Gol, politiche attive tra riforma e risultati incompleti
Creata una rete nazionale per l’occupazione, ma burocrazia e scarso matching frenano il lavoro stabile.
In evidenza
Il programma ha costruito una nuova infrastruttura nazionale per l’occupazione, ma resta aperto il nodo decisivo: trasformare procedure e formazione in lavoro stabile, riducendo burocrazia e distanza dai reali bisogni delle imprese.
Il programma Gol rappresenta il più ambizioso tentativo realizzato in Italia per costruire un sistema nazionale di politiche attive del lavoro capace di integrare Stato, Regioni, Centri per l’Impiego e operatori privati. L’obiettivo è condivisibile: superare una logica puramente assistenziale e accompagnare concretamente le persone verso il reinserimento lavorativo. Tuttavia, a distanza di alcuni anni dall’avvio, emergono limiti strutturali che meritano una riflessione critica. Il primo nodo riguarda il rapporto tra politiche attive e mercato del lavoro reale. GOL funziona meglio nei territori dove esiste già una domanda occupazionale dinamica, mentre nelle aree economicamente più fragili rischia di ridursi a una successione di procedure amministrative, orientamento formale e percorsi formativi spesso poco collegati ai fabbisogni delle imprese.
Le politiche attive, infatti, non possono sostituire lo sviluppo economico.
Un altro elemento critico è l’eccessiva burocratizzazione del sistema. La necessità di tracciare ogni attività ha prodotto un forte appesantimento procedurale: piattaforme diverse, inserimenti ripetuti di dati, deleghe complesse e continui adempimenti. Il rischio concreto è che operatori e intermediari dedichino più tempo alla compliance che all’accompagnamento effettivo del lavoratore.
Resta poi irrisolto il tema storico del matching tra domanda e offerta di lavoro. Molti percorsi risultano ancora standardizzati e poco calibrati sulle esigenze produttive dei territori. In questo contesto, la formazione rischia di diventare fine a sé stessa, senza tradursi in reali opportunità occupazionali.
Anche il ruolo dei Centri per l’Impiego continua a essere molto disomogeneo sul territorio nazionale. In alcune realtà si registrano miglioramenti significativi; in altre prevale ancora una funzione prevalentemente amministrativa.
In questo scenario, i Consulenti del Lavoro possono rappresentare un valore aggiunto decisivo grazie al rapporto diretto con le imprese e alla conoscenza concreta dei fabbisogni occupazionali.
Perché ciò avvenga, però, sarà necessario ridurre la burocrazia e valorizzare maggiormente il ruolo degli intermediari professionali.
GOL, dunque, non può essere considerato un fallimento: ha creato un’infrastruttura nazionale di politiche attive che prima non esisteva. La vera sfida sarà trasformarla da macchina amministrativa a strumento realmente capace di generare occupazione stabile e mirata.
Vincenzo Silvestri Presidente Fondazione Consulenti per il Lavoro
Altre Notizie della sezione
I ‘camici bianchi’ di base sono il perno del Ssn
20 Maggio 2026Oliveti, 'conoscono davvero i bisogni delle persone'.
l tempo della verità e delle riforme
19 Maggio 2026La nota della Giunta Ucpi a seguito del deliberato dell’Anm.
L’Europa si rinnovi e agisca per difendere libertà, prosperità e solidarietà.
15 Maggio 2026Le cose importanti che ha detto Mario Draghi ad Aquisgrana.
