Anno: XXVIII - Numero 85    
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Procura di Pavia: «Sempio uccise Chiara Poggi dopo un rifiuto sessuale»

Nell’invito a comparire per il 6 maggio i Pm contestano ad Andrea Sempio l’omicidio aggravato da crudeltà e motivi abietti legati a un approccio sessuale respinto.

Procura di Pavia: «Sempio uccise Chiara Poggi dopo un rifiuto sessuale»

La Procura di Pavia imprime una svolta netta alla nuova inchiesta sul delitto di Garlasco e, nell’invito a comparire notificato ad Andrea Sempio, mette nero su bianco una ricostruzione accusatoria radicalmente diversa rispetto a quella che ha portato nel 2015 alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Per i pm pavesi, infatti, sarebbe stato Sempio a uccidere Chiara Poggi il 13 agosto 2007, con l’aggravante di avere agito per motivi abietti, riconducibili all’odio maturato dopo il rifiuto di un approccio sessuale.

L’atto, redatto ai sensi degli articoli 375, 369 e 369 bis del codice di procedura penale, chiama l’indagato a comparire il prossimo 6 maggio. La contestazione è quella di omicidio volontario aggravato dagli articoli 575 e 577 del codice penale, con il richiamo anche alle aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti.

Il punto più forte e insieme più nuovo contenuto nell’atto riguarda proprio il movente. Secondo la Procura di Pavia, Andrea Sempio avrebbe commesso il delitto spinto da «motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale».

È il passaggio che più segna la distanza da quanto emerso nei precedenti processi. Finora, infatti, il movente dell’omicidio di Garlasco era rimasto formalmente sconosciuto, pur dentro la ricostruzione che aveva condotto alla condanna definitiva dell’allora fidanzato della vittima. Adesso, invece, la Procura indica una chiave precisa: un approccio respinto da Chiara Poggi, sorella dell’amico Marco, che avrebbe innescato la violenza omicidiaria.

La ricostruzione dell’omicidio

Nell’invito a comparire i pm descrivono una dinamica estremamente dettagliata. Secondo l’accusa, Sempio, «dopo una iniziale colluttazione», avrebbe colpito ripetutamente la vittima con un corpo contundente, dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra.

Successivamente, sempre secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe trascinato Chiara Poggi verso la porta di accesso alla cantina. Quando la giovane avrebbe tentato di reagire mettendosi carponi, sarebbe stata colpita ancora con almeno tre o quattro colpi alla testa, fino a perdere i sensi.

A quel punto, prosegue la contestazione, l’indagato avrebbe spinto il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina. Qui, benché Chiara fosse già incosciente, l’avrebbe colpita ancora con almeno quattro o cinque colpi nella zona parieto-occipitale sinistra, provocandole le gravi lesioni cranio-encefaliche da cui sarebbe derivata la morte.

La crudeltà contestata nell’atto

Accanto al movente, la Procura contesta anche l’aggravante di avere agito con crudeltà verso la vittima. L’atto parla infatti di un’azione omicidiaria connotata da particolare efferatezza per «il numero e l’entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto».

Un atto che cambia autore e scena del crimine

L’invito a comparire segna dunque un duplice cambio di prospettiva. Da una parte cambia, nella tesi della Procura, l’autore del delitto. Dall’altra cambia anche la sequenza dell’omicidio, con una ricostruzione che si concentra sulla progressione dell’aggressione e sul momento in cui Chiara Poggi sarebbe stata prima aggredita, poi trascinata e infine finita nella zona della cantina.

Resta invece sconosciuta l’arma del delitto, che anche in questa nuova impostazione continua a essere indicata genericamente come un corpo contundente.

L’interrogatorio fissato per il 6 maggio

Con questo atto la Procura di Pavia chiede formalmente ad Andrea Sempio di presentarsi per essere interrogato il 6 maggio. L’indagato, nato a Vigevano il 12 marzo 1988 e residente a Garlasco, è assistito dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti.

Il nodo della condanna definitiva di Stasi

È proprio questo uno degli aspetti più delicati dell’intera vicenda. Per il delitto del 13 agosto 2007 è già stato condannato in via definitiva Alberto Stasi, con una pena di 16 anni di carcere. Su questo punto la Procura di Pavia intende procedere con la richiesta di revisione del processo.

 

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