«Anm movimentista? Noi di “Mi” contrari: alle toghe non serve un consenso politico»
Il neosegretario di Magistratura indipendente avverte: nessuna aggregazione alternativa all’Anm dopo la campagna referendaria.
In evidenza
Nell’assemblea dell’Anm di stamattina un punto all’ordine del giorno del dibattito riguarderà il rapporto con la società civile e la valorizzazione del patrimonio di fiducia riacquisito in questi mesi. In particolare, un nodo forse centrale sarà quello relativo al tipo di rapporto da intrattenere con i comitati civici schieratisi con la magistratura nel corso della campagna referendaria. Non a caso saranno presenti i quattro presidenti dei comitati per il No: Enrico Grosso, Giovanni Bachelet, Franco Moretti e Giuseppe Salmè.
Ne parliamo con il procuratore di Messina Antonio D’Amato, neosegretario generale di “Magistratura indipendente” e componente del Comitato direttivo centrale dell’Anm. La corrente al vertice della quale D’Amato è stato appena eletto presenterà all’assemblea di oggi una mozione in cui si osserva, tra l’altro, che le “aggregazioni esterne e/o alternative all’Anm, pur se promosse da magistrati, appaiono orientate a spingere l’associazionismo oltre i limiti e le finalità statutarie”. Inoltre, avverte il documento di “Mi”, “nel corso della campagna referendaria la magistratura ha legittimamente rivendicato i valori della separazione dei poteri, denunciando ogni tentativo di indebita interferenza della politica. Coerenza istituzionale impone oggi che la magistratura rifugga da iniziative che possano, a loro volta, determinare indebite interferenza nell’attività politica”.
Ci illustra la posizione che avete assunto, procuratore D’Amato?
Vorrei subito mettere in chiaro la natura fuorviante dell’accostamento tra “rapporto con la società civile” e “patrimonio di fiducia” dei magistrati “riacquisito in questi mesi”, perché sottende alla ricerca di un consenso, laddove il magistrato deve, sì, godere della fiducia dei cittadini, ma attraverso il rigore delle sue decisioni. Ciò premesso, l’impegno per la campagna referendaria ha restituito entusiasmo all’azione associativa, con il fattivo coinvolgimento di giovani magistrati, ed è questo sicuramente un dato positivo da cui ripartire, come Anm, per dire la nostra, in chiave propositiva, verso chi ha responsabilità politiche, verso il Csm, verso noi stessi, su ciò che non va al nostro interno, ove si tenga presente che 12 milioni di italiani hanno votato Sì alla riforma costituzionale. L’esito referendario, con 14 milioni di No alla riforma, non deve essere considerato come una sorta di patrimonio di consenso lato sensu politico da preservare o financo incrementare, giacché non è questo il ruolo della magistratura. La stessa esperienza del Comitato per il No, proficua ed entusiasmante, si è conclusa, e il comitato si è sciolto, avendo raggiunto il suo scopo, secondo le norme del codice civile.
Insomma, un “movimentismo civico” che si aggregasse attorno all’Anm non avrebbe senso.
La posizione di Magistratura indipendente, nel rispetto dello statuto Anm e del perseguimento dei suoi scopi, è quella di promuovere, attraverso l’attuale giunta unitaria, un contributo qualificato e autorevole verso una stagione riformista della giustizia, senza costituire aggregazioni alternative all’associazione, che rischiano di generarne l’indebolimento e di comprometterne la funzione di rappresentanza forte e unitaria. Sulle proposte poi in concreto ci confronteremo.
Se l’Anm dovesse invece deliberare per una forma di istituzionalizzazione del ponte tra magistratura e società civile, “Mi” potrebbe abbandonare la Giunta e diventare “opposizione” nel direttivo?
Esiste già un ponte con la società civile ed è costituito dalle molteplici articolazioni periferiche, che, da sempre, connotano l’azione associativa dell’Anm. Mi riferisco alle giunte sezionali, che hanno sede in ogni distretto di Corte d’appello e rappresentano realtà ben presenti nel tessuto sociale, organizzando una grande varietà di iniziative che vedono il coinvolgimento della società civile. Per fare qualche esempio, non esaustivo, penso agli incontri in ogni scuola di ordine e grado su Costituzione, legalità, bullismo, alle notti bianche sulla giustizia, dove vengono anche coinvolti scrittori e artisti dei più vari settori, agli incontri su femminicidi e violenza di genere col coinvolgimento di enti preposti alla tutela dei soggetti deboli, agli eventi che ogni anno vengono organizzati per ricordare vittime di mafia e terrorismo. E ricordo anche le iniziative avanzate dalle commissioni di studio dell’Anm che spesso sfociano in convegni e incontri tematici, così come le molteplici iniziative che la Giunta esecutiva centrale compie nei territori e i contributi al pubblico dibattito offerti dalla rivista “La Magistratura”.
Altre Notizie della sezione
«L’Anm è un sindacato, ma si comporta da partito»
13 Maggio 2026Intervista a Carmen Giuffrida, giudice del Tribunale per i minorenni di Catania, tra i fondatori del Comitato per il Sì.
Tommaso Greco: «Solo il diritto ci può salvare dalle guerre»
07 Maggio 2026Il filosofo del diritto interviene a Siracusa per “Antigone e il suo paradosso”: «Contro il riarmo serve rilanciare il diritto internazionale»
La solitudine del Ministro Giorgetti
28 Aprile 2026i Il Ministro Giorgetti è stato lasciato solo alla presentazione del Def – documento di finanza pubblica.
