Anno: XXVIII - Numero 91    
Lunedì 11 Maggio 2026 ore 13:00
Resta aggiornato:

Home » Il caso Minetti collassa e il Fatto tira fuori i bunga-bunga uruguayani

Il caso Minetti collassa e il Fatto tira fuori i bunga-bunga uruguayani

Incassato l’annuncio della procura sulla grazia, arriva “reportage scottante”. È la fase terminale del giustizialismo: quando non resta più nulla da accusare, si sposta il processo sul piano morale.

Il caso Minetti collassa e il Fatto tira fuori i bunga-bunga uruguayani

 

“Escort e festini, Nicole Minetti non ha mai cambiato vita”. Quando un’inchiesta giornalistica naufraga non c’è niente di meglio che “buttarla in caciara”. E’ l’undicesimo comandamento del Fatto Quotidiano che, di fronte al collasso dell’inesistente scoop sulla grazia a Minetti, si è trasformato in una sorta di ufficio della “buon costume”.

Fiutata l’aria, e incassato l’annuncio della procura che ha fatto sapere che i presupposti per la grazia ai Minetti-Cipriani c’erano eccome – il Fatto ha tirato fuori dal cilindro l’intervista del secolo a una presunta testimone diretta dei “bunga-bunga” uruguayani. Ed ecco dunque il “reportage scottante”: escort, alcol, testimonianze vaghe, atmosfere da rotocalco scandalistico travestito da giornalismo civile. Fino a che compare una testimone che pronuncia esattamente le frasi che servono a sostenere la tesi narrativa già scritta in partenza: Nicole Minetti non è “cambiata”.

Perché il punto è proprio questo. Se non riesci più a sostenere l’impianto giudiziario, allora sposti il processo sul piano morale. È una dinamica antica del giustizialismo italiano: quando le carte non bastano più, ecco che spuntano le allusioni. Il sottotesto dell’operazione è chiarissimo: anche se la grazia fosse legittima, anche se i requisiti ci fossero tutti, anche se la stessa procura non si opponesse, Nicole Minetti dovrebbe restare simbolicamente colpevole. Per sempre.

La verità è che certe campagne mediatico-giudiziarie hanno bisogno di nemici permanenti. Non possono permettersi che una figura demonizzata venga restituita alla normalità, perché crollerebbe l’intero impianto emotivo costruito negli anni. Così si passa dalle procure alle lenzuola, dai codici alle feste private, dai fatti alle insinuazioni. È la fase terminale del giustizialismo: quando non resta più nulla da accusare, rimane da sventolare solo la bandierina del moralismo.

 Di Davide Vari su Il Dubbio

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter!Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e libri inerenti la tua professione.

ISCRIVITI

Altre Notizie della sezione

Sulla prescrizione si rischia il caos giudiziario

Sulla prescrizione si rischia il caos giudiziario

07 Maggio 2026

Senza un massiccio investimento in organico e tecnologie informatiche, l'aumento di complessità normativa rischia di paralizzare tribunali già sottorganico, trasformando sulla carta una riforma volta al "giusto processo" in una causa di significativo disordine applicativo

Archivio sezione

Commenti


×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.