FDI VS CASSA RAGIONIERI
Coppo e Volpi interrogano i ministri su bilanci e sostenibilità. Pagliuca: “Nessuna irregolarità, conti solidi e trasparenti”.
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Si accende lo scontro politico e tecnico sulla gestione della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili. I deputati di Fratelli d’Italia Marcello Coppo e Andrea Volpi hanno depositato un’interpellanza rivolta ai ministri dell’Economia e del Lavoro nella quale mettono in discussione la correttezza del bilancio consuntivo 2025 della Cnpr e la sostenibilità futura dell’ente. Una ricostruzione che la governance della Cassa respinge con decisione, parlando di accuse prive di elementi concreti e ribadendo la solidità patrimoniale e attuariale dell’istituto.
Nell’atto parlamentare, i due deputati evidenziano come, “dalle informazioni in loro possesso”, il bilancio approvato nell’aprile scorso — con un utile lordo di 191,07 milioni di euro e un utile netto di 84,96 milioni — “non sembrerebbe rispettare correttamente i principi contabili”, che impongono “onestà e accuratezza” nella redazione dei documenti civilistici e contabili. Nel mirino finiscono in particolare alcuni aspetti legati alle proiezioni attuariali, all’evoluzione del rapporto tra iscritti e pensionati, agli accantonamenti e alla gestione immobiliare.
La replica della Cnpr è arrivata attraverso una lunga nota del presidente Luigi Pagliuca, che ha escluso qualunque presupposto per un eventuale commissariamento dell’ente. “Le considerazioni contenute nell’interpellanza del 7 maggio non appaiono idonee a configurare i presupposti per un commissariamento della Cassa”, afferma il numero uno della Cnpr. “Al contrario, i dati richiamati confermano l’esistenza di una governance attenta, che sta amministrando l’Ente con correttezza, trasparenza e responsabilità, nel rispetto delle regole contabili, dei principi di prudenza e dei controlli previsti dalla normativa vigente”.
Pagliuca rivendica innanzitutto i risultati economici del bilancio 2025, definito “positivo e significativo”, contestando il riferimento a presunte irregolarità contabili. “Parlare di mancato rispetto dei principi contabili appare improprio se non vengono indicate violazioni specifiche, accertate e documentate”, osserva. Secondo la Cassa, infatti, il bilancio è stato approvato dagli organi competenti e sottoposto ai controlli previsti dalla normativa, elementi che escluderebbero automaticamente l’ipotesi di una gestione irregolare.
Uno dei punti centrali della risposta riguarda la sostenibilità previdenziale. Il presidente della Cnpr chiarisce che il rapporto iscritti-pensionati, attualmente pari a 1,72, rappresenta una fotografia dell’attuale fase demografica ma non costituisce di per sé un elemento patologico. Pagliuca sostiene inoltre che nell’interpellanza vi sarebbe una “inesattezza tecnica”, perché i firmatari “sembrano confondere il saldo previdenziale con il saldo gestionale”.
La distinzione viene spiegata nel dettaglio. Il saldo previdenziale — cioè la differenza tra contributi incassati e pensioni erogate — può registrare valori negativi in alcune fasi storiche a causa della transizione demografica e dell’uscita dal lavoro della generazione del baby boom. Un fenomeno che, secondo la Cnpr, riguarderà gran parte delle casse privatizzate italiane nei prossimi quindici anni. Diverso sarebbe invece il saldo gestionale complessivo, che include i proventi della gestione patrimoniale e finanziaria. Proprio questi rendimenti, sottolinea Pagliuca, costituiscono la riserva necessaria a compensare gli squilibri previdenziali temporanei.
“La sostenibilità della Cnpr è garantita proprio dalla solidità di questo saldo complessivo e dalle riserve accumulate, come certificato dai bilanci tecnici”, evidenzia il presidente della Cassa. A sostegno della tesi viene richiamato il bilancio tecnico attuariale “a gruppo aperto”, approvato nel novembre 2025, che confermerebbe la sostenibilità dell’ente su un orizzonte cinquantennale.
Pagliuca cita anche l’indice di garanzia previsto dall’articolo 12 del Dpr 335 del 1995, cioè il rapporto tra la riserva legale e le prestazioni previste nel quinquennio successivo. Secondo i dati forniti dalla Cnpr, l’indice si attesterebbe a 1,02 nel 2054 e salirebbe a 2,26 nel 2074, valori definiti “di assoluta sicurezza” e indicativi di una struttura patrimoniale in rafforzamento nel lungo periodo.
La risposta della Cassa affronta poi il tema delle svalutazioni dei crediti e degli accantonamenti prudenziali, citati nell’interpellanza come possibili segnali di criticità. Pagliuca ribalta però la lettura: “Le svalutazioni dei crediti e gli accantonamenti non sono indice di mala gestio, ma espressione del principio di prudenza contabile”. Accantonare risorse a copertura dei rischi, sostiene, significa rappresentare il bilancio in modo realistico e tutelare il patrimonio dell’ente. Una politica che, secondo la Cnpr, sarebbe peraltro coerente con le recenti linee guida Oic in materia di accantonamenti prudenziali.
Altro capitolo delicato è quello immobiliare, con il riferimento al Fondo Scoiattolo e alle operazioni di valorizzazione degli asset. Anche in questo caso la governance respinge le contestazioni. “Le criticità emerse non equivalgono automaticamente a irregolarità amministrative”, afferma Pagliuca, sostenendo che l’utilizzo di società veicolo e strumenti di razionalizzazione patrimoniale rappresenta una pratica ordinaria nella gestione di patrimoni complessi e debba essere valutata sulla base dei risultati e dei controlli effettivamente svolti.
La Cnpr ricorda infine di operare in un sistema sottoposto a vigilanza ministeriale, revisione contabile, monitoraggio attuariale e controllo della Corte dei conti. Per questo, conclude il presidente della Cassa, “in assenza di accertate violazioni gravi, reiterate e tali da compromettere il funzionamento dell’Ente, non sussistono i presupposti per ipotizzare misure straordinarie”. Un passaggio che chiude il cerchio sulla questione del possibile commissariamento evocato nel dibattito politico. “Il commissariamento, ai sensi del decreto legislativo 509 del 1994, è una misura eccezionale, non uno strumento di valutazione politica o di dissenso gestionale”, conclude Pagliuca.
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