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Martedì 28 Aprile 2026 ore 14:00
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“Non pregava Allah”. Donna italiana costretta a uno stupro di gruppo

Il marito afghano aveva imposto a lei e ai figli un regime radicale islamico, costringendoli a vivere nel terrore.

“Non pregava Allah”. Donna italiana costretta a uno stupro di gruppo

Picchiata perché non pregava Allah: la vittima è un’italiana di 40 anni residente a Trieste, vessata dal marito afghano che le aveva imposto la legge islamica di Maometto sia a lei che ai suoi figli. Al di là delle violenze, l’uomo come punizione l’aveva anche obbligata a sottoporsi a uno stupro di gruppo dopo un aborto spontano, che lo straniero avrebbe imputato alla volontà di Allah, perché, secondo lo straniero, la donna avrebbe desiderato altri uomini.

È una storia di violenze e di degrado estremo quella che arriva da Trieste. Gli investigatori hanno ricostruito il rapporto tra i due, evidenziando come l’afghano abbia nel tempo sviluppato un’ossessione nei confronti della donna, arrivando al punto di pretendere di leggere ogni suo messaggio e di controllare il portafoglio per verificarne le spese. Nei confronti della donna c’erano insulti costanti, divieti stringenti per impedirle di frequentare contesti “impuri”, l’obbligo di adeguarsi al radicalismo islamico. E tutto questo era orientato all’intero contesto familiare, non solamente alla donna: anche i suoi figli erano vittime dell’afghano. Sono serviti mesi di indagine per avere in mano elementi solidi per strutturare un’accusa valida e ora l’uomo è stato condotto in carcere in regime di detenzione cautelare in attesa delle decisioni del giudice.

“Questo è l’ennesimo, gravissimo esempio di applicazione della Sharia in Italia e di tutta la violenza psicologica e fisica che la radicalizzazione comporta. La donna viene sottomessa, è un oggetto sessuale e, se non si conforma alla volontà islamica, viene punita e violata, in nome di Allah”, ha dichiarato Anna Cisint, europarlamentare della Lega. “Questo episodio si aggiunge alle centinaia di storie che ogni giorno sentiamo e raccontiamo, e dimostra l’assoluta incompatibilità dell’interpretazione radicale dell’Islam — purtroppo sempre più diffusa — con il nostro sistema giuridico”, ha aggiunto l’ex sindaco di Monfalcone, sottolineando che “non si tratta di fatti isolati, ma del frutto di un’ideologia, quella islamista, che si diffonde anche attraverso moschee abusive e per voce imam troppo spesso radicalizzati”. Ora, ha aggiunto, “serve un argine a tutto questo: è necessario bloccare la diffusione del fanatismo islamico.

Da Il Giornale

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