Pubblico impiego trascurato
Tra stipendi inadeguati e nomine “politiche”.
Nel giorno nel quale si festeggia il lavoro ritengo opportuno svolgere qualche breve considerazione sul pubblico impiego, essenziale nel buon funzionamento dell’apparato di governo che nelle strutture ministeriali trova gli strumenti necessari per la realizzazione delle politiche pubbliche.
Ricordo di aver più volte richiamato l’esigenza, maturata nell’osservazione delle attività amministrative, di una profonda revisione degli apparati e delle procedure e, naturalmente, del personale. In primo luogo, un po’ in tutti i settori gli adempimenti richiesti dalle leggi sono ridondanti ma si parla spesso invano di semplificazione senza che questi obiettivi siano perseguiti. Senza arrivare ai casi denunciati da Sabino Cassese, di procedure che prevedono decine di adempimenti, ogni cittadino è buon testimone della pesantezza dei procedimenti per effetto di duplicazioni, concerti e pareri non necessari che determinano tempi lunghi, assolutamente sconosciuti alle amministrazioni di molti dei paesi dell’Unione Europea.
C’è poi un altro profilo importante da considerare che è quello del personale, del suo reclutamento e della retribuzione riservata ai vari profili professionali, che è parte essenziale del funzionamento dell’amministrazione. E qui le doglianze sono notevoli perché sappiamo che le retribuzioni sono assolutamente inadeguate, spesso mortificanti, incapaci di reggere la concorrenza del privato. Sintomatico l’esempio della scuola. Ho ricordato più volte ai miei lettori ciò che mi raccontava il mio professore di storia e filosofia al liceo il quale, laureato in giurisprudenza, titolo di studio che all’epoca consentiva la partecipazione ai concorsi per professore ordinario di storia e filosofia, vincitore di un concorso in magistratura aveva optato per l’insegnamento perché, ci diceva, all’epoca il trattamento economico del docente liceale era superiore a quello del magistrato. Ed aggiungeva di non essersi mai pentito tanto di quella scelta.
Conosco la situazione di alcuni stati esteri. Ovunque i docenti sono retribuiti in modo adeguato perché nella scuola si formano le future classi dirigenti nelle quali gli stati investono. Ed anche se di recente, grazie anche al Ministro dell’istruzione, Giuseppe Valditara, sono stati riconosciuti dei miglioramenti retributivi gli stipendi sono obiettivamente lontani da una giusta remunera azione di chi, oltre a mantenere un livello di conoscenze attraverso l’acquisto di testi e la partecipazione a convegni e congressi, deve far fronte agli oneri personali e della famiglia. Oneri di cultura che ovviamente riguardano tutti i professionisti prestati al pubblico impiego.
Sappiamo che risorse adeguate non ce ne sono. Ma siamo anche tutti consapevoli del fatto che la loro distribuzione copre sprechi e inefficienze.
C’è, poi, un problema del quale mi sono spesso occupato. Quello della dirigenza pubblica, cresciuta a dismisura, spesso confondendo funzioni direttive con le funzioni dirigenziali e ammalata di una gravissima infermità, quella delle nomine “politiche”, consentite dall’art. 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, che ha consentito ai ministri di “nominare” dirigenti, spesso traendoli da apparati di partito e dalla stessa amministrazione, non di rado fra coloro i quali il concorso a dirigente non avevano superato. È un vizio antico, sviluppatosi anche nei governi Berlusconi che riteneva di inserire nella pubblica amministrazione soggetti provenienti dal privato nella convinzione che portassero esperienze e professionalità nuove e importanti. Questo è stato verificato raramente. Il più delle volte si è trattato di soggetti di modesta preparazione, arroganti, perché protetti dalla politica, che hanno danneggiato gli apparati e la loro immagine agli occhi dei cittadini.
Altro difetto, constatato in molti casi, è stato quello della mancata assunzione degli idonei dei concorsi, quando si sono realizzate delle disponibilità, cosa che ha caratterizzato in particolare l’Agenzia delle entrate e che ha dato luogo ad un rilevante contenzioso dinanzi al giudice amministrativo. Dimenticando che gli idonei sono soggetti che spesso per uno zero virgola si sono trovati dietro agli assunti per i posti al momento disponibili e che quindi sarebbero immediatamente utilizzabili nei ruoli dell’Amministrazione.
È una situazione grave quella dovuta alla trascuratezza della classe politica. Non solo dell’attuale, dunque, anche se oggi si prevede addirittura di assumere un numero maggiore di dirigenti senza concorso, dopo aver progressivamente ridotto le prove negli esami per l’accesso alle pubbliche amministrazioni trascurando la regola fondamentale che per ben operare c’è bisogno di funzionari preparati, dei migliori disponibili. Ed anche qui un ricordo. In Germania ed in Francia sono i migliori che ambiscono al pubblico impiego perché servire lo stato è considerato “un onore”, un privilegio che inorgoglisce.
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