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IL SSN HA BISOGNO DI TRE GRANDI RIFORME .

Il 26esimo Congresso Nazionale Anaao Assomed che si apre oggi a Roma lancia tre proposte per riformare la sanità pubblica italiana

IL SSN HA BISOGNO DI TRE GRANDI RIFORME .

Per il sindacato, negli ultimi trent’anni il Ssn ha subito trasformazioni profonde senza una vera revisione complessiva del proprio modello organizzativo. Il risultato è un sistema che continua a reggersi sull’impegno dei professionisti, ma che mostra crescenti fragilità: rigidità organizzative e progressivo indebolimento del rapporto tra organizzazione sanitaria e bisogni reali di salute, aumento dei carichi di lavoro, fuga delle professioniste e dei professionisti dagli ospedali pubblici, carenza di personale, perdita di attrattività del lavoro sanitario.

 Dal 26° Congresso Nazionale Anaao Assomed arriva una proposta organica di riforma della sanità pubblica italiana fondata su tre riforme strutturali:

  1. superamento del modello di aziendalizzazione nato con il Decreto legislativo 502 del 1992
  2. ridefinizione del rapporto tra SSN e Università
  3. revisione dell’assetto organizzativo ospedale/territorio delineato dai decreti 70 e 77.
  4. OLTRE LA 502/92: IL SSN È GOVERNATO COME UNA FABBRICA DI PRESTAZIONI. È ORA DI CAMBIARE IL MODELLO.

Il primo asse di riforma riguarda il superamento del modello di aziendalizzazione degli ospedali introdotto dalla 502/92 per rilanciare le condizioni di Professioniste e professionisti trasformati in fattori produttivi, autonomia compressa dalle logiche economicistiche, carichi di lavoro sempre più pesanti, ospedali governati più dai numeri che dai bisogni di salute: trasformando il lavoro sanitario in un sistema governato prevalentemente da logiche economiche e produttive, comprimendo il ruolo professionale di medici e dirigenti sanitari.

 Per Anaao Assomed il modello di aziendalizzazione nato con la 502/92 ha progressivamente allontanato la sanità pubblica dalla sua missione originaria.

“Il coraggio di dire la verità è il primo dovere di chi ha l’onore di rappresentare gli altri”. Con queste parole si è aperta la relazione politica del Segretario Nazionale uscente Pierino Di Silverio al 26° Congresso Nazionale Anaao Assomed, che ha posto al centro del dibattito il futuro del Ssn e il ruolo dei professionisti chiamati ogni giorno a garantirne il funzionamento.

Nel suo intervento, Di Silverio ha descritto un SSN in una fase di profonda difficoltà, segnato da anni di sottofinanziamento, carenza di personale, aumento della domanda di assistenza e crescente complessità organizzativa. Una crisi che, secondo l’Anaao Assomed, non rappresenta un destino inevitabile, ma il risultato di precise scelte politiche e amministrative che possono e devono essere corrette.

 

Nonostante le criticità, il Ssn continua a rappresentare uno dei pilastri fondamentali della coesione sociale del Paese, garantendo ogni giorno cure e assistenza a milioni di cittadini grazie all’impegno e alla professionalità di medici e dirigenti sanitari. È proprio questo patrimonio umano, tuttavia, a essere oggi maggiormente esposto al rischio di impoverimento e disaffezione.

I dati illustrati nella relazione delineano un quadro preoccupante:

  • 10 professionisti al giorno abbandonano il Ssn prima dell’età pensionabile
  • 5 professionisti al giorno scelgono di trasferirsi all’estero
  • 7 medici al giorno subiscono aggressioni e violenze sia fisiche che verbali
  • altri 7 vengono denunciati
  • il 68% dei medici e dirigenti sanitari che lavorano negli ospedali vive una condizione di burnout.

 Per l’Anaao Assomed la sostenibilità della sanità pubblica non può essere valutata esclusivamente in termini economici. Un sistema sanitario è realmente sostenibile quando riesce ad attrarre, formare e trattenere professionisti qualificati, offrendo loro condizioni di lavoro adeguate, sicurezza, riconoscimento delle competenze e prospettive di crescita professionale.

 Tra le priorità indicate figura il rinnovo della stagione contrattuale. L’Anaao Assomed chiede una revisione strutturale dell’attuale impianto contrattuale, con una valorizzazione economica coerente con il livello di responsabilità richiesto alla dirigenza medica e sanitaria, percorsi di carriera fondati sul merito, limiti chiari ai carichi di lavoro e misure efficaci contro ogni forma di precarizzazione. Il riconoscimento economico dei professionisti, è stato sottolineato, non rappresenta una rivendicazione corporativa ma una condizione essenziale per garantire la qualità e la continuità dell’assistenza.

 

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