Anno: XXVIII - Numero 80    
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QUANDO IL TRAGITTO CASA-LAVORO, DIVENTA UN RISCHIO

Roma prima per infortuni in itinere con 9.444 casi nel 2024. Le proposte della Fondazione Studi Cno per rafforzare la prevenzione.

QUANDO IL TRAGITTO CASA-LAVORO, DIVENTA UN RISCHIO

Cala il numero degli incidenti nei luoghi di lavoro, ma aumenta il rischio lungo il tragitto casa-lavoro. È questo il paradosso che emerge con sempre maggiore evidenza dai dati più recenti: mentre le aziende diventano ambienti progressivamente più sicuri grazie a norme più stringenti e controlli più efficaci, la sicurezza dei lavoratori si incrina fuori, sulle strade, nei percorsi quotidiani che collegano casa e ufficio.

Il quadro che si delinea è netto. Nel 2024 la provincia di Roma registra 9.444 infortuni in itinere, il valore più alto in Italia. Un dato che da solo racconta la dimensione del fenomeno, ma che diventa ancora più significativo se si guarda alla componente mortale: 86 decessi nel triennio 2022-2024, pari al 35,5% delle morti complessive sul lavoro nel territorio. In altre parole, più di una vittima su tre perde la vita non mentre lavora, ma mentre si reca al lavoro o rientra a casa.

Dopo la Capitale si collocano Milano, Firenze, Genova e Torino, tutte grandi aree urbane accomunate da un’intensa mobilità quotidiana e da sistemi di trasporto che, tra criticità infrastrutturali e forte domanda, espongono i lavoratori a rischi crescenti. In queste realtà, gli incidenti in itinere rappresentano una quota sempre più rilevante del totale degli infortuni.

Secondo il focus della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su dati Inail, il fenomeno non è solo ampio ma anche in espansione. Tra il 2022 e il 2024 gli infortuni in itinere sono aumentati dell’8,8%, mentre i dati provvisori del 2025 segnalano un ulteriore incremento del 3,2%. Ancora più preoccupante è l’andamento dei casi mortali: tra il 2023 e il 2024 si registra un aumento del 10,2%, con 303 decessi che rappresentano il 25,5% del totale. Una dinamica che non si arresta nemmeno nel 2025: nel primo trimestre, a fronte di un calo generale degli infortuni e dei decessi in occasione di lavoro, le morti in itinere segnano un’impennata del 51,3%.

Le grandi città si confermano il punto critico. A Roma quasi un infortunio sul lavoro su tre (28,6%) avviene durante il tragitto casa-lavoro, il tasso più alto a livello nazionale. Milano segue con il 24,6%, mentre Firenze e Genova si attestano entrambe al 23,4% e Torino al 23,1%. All’opposto, realtà come Bolzano (7,3%), Crotone (8,7%) e Benevento (9,7%) mostrano incidenze molto più contenute, segno di una minore pressione dei flussi di mobilità o di modelli territoriali differenti.

A livello regionale, il Lazio rappresenta il caso più evidente: nel 2024 il 25,9% degli infortuni totali e il 33,3% delle morti sul lavoro sono legati agli spostamenti casa-lavoro. Tuttavia, se si guarda ai soli decessi, è il Veneto a registrare l’incidenza più elevata, seguito da Lazio e Friuli Venezia Giulia. Anche Liguria (20,8%), Piemonte (19%) e Lombardia (19%) mostrano valori significativi, mentre Trentino-Alto Adige (8,6%) e Molise (11,4%) restano su livelli più bassi.

Dietro questi numeri ci sono trasformazioni profonde del mondo del lavoro e della società. Non si tratta soltanto di sicurezza stradale, ma di un insieme di fattori strutturali che amplificano il rischio. L’ampliamento dei bacini di pendolarità ha aumentato le distanze tra casa e lavoro; la fragilità dei sistemi di trasporto pubblico spinge molti lavoratori verso l’uso del mezzo privato; la frequenza e la durata degli spostamenti incidono su stress e affaticamento, riducendo i livelli di attenzione.

A tutto questo si aggiunge un elemento demografico cruciale: l’invecchiamento della forza lavoro. Gli over 55 rappresentano il 21,1% degli infortunati, ma arrivano a costituire circa il 34% delle vittime. Una sproporzione che evidenzia una maggiore vulnerabilità fisica e una minore capacità di reazione agli imprevisti, soprattutto in contesti complessi come il traffico urbano.

Incide anche la limitata diffusione del lavoro da remoto. In Italia circa l’80% degli occupati lavora sempre in presenza e solo il 21% ha accesso allo smart working, contro una media europea del 34%. Un dato che si traduce in milioni di spostamenti quotidiani inevitabili, con un’esposizione al rischio che rimane elevata.

Il contrasto con l’andamento degli infortuni in azienda è evidente. Tra il 2019 e il 2024 gli incidenti sul lavoro si sono ridotti del 9,9%, con un calo dell’incidenza ogni 10.000 occupati da 199 a 173. Anche i decessi in occasione di lavoro mostrano una flessione, passando da 902 a 886 (-1,8%). Risultati che riflettono l’efficacia degli interventi normativi e delle politiche di prevenzione adottate negli ultimi anni.

Ma proprio questo miglioramento rischia di mettere in ombra il problema emergente degli infortuni in itinere. Per la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, la sfida è ampliare l’approccio alla sicurezza, includendo il rischio legato alla mobilità tra quelli valutati dalle aziende. In concreto, si propone di inserire il rischio stradale nel Documento di valutazione dei rischi (DVR), adattando le misure di prevenzione a un contesto che va oltre i confini fisici dell’impresa.

Accanto a questo, emergono altre possibili direttrici di intervento: incentivare lo smart working, ripensare gli orari di lavoro per ridurre i picchi di traffico, migliorare i sistemi di trasporto pubblico e promuovere una cultura della sicurezza che accompagni il lavoratore lungo tutta la giornata.

Il messaggio che arriva dai dati è chiaro: la sicurezza sul lavoro non si esaurisce più dentro l’azienda. Oggi passa anche – e sempre di più – dalle strade, dai mezzi di trasporto, dai tempi della mobilità. Ed è lì che si gioca una partita decisiva per la tutela dei lavoratori.

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