendenze e tradurre i dati in scelte concrete per la professione.
Capire dove va la domanda è il presupposto per costruire un’offerta professionale adeguata – e per rivendicare, con argomenti fondati, il ruolo centrale che l’avvocato già svolge nel sistema produttivo italiano.
I dati ci dicono che le imprese si fidano degli avvocati. Che li cercano sempre di più. Che li vogliono accanto, non lontano.
Tocca a noi essere all’altezza di questa aspettativa.
Massimiliano Cesali Consigliere Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma
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