Centristi e riformisti necessari per vincere a sinistra
Al di là dei vari e sterili protagonismi personali che si muovono qua e là, oggi sappiamo qual è il modello di riferimento a cui guardare e, soprattutto, i passaggi da compiere per centrare l’obiettivo.
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Forse è arrivato il momento per dirlo con chiarezza e senza equivoci. Parlando della coalizione di centrosinistra, l’alleanza si può definire tale solo se esiste – accanto alla sinistra radicale e massimalista del Pd, la sinistra populista e demagogica dei 5 stelle, la sinistra estremista e ideologica di Avs e la sinistra classista e pan sindacale della Cgil di Landini – anche e soprattutto una quarta gamba: centrista, moderata e autenticamente riformista. E questa quarta gamba si può e si deve chiamare Margherita. Certo, dico Margherita per intenderci pur sapendo, come ovvio e persin scontato, che l’esperienza originaria e specifica della Margherita di Rutelli, Marini, Mastella e Parisi non è più riproponibile per svariate e molteplici motivazioni.
Ma, per fermarsi alla componente centrista e riformista, è di tutta evidenza che questa presenza si rende necessaria per almeno due motivazioni di fondo.
Innanzitutto perché senza questa presenza politica ed elettorale – cioè una lista – non si può parlare di coalizione di centro sinistra ma solo e soltanto di una alleanza di sinistra che raccoglie, sì, le mille sfumature di rosso presenti nella società italiana ma che non può essere affatto ascrivibile ad una coalizione di centro sinistra. E l’unica condizione che può far ritornare il cosiddetto “campo largo” ad una coalizione di centro sinistra è la presenza di una lista/luogo di centro che sia in grado di sapere intercettare quell’elettorato che non vota centro destra e che, soprattutto, non si riconosce nell’universo della sinistra.
In secondo luogo ed è, forse, questo l’elemento più importante, è necessaria una forza politica autenticamente riformista, culturalmente plurale ed organizzativamente democratica. Insomma, e senza repliche che sarebbero impossibili, un sorta di neo Margherita. Certo, il progetto ideato nel 2002 non può più avere cittadinanza. Ma è indubbio che si rende necessario un progetto politico riformista che non sia identitario e che, soprattutto, non sia il banale prolungamento di un partito personale. Perchè questo sarebbe il modo migliore per far fallire anticipatamente il progetto. Ma è ormai di tutta evidenza che senza questo luogo/soggetto politico l’alternativa al centro destra parte in salita con scarse possibilità di vittoria. O di “pareggio”, a seconda dei punti di vista e delle svariate valutazioni che si possono fare al riguardo.
Ecco perché, al di là dei vari e sterili protagonismi personali che si muovono qua e là, oggi sappiamo qual è il modello di riferimento a cui guardare e, soprattutto, i passaggi da compiere per centrare l’obiettivo. Senza una Margherita, seppur aggiornata e rivista, senza un soggetto realmente plurale e democratico e senza un luogo autenticamente centrista, riformista e con una spiccata, visibile e credibile cultura di governo, sarebbe l’intero progetto di centro sinistra a non riuscire a decollare. Il blocco delle sinistre non è sufficiente. La logica “frontista” del lontano 1948 o quella più recente della “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto del 1994 sono modelli – seppur vecchi ed antichi ma sempre in agguato nel campo variegato, composito e multiforme della sinistra italiana – da respingere pregiudizialmente senza neanche entrare nel merito. E questo è, oggi, il compito di tutti coloro che lavorano per un credibile progetto di governo di centro sinistra che non sia solo una semplice e anche un po’ vecchia riproposizione del blocco delle sinistre unite.
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