Specializzandi «sfruttati» a Verona, l'esposto arriva in Procura.
Ginecologia e ostetricia, scattano anche le interrogazioni alla Camera. Il nodo resta il carico di lavoro e l'uso dei badge per mansioni non autorizzate. Verranno analizzate chat, fogli presenze, turni, accessi informatici.
In evidenza
Sarà la procura di Verona a indagare sul corposo esposto presentato dall’associazione Als Liberi specializzandi, che ha elencato una lunga serie di irregolarità nella gestione dei medici in formazione del reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’azienda ospedaliera universitaria di Verona. L’esposto è stato inoltrato alla procura sia dall’associazione che tutela i medici in formazione, che dall’azienda ospedaliera. Del resto si tracciava il profilo di reati gravi: falso e accesso abusivo a sistemi informatici.
L’istruttoria interna
L’ateneo di Verona di cui gli specializzandi sono dipendenti, ha affermato di aver avviato un’istruttoria interna. Nell’esposto si porta alla luce come in reparto agli specializzandi (chiamati «vestali») fossero imposti turni massacranti anche di 14 giorni di fila, festivi inclusi, fino ad arrivare in qualche caso fino a 250 ore al mese, che parametrati su stipendi da 1600 euro, fanno 6 euro l’ora. Inoltre si segnalava un «traffico» illecito di username e password dei medici strutturati, credenziali che dovrebbero rimanere a disposizione solo dei medici strutturati, e che invece venivano usate dagli specializzandi per svolgere mansioni anche di grande responsabilità che non dovrebbero fare.
L’esposto in Procura
L’azienda ospedaliera ha preso sul serio l’esposto, tanto da trasferirlo in procura insieme a tutte le chat interne del gruppo specializzandi e al corposo dossier normativo fornito dall’associazione. Che la situazione degli specializzandi fosse critica era già chiaro dai questionari del Mur sulle scuole di specializzazione, la cui compilazione è obbligatoria per accedere all’esame.
I questionari
Dai questionari 2024 sulle scuole di specialità di Verona emerge un malessere diffuso, soprattutto su carichi di lavoro, qualità della formazione e tutela dei diritti. Il nodo principale resta l’orario: in Ematologia, per esempio, il 91,7% dichiara di lavorare oltre il contratto perché richiesto dalla struttura, dato che scende all’84% in Chirurgia generale, al 79,2% in Cardiochirurgia e al 76,7% in Anestesia. Alcuni specializzandi affermano addirittura di non riuscire a ottenere un camice per lavorare.
Ginecologia e Ostetricia
A Ginecologia e Ostetricia il quadro è complessivamente migliore rispetto ad altre scuole veronesi: su 97 iscritti, hanno risposto in 85 (tasso dell’87,6%). La didattica teorica è giudicata positivamente, il 75,3% la ritiene pienamente in linea con il piano formativo e un voto medio di 8 su 10. Anche la formazione pratica ottiene valutazioni buone. Più tiepido il giudizio sul tutoraggio, con voti tra 6,4 e 6,9. Il dato più critico riguarda però gli orari di lavoro: solo il 28,2% riesce a rispettare il contratto, mentre il 45,9% dichiara di lavorare oltre orario perché richiesto dalla struttura, e un altro 22,4% resta oltre per scelta personale. In totale, oltre il 68% degli specializzandi supera regolarmente l’orario previsto.
Il nodo dei badge
«L’Università deve adottare i badge quanto prima – spiega Giovanni Leoni presidente di Cimo-Fesmed, federazione sindacale dei medici – il lavoro degli specializzandi deve essere misurabile e regolare, poi sarà da vedere che impatto avrà una normalizzazione dei medici non strutturati sulle prestazioni, riusciranno gli strutturati che ci sono a garantire i servizi? Questi meccanismi di sfruttamento incidono sulle scelte dei medici, che sono stanchi, esauriti, e quando possono si spostano nel privato. E invece abbiamo bisogno di persone motivate pronte a prendersi responsabilità e a fare cose difficili».
L’intervento della politica
Anche la politica è intervenuta in merito alla notizia dell’esposto diffusa giovedì dal Corriere del Veneto. La parlamentare del Movimento 5 Stelle Marianna Ricciardi (medica otorinolaringoiatra) ha depositato venerdì un’interrogazione parlamentare ai ministri di Università e Salute e invoca ispezioni urgenti sulla scuola di Ginecologia di Verona. I consiglieri regionali Pd Anna Maria Bigon e Gianpaolo Trevisi chiedono piena chiarezza sui presunti abusi sugli specializzandi di Ginecologia a Verona: se confermata, parlano di «sfruttamento inaccettabile». Sempre in Regione il consigliere regionale Avs Carlo Cunegato parla di una situazione «grave e miope», denunciando rischi per la sicurezza dei pazienti, annunciando un’interrogazione in Regione. La collega Elena Ostanel definisce «inaccettabile» un sistema che rischia di reggersi su pratiche illegali e sfruttamento, chiedendo alla Regione di chiarire da quanto tempo fosse a conoscenza dei fatti. Anche i Giovani Democratici di Verona parlano di «realtà fuori legge», e ricordano il dato sugli abbandoni: 16% in Ginecologia a Verona contro una media nazionale del 4,3%.
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