Anno: XXVIII - Numero 81    
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Contro i Maranza in Veneto è guerra

Mandiamoli a lavorare: chi sbaglia paga, puliscano scuole e cimiteri.

Contro i Maranza in Veneto è guerra

Dopo i fatti di Legnago, dove un giovane ha esploso colpi d’arma da fuoco in piazza, il presidente del Veneto lancia un’idea: “Vogliamo istituire percorsi di pubblica utilità obbligatori, chi sbaglia paga. Mandiamoli a pulire scuole e cimiteri”

“Mandiamoli a lavorare. Non possiamo accettare che i nostri paesi diventino un far west. Chi compie azioni di questo genere deve essere obbligato a restituire qualcosa alla comunità. Questi maranza puliscano scuole, marciapiedi, cimiteri, parchi, imparando i valori che hanno reso ospitale, laborioso, inclusivo il Veneto”. E’ netto l’intervento del presidente del Veneto, Alberto Stefani, dopo quanto accaduto a Porto di Legnago dove un giovane ha esploso colpi d’arma da fuoco -probabilmente una scacciacani- in mezzo ad altri ragazzi in piazza. Stefani sui suoi social posta anche un video dell’accaduto. E fa capire che non si vuole passare sopra l’accaduto. “Come abbiamo proposto all’Ufficio scolastico regionale e ad Anci, vogliamo istituire percorsi di pubblica utilità obbligatori per chi commette certe azioni inserendo questi maranza in attività concrete, visibili, alle dipendenze dei cittadini”. Inoltre, “non possiamo tollerare che certi comportamenti diventino quasi un modello, amplificato e virale sui social. Serve un cambio di paradigma e un messaggio chiaro: più responsabilità, più presenza delle istituzioni e un messaggio chiaro: chi sbaglia paga, e paga lavorando”.

Quanto accaduto a Legnago ha messo paura alle persone in piazza e ora bisogna dire “basta con questo scempio. Non possiamo accettare che luoghi frequentati ogni giorno da studenti diventino teatro di episodi di questo tipo. E’ un segnale gravissimo di degrado educativo e sociale che va affrontato senza esitazioni”. E in questo senso Stefani richiama la necessità di una risposta immediata e concreta, non solo sul piano repressivo ma anche educativo: “Chi compie azioni di questo genere deve essere obbligato a restituire qualcosa alla comunità. Questi ragazzi devono andare a lavorare per il loro paese”.

Stefani rivolge anche un appello alla collaborazione tra istituzioni, famiglie e territorio, a “intervenire prima che questi fenomeni degenerino ulteriormente. Il Veneto non può e non deve abituarsi a scene del genere”. Domani intanto il consigliere regionale Stefano Valdegamberi (Futuro nazionale) depositerà una proposta di legge regionale ispirata proprio dai “recenti e gravi episodi di cronaca, si veda quanto accaduto a Legnago”, ad esempi. Ma non sono “episodi isolati” bensì “un fenomeno crescente di devianza minorile, spesso organizzata in gruppi, che mette a rischio la sicurezza dei cittadini e degli stessi giovani coinvolti. Non si può continuare a ignorare il problema o a minimizzarlo”, sostiene Valdegamberi. E dunque, la proposta dell’esponente di Futuro nazionale prevede che “nei casi in cui i minorenni commettano reati, i genitori o tutori saranno obbligati a partecipare a percorsi educativi e di recupero predisposti dai servizi sociali. Il mancato rispetto di tale obbligo comporterà conseguenze sull’accesso e sul mantenimento di provvidenze economiche regionali e alloggi di edilizia residenziale pubblica. Non si tratta di criminalizzare le famiglie- dice Valdegamberi- ma di responsabilizzare chi ha il dovere educativo primario. Se Stato e Regione sostengono economicamente un nucleo familiare, è legittimo pretendere collaborazione e impegno nel percorso di crescita dei figli”.

Valdegamberi sottolinea “come la proposta si inserisca nel quadro delle competenze regionali, puntando su prevenzione, responsabilizzazione e intervento sociale, senza sovrapporsi all’azione penale. Quanto accaduto a Legnago, è un campanello d’allarme che non può restare inascoltato. Servono risposte concrete, immediate e coraggiose. Questa proposta va in quella direzione: meno tolleranza verso chi sbaglia e più responsabilità a chi deve educare”.

“Ennesimo episodio di violenza inaccettabile e gravissimo”. Filippo Rigo, consigliere regionale di Lega-Liga veneta, stronca così quanto successo ieri a Legnago, con colpi di arma da fuoco in aria sparati in piazza tra i ragazzi vicino alla fermata dell’autobus. “Condanniamo fermamente questo gravissimo atto di delinquenza. Non è tollerabile che a ridosso di una scuola, dei maranza si facciano riprendere con spavalderia nell’atto di impugnare o estrarre un’arma tra centinaia di coetanei, per puro esibizionismo o peggio. Un episodio ai limiti della follia e che sta suscitando forte preoccupazione a Legnago”, dice Rigo.

“Non si tratta di semplici bravate, ma di atti irresponsabili e pericolosi che mettono a rischio la sicurezza dei cittadini e minano la convivenza civile. È inaccettabile che le nostre strade possano trasformarsi in luoghi di paura, ostaggio di teppisti e gruppi violenti”. Per cui “non possono esserci ambiguità né giustificazioni: serve una risposta ferma, concreta e tempestiva da parte delle istituzioni. Basta buonismo e basta tolleranza, la sicurezza dei cittadini deve essere una priorità assoluta. E tolleranza zero verso chi mette in pericolo la vita altrui e semina il panico”. Per Rigo poi “più che di disagio si tratta di disagiati e purtroppo le famiglie non sono in grado di seguire questi ragazzi. C’è bisogno ora di interventi duri da parte delle Forze dell’ordine per evitare che episodi simili possano accadere nuovamente”, conclude.

Il video dei ragazzi di Porto di Legnago che sparano, “con una scacciacani o meno poco cambia”, è “l’ennesimo segnale preoccupante di una perdita del senso del limite, e della percezione delle conseguenze, che si sta diffondendo in alcune fasce giovanili. Chi ha fatto quel gesto deve essere individuato e risponderne, senza attenuanti. Ma fermarsi lì sarebbe un errore. Perché questi episodi non nascono dal nulla e non si risolvono inseguendo ogni volta l’emergenza del giorno dopo”. Il commento è del presidente della commissione della Legalità in Regione Veneto, Gianpaolo Trevisi (Pd) e del vicecapogruppo dem, Antonio Dalla Pozza.

“Certo che se continuiamo a rincorrere i problemi quando diventano virali, vuol dire che abbiamo già scelto di arrivare sempre tardi. In questo senso le dichiarazioni del presidente Stefani giocano a mostrare i muscoli di fronte all’opinione pubblica, ma le sue parole appartengono ad un repertorio che non ha portato a nulla di concreto. Stefani- osserva Trevisi- non dice nulla riguardo ciò che si deve fare a monte per prevenire questa deriva. Era doveroso invece un richiamo, magari rivolto a sé stesso e al governo amico, circa la necessità di garantire più operatori in strada, maggiormente formati e messi nelle condizioni di lavorare bene, sgravandoli dalla burocrazia che li tiene lontani dal territorio. E, accanto a questo, l’impegno per investimenti veri a favore di chi intercetta il disagio prima che esploda: educatori, scuola, servizi sociali, comunità locali. Non basta dire demagogicamente ‘più sicurezza’ se poi non si costruiscono le condizioni per ottenerla davvero”.

Per Dalla Pozza, Stefani si lascia “andare a dichiarazioni che di fatto mettono in luce l’inconsistenza di ogni misura adottata sul fronte della sicurezza da parte dell’attuale Governo. Evidentemente, a lui e ai suoi non resta che buttarla ancora una volta in propaganda, in vista dell’appuntamento elettorale nazionale, in una stucchevole gara tra Lega, Fdi e Vannacci a chi la spara più grossa”. Intabto, “tra baby-gang e rapine in villa, questa ad oggi, è una regione che si trova fuori controllo proprio a causa di quella parte politica che ora si lamenta del caos”.

Agenzia Giornalistica Dire

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